venerdì 7 maggio 2021

Perché Benedetto avrebbe organizzato dimissioni invalide?

Sto seguendo su Libero una serie di articoli in cui Andrea Cionci sostiene - con un'accuratezza di solito non riscontrabile nei resoconti giornalistici - che Benedetto XVI si sarebbe volontariamente dimesso in modo invalido. Egli scrive: “La chiave del mistero dei due papi è da ricercare nel modo strategico e intelligente con cui Benedetto ha scritto dimissioni appositamente invalide e in come si è comportato dopo le dimissioni”. Su questo blog, dal 2013 fino ad oggi, abbiamo sviluppato e raccolto riflessioni  e ipotesi [qui - qui - qui], posto che effettivamente la vicenda è tanto anomala quanto inedita; ma, pur prendendo in considerazione, tra gli altri, alcuni degli elementi esaminati dal giornalista, personalmente non ho voluto trarre conclusioni, riconoscendo anche l'ambiguità insita nelle dichiarazioni e nel comportamento e la conseguente possibile duplice lettura delle parole e dei gesti di Ratzinger prima durante e dopo le dimissioni. [qui - qui alcune sintesi recenti con molti interessanti riferimenti consultabili dai link, che condensano la mia risposta]. 
Riprendo di seguito da Duc in altum, le argomentazioni sviluppate da Andrea Cionci che, oltre a rispondere alla specifica domanda di A.M.Valli sul perché Joseph Ratzinger avrebbe architettato la complessa serie di eventi, alla fine caldeggia quanto vado ripetendo da anni: occorrono voci autorevoli che facciano fronte comune per ripareggiare pubblicamente e solennemente la Verità urbi et orbi e non dalle improprie cattedre mediatiche delle  interviste, dei convegni o delle sacrestie, che lasciano il tempo che trovano, con grave danno per la salus animarum! Al momento mi limito a pubblicare la sintesi di Cionci, dandomi il tempo di articolare, sui nuovi input che ne scaturiscono, le mie osservazioni nella speranza che, more solito, non vengano ignorate al pari delle precedenti. (M.G.)

Perché Benedetto avrebbe organizzato dimissioni invalide?

“Il papa è uno solo” ripete Benedetto XVI da otto anni, senza mai spiegare quale. Di dimissioni invalide si era parlato fin dal 2013, ma solo l’anno scorso, su Libero, abbiamo pubblicato le tesi del Frate Alexis Bugnolo che ventilava per la prima volta come gli errori di latino inseriti nella Declaratio di “dimissioni” fossero stati inseriti dal papa non casualmente, bensì per attrarre l’attenzione su un’abdicazione mai avvenuta  [sul blog vedi qui - qui]. Da lì in poi è stato un continuo emergere di indizi sempre più evidenti e probanti circa il fatto che l’intera operazione potesse essere stata organizzata apposta da Ratzinger, ipotesi culminate con il libro della giurista Estefania Acosta Benedict XVI: pope emeritus?

Tutto ciò che è canonicamente impugnabile nelle “dimissioni” sembra, infatti, presente: gli errori di latino che rendono la Declaratio scritta non “rite manifestetur” (debitamente) e col sospetto di forzatura (Cfr. canoni 124 e 146)); l’inversione fra munus ministerium, con l’inutile rinuncia al secondo (Cfr. canone 332 §2); le dimissioni genericamente dubbie (canone 14) e infine il differimento dell’”ora X” a partire dalla quale Benedetto XVI non sarebbe stato più pontefice, con la mancata ratifica delle “dimissioni”.

L’intera operazione è stata ricostruita qui, ordinando fatti e documenti, con tutti gli approfondimenti del caso. E ancora nessuno ha saputo metterla in discussione.

Di qualche giorno fa, infine, un inequivocabile messaggio di Benedetto XVI individuato in Ultime conversazioni (Seewald-Ratzinger 2016) nella frase: “Nessun papa si è dimesso per mille anni e anche nel primo millennio ciò ha costituito un’eccezione”. Questo parrebbe chiudere definitivamente la partita dato che nessuno è stato in grado di dare una risposta alternativa al riferimento storico a Benedetto VIII con cui  il XVI dice esplicitamente di non aver mai “abdicato”.

Così, alla fine, ai commentatori più scettici, ma intellettualmente onesti, resta solo un’ultima esitazione: “Sì, va bene, ma perché tutto questo?”.

