Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 14 agosto 2020

Arcivescovo Viganò: Cristo Re è stato 'detronizzato' non solo 'dalla società ma anche dalla Chiesa'

Testo originale italiano della Meditazione pronunciata dall'Arcivescovo Carlo Maria Viganò, sull’importanza della regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo e sul diabolico piano per distruggerla fuori e dentro la Chiesa, nel corso del meeting annuale dei membri di LifeSiteNews, avvenuto il 6 agosto, cui ha partecipato telefonicamente.
Qui indice degli articoli relativi al dibattito sull'attuale crisi della Chiesa. Su Cristo Re, potete approfondire qui - quiqui 

L'importanza della regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo
e il diabolico piano per distruggerla fuori e dentro la Chiesa

di Carlo Maria Viganò

Te adoret orbis subditus

O ter beata civitas
cui rite Christus imperat,
quae jussa pergit exsequi
edicta mundo caelitus!
O tre volte beata la società,
cui Cristo legittimamente comanda,
che esegue gli ordini
che il cielo ha impartito al mondo!

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo. E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti» (Matteo 7, 1-9) 

Permettetemi, cari amici, di condividere con voi alcune riflessioni sulla Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, manifestata nella Trasfigurazione che celebriamo oggi, dopo altri episodi significativi della vita terrena del Signore: dagli Angeli sopra la Grotta di Betlemme, all’Adorazione dei Magi, al suo battesimo nel fiume Giordano.

giovedì 13 agosto 2020

Monsignor Gänswein: la malattia di Benedetto XVI si sta “placando”

L'Arcivescovo Georg Gänswein, in un'intervista al giornale “Südkurier” – “Der eremitierte Papst Benedikt XVI. befindet sich laut seinem Privatsekretär Georg Gänswein auf dem Weg der Besserung” (Il Papa emerito Benedetto XVI è in via di guarigione secondo il suo Segretario particolare Georg Gänswein) –, ha affermato che l'infiammazione virale che ha colpito al volto Sua Santità Benedetto XVI [vedi], non ha mai messo in pericolo la sua vita, ma è stata molto dolorosa e ora si sta “placando”.
L’Arcivescovo Gänswein, che già giorni fa aveva dichiarato: la malattia “non è grave”, nell'intervista ha commentato anche alcuni resoconti dei media che, con titoli eclatanti non supportati da contenuti corrispondenti, suggerivano che Benedetto XVI fosse gravemente malato e quasi in punto di morte, sottolineando addirittura che recentemente avrebbe determinato il suo futuro luogo di sepoltura nelle Grotte Vaticane sotto la Basilica di San Pietro e ultimato il testamento spirituale. Gänswein ha dichiarato che il testamento è stato redatto già nel 2006 e aggiunto: “Per quanto tempo il buon Dio lo manterrà in vita, nessuno di noi lo sa” (e così è -ndr). [Fonte]

Si può dare valore venale alla vita?

Credevamo di averle sentite tutte... Riprendo da segnalazioni di lettori.

Secondo il Times è giunta l’ora di metter e un prezzo alla vita umana. Secondo alcuni questo sarebbe progresso. Secondo me no. Difendere la vita è civiltà e condizione necessaria perché una società umana possa realmente definirsi tale. Siete d’accordo con me?
Sarebbe necessario, secondo l’autore dell’articolo, andare oltre quei blocchi culturali dati dal cristianesimo che ci hanno impedito di progredire in questo senso. Non ho timore di dire che troverà in me e in tante altre persone degli strenui difensori di quei paletti culturali che non sono impedimenti per il progresso, ma argini alla barbarie. Ogni vita è unica e irripetibile. Ogni persona ha il diritto fondamentale alla vita, condizione necessaria per ogni altro diritto. Mettere un prezzo alla vita umana non è essere mentalmente illuminati, è un baratro in cui non dobbiamo cadere. (Matteo Di Benedetto)
* * *
Quando la vita costa troppo o diventa intralcio

Card. Burke: un candidato alla Presidenza favorevole all'aborto non può ricevere la Santa Comunione

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews, un articolo di Martin Bürger su significative dichiarazioni del Card. Burke in occasione di una recente intervista. Retta prassi basata sulla retta dottrina.