Intanto ci si potrebbe fermare qui.  Freniamo un po’ la curiosità per agire come si deve. A volte capita che una persona chieda aiuto in modo velato e misterioso, come la classica donna che chiama la polizia ordinando la pizza senza farsi così scoprire dal convivente violento. In questi casi, innanzitutto bisogna prendere atto del fatto che 1) nei messaggi c’è qualcosa di strano che non torna 2) la persona è probabilmente in difficoltà  [ipotesi avvalorata dall'elenco dei numerosi impedimenti, tra quelli noti, nel pontificato di Benedetto: qui]  3) evidentemente non può parlare chiaramente 4) avrà avuto i suoi motivi per chiedere aiuto in modo sibillino.

La cosa fondamentale è capire che, per prima cosa, bisogna intervenire, andare a vedere, chiarire, indagare: ci sarà tempo per scoprire tutti i moventi.

Comunque, possiamo fin d’ora tracciare qualche ipotesi sul perché Benedetto XVI avrebbe regalato al popolo cattolico questi otto anni di vacanza (nel senso più esteso del termine) con dimissioni appositamente invalide.

È da duemila anni che si annuncia per la Chiesa un momento di grande crisi, con una presa del potere da parte di forze anticristiche. Abbiamo l’avvento di un “pastore idolo” (profeta Zaccaria), di un “Falso profeta” (Apocalisse di San Giovanni), di una “falsa chiesa stravagante” (beata Katharina Emmerick) di una “Roma sede dell’Anticristo” (Madonna de La Salette), di un “vescovo vestito di bianco” (Fatima), di un “papa della Chiesa della propaganda” (p. Julio Meinvielle), del “fumo di Satana entrato in Chiesa” (Paolo VI) di una “prova finale con apostasia dall’interno” (art. 675 del Catechismo del 1992), di un’Antichiesa e di un antivangelo” (San Giovanni Paolo II) di “Satana al vertice della Chiesa” (don Stefano Gobbi) … Insomma, la possibilità di un golpe spiritualmente malefico non è certo una novità e si conosce da un pezzo.

Vogliamo dunque ritenere che il cardinale Ratzinger e san Giovanni Paolo II siano rimasti inerti senza predisporre un piano “B”, di emergenza?

Già nel 1983 elaborarono – forse in questa previsione – la diversificazione “ipnotica” tra munus e ministerium dell’incarico papale: talmente efficace che ancor oggi persino gli addetti ai lavori, a volte, ci si perdono. Su Libero abbiamo ipotizzato che si possa trattare di un “meccanismo a specchio” ispirato alla visione allo specchio del vescovo vestito di bianco dei pastorelli di Fatima.

Quindi, considerando che gli attacchi (documentati), della Mafia di San Gallo [qui] provenivano dall’interno, e ammettendo che questi fossero espressione di quanto profetizzato da duemila anni, da un punto di vista strategico, il sistema di reazione migliore per papa Ratzinger non poteva certamente essere quello di una contrapposizione frontale e asimmetrica. Ci immaginiamo – come vorrebbero certi sedevacantisti – Benedetto XVI nel 2005, con tutto il mondo che lo dipinge come un arcigno papa oscurantista e retrivo, far piovere scomuniche sui modernisti, sospendere qui, cacciare di là?

Sarebbe stato un suicidio politico: non avrebbe fatto altro che rafforzare la propaganda dei suoi nemici, interni ed esterni alla Chiesa, condannando non solo se stesso, ma anche preparando, forse, in reazione, una successione legale con un papa modernista.

Quando monsignor Viganò individua nel Concilio [qui] la radice della deriva attuale non sbaglia e certo nel 2013 la metastasi del modernismo neo-ariano-luterano, (con un’omosessualità del clero ormai endemica) era ormai giunta ad uno stato che imponeva una decisione drastica. Vatileaks aveva financo evidenziato una feroce guerra intestina tra fazioni e perfino presunti piani per eliminare fisicamente il Pontefice.

Arrivato il momento, Benedetto XVI ha quindi probabilmente tirato la “leva di emergenza” senza esitazioni, volontariamente, in scienza e coscienza. Il modo più intelligente, efficace e santo di reagire era quello di una ritirata (parola che usa spesso), non prima di aver “minato” il terreno di invasione nemica. Negli studi strategici si definirebbe un “piano d’inganno” con “ritirata elastica” e “falso bersaglio”.

Ratzinger ha dato in pasto ai lupi che lo assediavano la “polpetta” del ministerium e, ritirandosi in un ruolo da presunto papa emerito, ha conservato il munus, concedendo alle forze nemiche in seno alla Chiesa un tempo sperimentale, per svelarsi, in modo che il popolo cattolico venisse scandalizzato, che comprendesse il vuoto e i contenuti teologicamente distruttivi del modernismo massonico asservito al mondialismo.

I cattolici dovevano vedere l’idolo pagano intronizzato in San Pietro [qui], la “Madonna meticcia sollievo dei migranti” [qui - qui - qui], gli stravolgimenti dottrinali, i cambiamenti politically correct nel messale, la rugiada esoterico-massonica [qui] e mille altri inauditi stravolgimenti e inversioni rispetto alla sana dottrina [Amoris laetizia qui - Abu Dhabi qui - Fratelli tutti qui].

I fedeli dovevano vedere la Chiesa schiava del “mondo”, dialogante con abortisti ed omosessualisti [qui], doveva toccare il fondo, “sbatterci il muso” come il figliol prodigo. Dovevano arrivare “a fare i guardiani dei porci” prima di consapevolizzarsi e tornare alla casa del papa. Nel 2013 – se ricordiamo – nessuno, fra intellettuali, teologi, vaticanisti e semplici fedeli era così esasperato, né animato da eroico spirito cattolico. Nessuno avrebbe rischiato la propria carriera, né sacerdoti si sarebbero fatti scomunicare, né si sarebbero coagulati gruppi di resistenza come in una “nuova Crociata dei poveri”. Nessuno avrebbe capito la realtà e la verità della fede se non fosse stato esasperato, scandalizzato, sdegnato, estenuato da Bergoglio e dai suoi sodali.

Ratzinger sapeva come sarebbero andate le cose, e aveva messo tutto in sicurezza: le sue dimissioni erano del tutto invalide e questo sarebbe stato scoperto man mano che i vari Enzo Bianchi implodevano da soli, che la Chiesa abusiva annegava in feroci conflitti interni, in scandali finanziari, sessuali, in grottesche gaffe e contraddizioni patenti.

E le dimissioni di Benedetto sarebbero state per sempre invalide, anche dopo la sua morte. Un piano definitivo per separare il grano dal loglio.

Rischioso? Per ora – visto che ne stiamo scrivendo – il piano ha funzionato, almeno nella prima parte. È stato capito il suo gioco, con otto anni di ritardo, ma ci si è arrivati e la verità di alcuni fatti si sta viralizzando in tutto il mondo. E Benedetto è ancora vivo e lucido.  Si è  capito che la Chiesa sta per essere purificata definitivamente, a prezzo di uno scisma, questa volta utile e necessario. Ne parlavamo qui in febbraio e, dopo essere stati subissati di critiche, oggi nessuno parla d’altro.

Ora, quello che resta solo da decidere è se a uscire dalla Chiesa (come sede) saranno i tradizionalisti o i modernisti.

E il perno di tutto è, ancora una volta, l’invalidità delle dimissioni di Benedetto XVI.

Se Ratzinger non si è dimesso, Bergoglio, i suoi cardinali, i suoi teologi, le sue nomine, le sue novità dottrinali svaniranno in un soffio, come polvere al vento, “combusti escatologicamente” dal Diritto canonico. Formeranno una nuova chiesa mondialista, massonico-luterana e si aggregheranno ai protestanti europei. Diverranno irrilevanti nel giro di pochi anni, come tutte le chiese protestanti. Altrimenti, se nessuno avrà la forza per impugnare le dimissioni, toccherà alla Chiesa romana abbandonare la sede, e riprendersi la fede, come Atanasio, ritornare nelle catacombe, come aveva previsto anche Ratzinger. In ogni caso, sarà uno scisma purificatorio, da augurarsi, si direbbe. Siamo ormai non solo in presenza di due religioni diverse, ma anche antitetiche.

Ora, a questo punto, vescovi e cardinali non devono per forza fare una scelta di campo decisa. Basterebbe che chiedessero una chiarificazione, in modo neutro, un’operazione verità sulle dimissioni di Benedetto.

Se Bergoglio non fosse il papa, certamente non potrebbe scomunicare un cardinale che chiedesse semplicemente di fare chiarezza, a meno di svelarsi.

Ciò che occorre è una conferenza stampa pubblica di Benedetto XVI con garanzie mediche e di sicurezza. Oppure un confronto pubblico fra canonisti, o un sinodo con porporati di nomina pre-2013. Un’operazione di assoluta, rigorosa trasparenza dovrebbe essere in primis interesse di Bergoglio, se è il vero papa, e anche del suo successore. Certo, stavolta non se la possono cavare con i titoli  artefatti di Vatican News o chiamando il solito giornalista del quotidiano filobergogliano che interpreta tutto a modo suo. L’operazione verità dovrà essere chiara, netta e definitiva. Andrea Cionci - Fonte

49 commenti:

tralcio ha detto...

Cara Mic,
grazie per aver pubblicato questo articolo!
Anch'io sto seguendo l'indagine di Cionci e la trovo sempre più credibile.