L'ex prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica ha insistito sul fatto che i politici cattolici pro-aborto che si accostano alla comunione causano "uno scandalo".
La scorsa settimana, su Fox News, il cardinale Raymond Burke ha ribadito che ai politici che si dicono “cattolici”, incluso il candidato presidenziale democratico Joe Biden, deve essere negata la Comunione,  a causa del loro sostegno a politiche contrarie alla legge naturale e all’insegnamento fondamentale della Chiesa, compresi temi come l’aborto e l’omosessualità.
Nel corso dell'intervista, rilasciata l'8 agosto a Martha MacCallum, Burke ha detto: “Non possono presentarsi per ricevere la Santa Comunione, perché non sono in comunione con Cristo”.  “Non si tratta di una punizione. In realtà, dire loro di non accostarsi alla Santa Comunione è un favore a queste persone perché, se lo fanno, commettono un sacrilegio”.
Il cardinale Burke è l’ex prefetto del Tribunale supremo della Segnatura apostolica, il più alto tribunale vaticano. Prima di allora è stato arcivescovo di St. Louis, Missouri e vescovo di La Crosse, Wisconsin.

mercoledì 12 agosto 2020

Pro o contro il Concilio, la Chiesa nel vortice. Linee guida per una pacificazione

Sandro Magister pubblica l'articolo di Pietro De Marco ripreso di seguito, che si inserisce nell'ormai accesa disputa sul Vaticano II, prendendo in considerazione l'intera frastagliata galassia delle diverse correnti e relative posizioni, nell'intento di trovare un terreno di confronto comune da cui partire per la prosecuzione del serio dibattito. L'articolo è preceduto da un abstract per agevolarne la lettura. De Marco, filosofo e storico di formazione, già docente di sociologia della religione nell’Università di Firenze e nella Facoltà teologica dell’Italia centrale. Potete trovare qui il nutrito indice dei precedenti innescati dagli autorevoli e significativi contributi  Viganò-Schneider.

ABSTRACT
La disputa, di estensione internazionale, che si è accesa sullo statuto di verità del Concilio Vaticano II, ovvero sui suoi errori, sulla sua costitutiva eresia, va presa sul serio, esaminata, appunto, nella sua verità.
L’autore sostiene la necessità di un accordo preliminare che permetta sia alla maggioranza pro-conciliare (moderata o radicale) che ha assorbito un Concilio parziale o di maniera, sia alle minoranze critiche tradizionali e tradizionalistiche, di trovare il terreno di confronto. Questo accordo richiede:
  1. la rinuncia al pregiudizio discontinuista che impedisce (nei tradizionalisti come nei conciliaristi radicali) l’esame del “corpus” conciliare per ciò che esso è, genealogicamente e testualmente, e anzitutto come evento della Tradizione;
  2. il riconoscimento di uno o più sottoinsiemi problematici nel “corpus” conciliare, che sembrano legittimare le opposte visioni del Concilio come frattura;
  3. il riconoscimento che il lavoro dei Padri e dei periti conciliari intese svolgersi in continuità sostanziale con l’ordine cattolico, istituzionale e dogmatico, ricostruito dopo la crisi modernistica;
  4. la realtà, spesso diagnosticata dai critici tradizionali, di culture teologiche neo-modernistiche responsabili del travisamento dei testi conciliari, nelle diverse fasi del post-Concilio.
    L’esame oggettivo della “intentio auctorum” potrà evitare quella sopravvalutazione, in direzioni opposte, dell’evento-Concilio, che ha condotto novatori e utopisti ad abbandonarlo per realizzarlo, e tradizionalisti a cristallizzarlo per condannarlo “in toto”.