Trovo molto interessante anche la tua posizione di "apertura al mistero".
A mio avviso fino a poco tempo fa il gesto dirompente del mite Benedetto XVI ha per lo più suscitato un'umana pietà oppure indignazione. Tradotto: ceffoni da destra e da manca.

Segno dei tempi, il "latinorum" si è rivelato una potentissima arma di distrazione di massa per l'ecclesialese mondano, tutto tweet e sms, incapace di parlare la propria lingua.

Bisogna gustarsi fino in fondo questo lucidissimo (e terribile) passaggio di Benedetto XVI:

... nell'autocritica dell'età moderna (bisogna che) confluisca anche un'autocritica del cristianesimo moderno, che deve sempre di nuovo imparare a comprendere se stesso a partire dalle proprie radici... il progresso, visto da vicino, sarebbe il progresso dalla fionda alla megabomba. Ora, questo è, di fatto, un lato del progresso che non si deve mascherare. Detto altrimenti: si rende evidente l'ambiguità del progresso. Senza dubbio, esso offre nuove possibilità per il bene, ma apre anche possibilità abissali di male – possibilità che prima non esistevano. Noi tutti siamo diventati testimoni di come il progresso in mani sbagliate possa diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male. Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell'uomo, nella crescita dell'uomo interiore, allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l'uomo e per il mondo.

Il redde rationem incombe.
Non credo che riguarderà solo "autorevoli voci" o schermaglie in punta di diritto canonico.

Eh no. Papa Benedetto XVI ha messo di mezzo direttamente il Cielo.
Lumen fidei! Il primo passo con la firma dell'altro, ma con la mente dell'uno!

La fede cristiana non è il buio, proprio come il progresso degli illuminati non è la luce.
Il Signore, prima della sua passione, assicurava a Pietro: «Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno» (Lc 22,32). Poi gli ha chiesto di "confermare i fratelli" in quella stessa fede. Se non credete non comprenderete.

Siamo in uno stato di eccezione. Ma siamo nelle mani del Signore, non di uomini.

Anonimo ha detto...

1983....distinzione "stramba" tra munus ed esercizio.1981 attentato a GPII da mandato di logge san Gallo quindi.1983 Ratzinger e GPII studiano un piano...messo in atto nel 2013.Il Papa oggi non può che essere chi detiene il munus fino alla morte,parole sue, malgrado una delega di esercizio non dal Papa assegnata ma da certi cardinali delle solite logge.Quindi pure invalida.Ovvero una chiesa umana che benedice le nozze gay di suo scismatica e la vera Chiesa nelle catacombe di Benedetto .Ricordo che volle anche andare sulla tomba di Papa Celestino ed anche quello fu uno sminuzzare le bruciole di pane per i cercatori di verità.Come scrive mic,diventa indilazionabile una presa di posizione chiara da parte della vera Gerarchia.

Anonimo ha detto...

Si spera che Benedetto 16° abbia affidato ad un memoriale tutte le spiegazioni del suo gesto, possibilmente che l'abbia fatto lontano da occhi ed orecchi del suo ingombrante segretario tuttofare che, tra l'altro, lui chiama Gestapo, Cionci sta facendo un ottimo e documentato lavoro di indagine molto scrupoloso, ma non ha udito finora neanche una parola da parte del diretto interessato. Attendiamo sviluppi, la Gerarchia non farà un fiato vuoi per conservare il posto, vuoi per timore del tiranno, comunque sia non ci fanno bella figura, anzi.......

Anonimo ha detto...

Non se ne può più.

Non se ne può più.

Non se ne può più.

Ma ci meritiamo questo ed altro (non solo, quindi, i Ratzinger boys).

Anonimo ha detto...

Si fa sempre più evidente che stiamo andando verso lo scisma tra tradizionalisti e modernisti della Santa Chiesa di Roma. Non pochi si chiederanno il "perché tutto questo?". La risposta ce l'abbiamo davanti agli occhi che giustifica il perché Benedetto XVI abbia preparato delle dimissioni invalide. La cosa che ci dovrebbe tranquillizzare è che prima o poi inevitabilmente la verità verrà sempre a galla. In quel momento si saprà chi resterà il Pontefice regnante.

Anonimo ha detto...

"I Vescovi hanno mediamente settant'anni. Erano seminaristi subito dopo il Concilio. Giovani sacerdoti a fine anni '70, primi anni '80, nel furore del rinnovamento, della damnatio di tutto ciò che era venuto prima. Aspettavano la Nuova Pentecoste sicuri che, rinnegando i Padri Antichi, potessero vedere chissà quali frutti nel tempo presente ed in quello futuro.
Si trovano adesso a guidare diocesi senza preti, senza vocazioni, con ordini religiosi che se ne vanno, con chiese da vendere perché non ce la fanno a manutenerle (per tenerle poi chiuse e vuote di fedeli). Sperimentano l'apostasia generalizzata, l'attacco sempre più veemente contro il religioso. Ma non rinnegano. Non si fanno l'esame di coscienza. "Abbiamo sbagliato tutto" è una frase che non uscirà mai dalle loro bocche che si chiuderanno al mondo rancoroso e frustrante.
Ciò che più hanno combattuto, ovvero la Tradizione, non solo è sopravvissuta ma, nello sbragamento generale, non solo resiste ma cresce ed attira. Non i vecchi nostalgici ed i "fissati con le devozioni", ma proprio i "mitici" giovani che loro per cinquant'anni hanno cercato di attirare con ogni mezzo e mezzuccio sotto il campanile".(cit.)

Anonimo ha detto...


Ma quando si finirà di arzigogolare sulle dimissioni di Ratzinger?
È uno sport per pensionati...

Anonimo ha detto...


Quando un papa regnante dichiara di sua spontanea volontà vacante la sede da lui fino a quel momento occupata, cessa di avere sia munus che ministerium (ammesso, e non concesso, esista una effettiva differenza tra i due, spesso usati come sinonimi).
I motivi personali per i quali un papa possa dichiarare vacante la sua propria sede sono appunto personali e tali restano, ininfluenti. Come motivo ufficiale R. ha addotto la sua salute.
L'articolo appare fantasioso, vuol dar corpo alle ombre, esistenti peraltro nella testa dell'articolista. L'ombra, è quella di un Ratzinger mitico, creato dalla fantasia dei suoi ammiratori, lontanissimo dal Ratzinger autentico.
Che danni alla Chiesa ne ha fatti, e non pochi, come del resto Giovanni Paolo II: basta pensare all'ecumenismo, alle aperture al giudaismo (particolarmente care a Ratzinger), alla sostanziale estinzione della predicazione dei Novissimi, etc. Dopo di lui è venuto un autentico macellaio della dottrina e pastorale, che sta demolendo la morale cristiana e professando eresie mostruose (basta pensare a cos'è la "teologia india" che lui vuol veder adottata dalla Chiesa). Di Bergoglio si parlava già quando Ratzinger fu eletto: era evidentemente il candidato della lobby arcobaleno, che (abbiamo dovuto capire) era già molto potente nella Gerarchia.
Non lo immaginava Ratzinger che al suo posto sarebbe venuto Bergoglio? Se l'aveva capito, tanto più grave la sua responsabilità, la colpa di aver lasciato il suo posto ad un successore come quello.

Antonio ha detto...

Ne ero a conoscenza. Ipotesi interessante ma debole, a mio avviso. Peraltro presupporrebbe da parte di Benedetto XVI una mancanza di coraggio per lo scontro frontale (come pecora in mezzo ai lupi) che stonerebbe con la sua levatura morale. (Ma a questo punto chi lo sa?) Ancor di più mi perplime l’idea che Ratzinger abbia potuto fare un ragionamento più degno del concetto massonico “Ordo ab Chao” che del Vicario di Cristo. Non mi convince.

Anonimo ha detto...

Se anziché Beegoglio fosse stato eletto Scola, si continuerebbe a discettare delle dimissioni di Ratzinger? Ne dubito.
Alessandro Mirabelli

Anonimo ha detto...

È vero che alla fantasia non c'è limite, ma...

Per amore dei Vescovi deviati.. ha detto...

Come misura immediata, l'appello proclama il 10 maggio Giornata Internazionale di Preghiera e Riparazione contro le offese e i sacrilegi commessi dai vescovi tedeschi deviati.

I Cattolici sono invitati a recitare la Litania del Sacro Cuore. I preti dovrebbero celebrare la Missa pro remissione peccatorum.

https://gloria.tv/post/xntxmFSGwYUG37ZCntkZYyMJk

Contro i vescovi deviati: cardinale e vescovi lanciano la Giornata Internazionale della riparazione .

Anonimo ha detto...

Perchè ci stanno persone che lo dichiarano correo senza processo pubblico e senza MAI risolvere le incongruenze del caso pubbliche e visibili?..e tra questi ci sono i sedevacantisti che dicono che anche Ratzinger peccava di eresia? Ma la chiarezza questa gente non la vuole dunque? Gli va bene continuare con 2 papi e magari anche 3,se avesse a capitare...Ma si rendono conto della gravità di quanto dicono? Credono che la chiesa sia solo umana e non Divina?Allora o sono collusi o vogliono la menzogna?

Anonimo ha detto...