Mario Draghi ed i gesuiti - Gianfranco Amato

Cosa può legare Jorge Mario Bergoglio, cui alcuni attribuiscono giovanili simpatie peroniste, con il mondialista Mario Draghi? Cosa possono avere in comune il campione argentino degli ultimi, degli oppressi, dei poveri con il rappresentante italiano in Europa osannato dai poteri forti, dall’oligarchia finanziaria, dalla plutocrazia globalista?
La domanda è più che lecita visto che il Papa in persona ha voluto nominare Draghi membro della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali, e visto che lo ha incontrato solo un paio di volte in vita sua.
La prima occasione è stata il 19 ottobre 2013, durante un’udienza personale concessa a Mario Draghi e famiglia, mentre la seconda si è presentata il 6 maggio 2016, quando il Papa ricevette il prestigioso internazionale Premio Carlo Magno – il massimo riconoscimento europeo – nella Sala Regia del Palazzo Apostolico. In quel caso Mario Draghi era seduto tra i massivi livelli politici ed economici dell’Unione, insieme ad Angela Merkel, Jean Claude Junker, Martin Schultz e Donald Tusk. Fu proprio in quell’occasione che Bergoglio, nel discorso di ringraziamento per il premio ricevuto, disse espressamente di «sognare un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo [qui - qui] basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare». Chi scrisse il discorso al Papa si dimenticò di citare Gesù Cristo, ma sono molti, ormai, nei Sacri Palazzi a ritenere che il nuovo concetto di “umanesimo” possa anche prescindere dalla figura del Figlio di Dio.

martedì 11 agosto 2020

La 'Battaglia di San Rafael' si intensifica con l'intervento di Aguer e Viganò

Lungi dal placarsi, la tempesta sollevata dal vescovo argentino Eduardo Taussig dopo l'ordine di chiusura del seminario diocesano di San Rafael, il più grande dell'Argentina, per "disobbedienza" poiché i seminaristi si sono rifiutati di ricevere la comunione in mano, la polemica si intensifica per effetto di una lettera del vescovo emerito di La Plata, Héctor Aguer1 [qui] e il tornare alla carica di Taussig.
"Sono profondamente dispiaciuto per quello che è successo a San Rafael, a causa di un tuo gravissimo errore: il decreto sulle modalità della comunione", scrive l'arcivescovo emerito di La Plata, Héctor Aguer. “Ti ho espresso la mia opinione le due volte che mi hai chiamato al telefono. Ho spiegato le ragioni nel mio articolo "La comunione in tempo di pandemia", pubblicato su "InfoCatólica" [qui]. Prego per voi e per la diocesi. E, in modo molto speciale, per i sacerdoti e i seminaristi. Spero che queste vocazioni non vadano perse”.

L'Arcivescovo C.M. Viganò risponde a P. Thomas Weinandy

È in atto un subdolo e vile tradimento alla Chiesa.

10 Agosto 2020
San Lorenzo, martire
Reverendo Padre Thomas,
ho letto con attenzione il Suo saggio Vatican II and the Work of the Spirit apparso su Inside the Vatican il 27 Luglio 2020 (qui). Mi pare che il Suo pensiero possa esser riassunto in queste due frasi:
«Condivido molte delle preoccupazioni espresse e riconosco la validità di alcune problematiche teologiche e questioni dottrinali enumerate. Mi trovo tuttavia a disagio nel concludere che il Vaticano II sia, in qualche modo, la fonte e la causa diretta dell'attuale stato scoraggiante della Chiesa».
Mi permetta, reverendo Padre, di usare come auctoritas nel risponderLe un Suo interessante scritto, Pope Francis and Schism, pubblicato su The Catholic Thing lo scorso 8 Ottobre 2019 (qui - testo italiano qui). Le Sue osservazioni mi consentono di evidenziare un’analogia che spero possa contribuire a chiarire il mio pensiero e a dimostrare ai nostri Lettori che alcune apparenti divergenze possono trovare composizione proprio grazie ad una proficua disputatio che abbia come scopo principale la gloria di Dio, l’onore della Chiesa e la salvezza delle anime.

lunedì 10 agosto 2020

Il Vaticano II e il Calvario della Chiesa

Ecco il recente intervento di Padre Serafino Lanzetta, nell'alveo del dibattito riaccesosi sul Vaticano II [vedi indice], consigliato vivamente da Peter Kwasniewski in conclusione del suo articolo [qui] come uno dei migliori interventi: un esempio di trattazione equilibrata e profondità di pensiero richieste dalla gravità del soggetto.