Se le cose stessero come paventa qualcuno, anche su questo blog, saremmo a cavallo. Basterebbe, infatti, la nomina di un vero Papà e saremmo a posto. Le cose stanno proprio così?
Non credo, francamente.
Le responsabilità del CVII e dei papi conciliari e postconciliari sono oggettive ed indiscutibili. Se non si riconosce questo, saremmo sempre alle prese con gli errori (orrori) conciliari fatti propri e sostenuti dai suddetti papi: libertà religiosa, ecumenismo ecc...Se un papà regolarmente eletto, anche buono e santo, non riconoscesse tutto questo a nulla gioverebbe. A mò di esempio ricordo Stat Veritas, con cui Amerio "fulminava" l'enciclica di GVPII.
Inoltre, se anche fosse tutto vero e non lo escludo, un simile machiavellico piano sarebbe poco conforme all'evangelico si,si, no,no.
Opinione personale, naturalmente.
Antonio

Anonimo ha detto...

Cionci spiega, per chi vuol capire

Quapropter bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me MINISTERIO Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare ita ut a die 28 februarii MMXIII, hora 20, sedes Romae, sedes Sancti Petri vacet et Conclave ad eligendum novum Summum Pontificem ab his quibus competit convocandum esse.


“... dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, IN MODO CHE, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante”.

“In modo che”, in latino è scritto da Ratzinger con UT che però deve essere tradotto con AFFINCHE’. Diversamente, “in modo che” si deve tradurre, invece, con “QUOMODO”.
Sono due cose molto differenti: “in modo che” presuppone l’assoluto, legale automatismo di un rapporto atto-conseguenza. “Affinché” invece può rivelare anche un intento nascosto o un effetto voluto, ingenerato appositamente. La differenza che passa tra un “modo” esterno e naturale rispetto a un “fine” soggettivo.

Perché Benedetto scrive che il nuovo conclave dovrà essere convocato “DA COLORO A CUI COMPETE” e non “da Voi cardinali”? Suona come una delegittimazione, dato che sarebbero ovviamente i cardinali a cui si rivolge a dover formare il conclave.

Nella Declaratio pubblicata l’ 11 febbraio 2013, Ratzinger annunciava una data e un’ora a partire dalle quali non sarebbe stato più papa: LE ORE 20.00 DEL 28 FEBBRAIO 2013.

Ma era solo la comunicazione di una rinuncia che avrebbe dovuto essere fatta ai sensi del Canone 332 § 2: ”Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la RINUNCIA sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.

Per 17 giorni, dopo la Declaratio, Benedetto è stato ancora papa, (cosa da tutti riconosciuta) così come lo era anche quel 28 febbraio 2013, quando ALLE 17.30, due ore e mezza prima dell’Ora X”, si affacciò dal balcone di Castel Gandolfo, dichiarando al mondo: «Voi sapete che questo giorno mio è diverso da quelli precedenti. Non sono più Pontefice Sommo della Chiesa Cattolica, fino alle otto di sera lo sono ancora, poi non più» .

Tuttavia, dalle 20.00 del 28 febbraio 2013, ad oggi, non è MAI stata firmata o manifestata alcuna RINUNCIA, come confermato dalle più autorevoli fonti vaticane. E’ come se l’Amministratore delegato della Fiat dichiarasse: “Fra due ore e mezza mi dimetto”, e poi non formalizza nulla, non firma nulla, non conferma niente nemmeno a voce

Una ratifica finale era indispensabile perché Benedetto XVI, come papa, avrebbe avuto piena FACOLTA’ DI CAMBIARE IDEA, rispetto a quanto annunciato, almeno fino alle 19.59 del 28 febbraio 2013. Ergo, le dichiarazioni “intenzionali” non hanno alcuna validità giuridica se non vengono confermate dopo la scadenza con una rinuncia.

Condividiamo in modo da aggiungere sempre piu' persone ? ha detto...

Don Luca Paitoni
S. ROSARIO MESE DI MAGGIO
ore 20:30
3 Corone del S.Rosario
https://www.youtube.com/watch?v=xazl0pmGzF4

E.P. ha detto...

La tifoseria ratzingeriana ha costruito una comoda narrativa autoconsolante ma con alcuni vistosi punti deboli:

1) è il Papa del Summorum Pontificum di cui però si è guardato bene dal "dare l'esempio". Cioè - come per tutti i pastrocchi aticansecondisti - c'è un'intenzione buona, insieme ad una vasta interpretabilità per chi non la gradisce;

2) si tratta pur sempre di quel Ratzinger che pregò nella moschea coi musulmani, e di altre numerose pecche che trovate documentate sul numero a lui dedicato di Chiesa Viva pubblicato - ma guarda che coincidenza! - poche settimane prima delle sue "dimissioni";

3) per ottenere un risultato buono è partito da un'azione malvagia: ingannare l'orbe cattolico; per di più lo fa da ottantaseienne con un progetto a lungo termine. Nel caso si ritrovasse a rendere conto al Signore del proprio operato, quale sarà il suo "piano B" per la Chiesa? Come dovrebbe magicamente emergere la chiarezza dalla confusione?

Anonimo ha detto...


IN MODO CHE , è corretto.

L'espressione usata da Ratzinger è "ita ut", non semplicemente "ut". Non è corretto separare lo ut da ita, in questo caso.
Ora, tra i vari significati di "ita ut", troviamo: "..ad indicare lo scopo, il fine; quindi: con l'incarico di, con l'intento, a scopo di, per fine di, col correlativo ut (che). Es.:
'..ad quod bellum duobus consulibus ita missis, ut alter Mithridatem persequeretur, alter Bithyniam tueretur' (Cic. Mur. 33. F) [Vocab. Geoges-Calonghi]"
Traduzione: "..guerra alla quale furono preposti due consoli IN MODO CHE uno perseguisse Mitridate, l'altro proteggesse la Bitinia".

La traduzione della combinazione latina usata da Ratzinger con IN MODO CHE (ita ut) è del tutto corretta.
Se questo è il fondamento grammaticale-sintattico delle supposte finte dimissioni, bisogna dire che non fonda proprio niente anzi dimostra che tutta l'interpretazione poggia sul nulla.
È duro non poter dimostrare che un papa votato all'eresia come Bergoglio non è un vero papa, dal punto di vista formale, ma non possiamo continuare a costruire castelli in aria sulle dimissioni di Ratzinger.
G.
G.

Anonimo ha detto...


Mi piace l'immagine creata da Mic, con Benedetto XVI riflesso nello specchio, di spalle.
Geniale. Si raddoppia ma solo nello specchio, illusoriamente.
Una atmosfera alla Magritte, questa dell'immagine nello specchio. Giustamente, perché tutta la vicenda del "Papa Emerito" che raddoppia il papato senza in realtà raddoppiare nulla, è
surreale, a ben vedere. Mi piacerebbe dire pirandelliana ma il riferiento all'inquietante Magritte è forse più appropriato.
O.

mic ha detto...

Quest'immagine non l'ho creata io. L'ho solo ripresa. Effettivamente è surreale...

Anonimo ha detto...

Ha dato le dimissioni: non è più Papa.
Contorsionismi interpretativi, dietrologismi, complottismi non potranno mai superare il FATTO delle dimissioni.
Questione chiusa... anzi mai aperta.

Anonimo ha detto...

Tutto è giocato sulla doppiezza. Il "sì sì, no no" rimane il grande sconosciuto. La verità è semplice, sono gli uomini arzigogolati. Personalmente, interesse zero. Il fatto che siano otto anni che rimastichiamo concetti ed ipotesi vuol dire che non abbiamo ancora digerito il tradimento al di là di tutte le pezze d'appoggio escogitate per salvare il traditore e/o l'usurpatore.

Anonimo ha detto...

la sintesi della foto: il volto non si vede neanche riflesso dallo specchio.
Il vero volto nessuno lo conosce. Ben Altro quello del velo della Veronica.

Anonimo ha detto...

Ok. Anche il conclave probabilmente ha avuto anomalie che lo rendono nullo. Ma se gli unici che potrebbero riscontrare tutti questi errori e trarne le conseguenze (il collegio cardinalizio) stanno zitti...
Giovanni Cerbai

Anonimo ha detto...

Mi scuso per il doveroso "anonimato". La questione posta dagli articoli/indagini di Cionci mi pare che sia dannosa per l'economia spirituale di noi cattolici perchè , nel migliore dei casi, fanno mostrano crudelmente il lato più oscuro della Chiesa. Nessuno ci fa bella figura su quanto è avvenuto : neppure Benedetto XVI che non avrebbe brillato di santo zelo evangelico ( si,si,no,no ...) ricorrendo a delle alchimie e a dei trucchi medioevalizzanti che creano solo divisioni e mal di testa.
Dove c'è uno strato di confusione e di nebbia fitta i raggi dello Spirito Santo fanno fatica ad entrare: mi rifiuto di pensare che il mite Benedetto XVI, che ha sempre perseguito l'unità ecclesiale a tutti i costi, possa essere divenuto, suo malgrado, operatore di divisione. Le dimissioni ci sono state: spontaneee, valide e vingolanti. Così come c'è stata la nomina incontestabile dell'attuale regnante Papa: piaccia o non piaccia ma pur sempre con l'assistenza dello Spirito Santo.

mic ha detto...

piaccia o non piaccia ma pur sempre con l'assistenza dello Spirito Santo.