Si è riacceso di recente il dibattito sulla corretta interpretazione del Concilio Vaticano II. È vero che ogni concilio porta con sé problemi interpretativi e molto spesso ne apre di nuovi anziché risolvere quelli prefissatisi. Il mistero porta sempre con sé una tensione tra il detto e l’indicibile. Basti rammentare che la consustanzialità del Figlio con il Padre del Concilio di Nicea (325), contro Ario, fu stabilita in modo inconcusso solo sessant’anni dopo con il Concilio di Costantinopoli (385), quando fu definita anche la divinità dello Spirito Santo. Venendo a noi, dopo circa sessant’anni dal Concilio Vaticano II abbiamo non la chiarificazione di qualche dottrina di fede ma un ulteriore obnubilamento. La Dichiarazione di Abu Dhabi (4 febbraio 2019) [vedi indice] stabilisce con tutta sicurezza che Dio vuole la pluralità delle religioni come vuole la diversità di colore, di sesso, di razza e di lingua. Al dire di Papa Francesco, sul volo di ritorno dopo la firma del documento, «dal punto di vista cattolico il documento non è andato di un millimetro oltre il Concilio Vaticano II». Certo si tratta più di un legame simbolico con lo spirito del Concilio che echeggia nel testo della Dichiarazione sulla Fratellanza Umana. Eppure, un legame c’è e non è certamente l’unico con l’oggi ecclesiale. Segno che tra il Concilio di Nicea a il Vaticano II c’è una differenza che bisogna tenere in considerazione.

La "maledizione" di Hagia Sophia: 3.000 turchi hanno contratto il coronavirus nel corso della prima preghiera

Un po' di cronaca spicciola... Ma vi invito a leggere, a seguire, un commento di Francesco Colafemmina il giorno della trasformazione in Moschea dell'antica basilica. A breve pubblicherò il suo articolo: I miti e le leggende di Santa Sofia.

In Turchia si stanno diffondendo voci su una "maledizione" di Hagia Sophia perché è stata trasformata in moschea.
La voce, superstiziosa, è alimentata da fatti reali e teorie del complotto da parte del regime turco.
  1. Ad esempio, il genero di Erdogan, Berat Albayrak, ha affermato che la sterlina turca stava crollando come punizione per Hagia Sophia.
  2. Il muezzin di Hagia Sophia Osman Oslan è morto per un attacco di cuore all'interno della basilica [qui]. E ora è arrivato il terzo "colpo":
  3. Tremila turchi, tra coloro che venerdì si sono precipitati a pregare nella Basilica di Santa Sofia, trasformata in moschea, hanno contratto il coronavirus.
La rivelazione sul coronavirus è stata fatta dal dottore universitario turco, dott. Sharp Ouner (Sarp Üner) il quale, intervenuto su "Cumhuriyet", ha riferito che non è stata osservata alcuna misura di protezione tra i credenti; il che ha provocato la diffusione del coronavirus. - Fonte (traduzione Chiesa e postconcilio)
* * * 
Le leggende che avvolgono Santa Sofia ci introducono al mistero della teologia della storia e ci ricordano la grande potenza simbolica dei luoghi del sacro.
Quella potenza che oggi è simboleggiata dalle campane a lutto che in questo momento stanno risuonando nelle chiese di Salonicco, di Atene, Patrasso, Creta, fino alle più piccole isole dell'Egeo, dove i pope tirano la corda dei piccoli campanili bianchi, nel silenzio interrotto dal canto delle cicale. Un dolore profondo pervade l'Ellenismo in queste ore, lo stesso che si diffuse nell'Europa cristiana all'indomani del 29 maggio del 1453.
Ha ragione la grande bizantinista Eleni Glikatsi Arveler: quella di oggi è la seconda caduta di Costantinopoli. Ma i miti e le leggende di Santa Sofia ci dicono che la storia non si concluderà qui. (Francesco Colafemmina)