Beh, la presenza dello Spirito Santo è sempre più che certa; ma altrettanto certo è che la Sua assistenza opera solo quando la si accoglie. E, se permette, sul mancato ascolto dello Spirito Santo, motivati dubbi non mancano.
Resta il fatto che tutto quanto è accaduto il Signore lo ha permesso e resta anche da interrogarci su quanto ce lo siamo meritato nonché da darci una mossa per riparare in tutti i modi che la Chiesa è la Grazia ci suggerisce.

mic ha detto...

mi rifiuto di pensare che il mite Benedetto XVI, che ha sempre perseguito l'unità ecclesiale a tutti i costi, possa essere divenuto, suo malgrado, operatore di divisione.

Faccio notare che nell'ottica esaminata la divisione, che parrebbe voluta, è del grano dal loglio... E anche per il resto, verosimilmente, ai posteri l'ardua sentenza...

Anonimo ha detto...


FT : nell'ultima sua intervista (a Radio Spada) mons. Viganò auspica che la Messa Novus Ordo venga un giorno abolita e si ritorni all'unico vero rito cattolico, l'Ordo Vetus.

Mi sembrano affermazioni importanti. Mai fatte prima da un vescovo, nemmeno da uno in pensione, e nemmeno da un sacerdote in carica o meno, credo. Riprendo sinteticamente le sue affermazioni, come riportate da Maike Hickson su LSNews, che le ha assunte da RS.
Tale auspicio era stato finora avanzato solo da qualche studioso laico critico del Concilio, vox clamantis in deserto.

Ha detto mons. Viganò:
"Cristo non può rivolgersi al Padre con una voce perfetta (che gli Innovatori chiamano 'forma straordinaria') e nello stesso tempo con una imperfetta, che strizza l'occhio ai nemici di Dio, una forma [che chiamano] 'ordinaria'."
La coesistenza legittima (autorizzata da Benedetto XVI) delle due forme di rito non può durare, ha proseguito. Dobbiamo ritenerla "una fase transitoria", durante la quale si diffonde sempre più il ritorno alla Messa Ordo Vetus, la vera Messa cattolica.
Questa fase dovrà finire, quando i tempi saranno maturi per "il ritorno all'Unico Rito Cattolico e l'indispensabile abolizione della sua versione conciliare".

"Indispensabile abolizione", ha detto mons. Viganò. Sante parole. Ha precisato che "la Liturgia si rivolge alla Divina Maestà", e quindi "farne una sorta di evento antropocentrico è cosa del tutto estranea allo spirito cattolico."

Annoto: come ha detto Nostro Signore : "Un Regno in se stesso diviso non può sussistere". E difatti sta crollando una Chiesa divisasi in due riti: uno bastardo, imposto come unico legittimo da Montini ed Affini, ed uno autentico, bimillenario, fatto (di fatto) sparire ma mantenuto grazie alla "disobbedienza" di mons. Lefebvre, Castro Mayer (di due vescovi e di un pugno di sacerdoti, adiuvati da poche coraggiose suore), felicissima culpa la loro; riimmesso formalmente in circolazione da Benedetto XVI (uno dei suoi meriti, forse la cosa più valida del suo pontificato).
Questo "biritualismo" non è cattolico, è falso e non può durare. Finché non si ritornerà all'unico vero rito cattolico la Chiesa non potrà guarire dai gravi mali che l'affliggono.
PP

mic ha detto...

PP. Grazie.
Mons. Viganò mi ha inviato da giorni i file dell'intervista a Radio Spada, che non ho ancora letto. Appena riesco li pubblico.

Aloisius ha detto...

La ricostruzione di Cionci attira perché gli elementi utilizzati, dalle varie profezie ai fatti avvenuti, ha una logica, regge.

Ma francamente, nel complesso, le false dimissioni con gli errori in latino per fare scoprire la contro/chiesa e rovinarla da sé mi fa sorridere, perché sembra una situazione tipo "il Codice Da Vinci" e i romanzetti di Dan Brown, spesso spacciati come la verità sulla Chiesa.
E poi non tiene conto delle posizioni moderniste di Ratzinger assunte in tempi non sospetti, come giustamente messo in evidenza da EP.

Tutto può essere, ormai ne vediamo di tutti i colori, ma mi sembra improbabile e, come evidenziato sopra, non sarebbe stato un comportamento buono e di buon esempio da parte di Ratzinger, aveva i mezzi per far sentire la sua voce e resistere anche col martirio e la morte, anche "civile".

Le discussioni molto serie e con autorevoli personalità, svoltesi in questi anni, sul problema del Papa eretico e delle dimissioni invalide, non hanno portato a una soluzione concordata, ma solo a una grande confusione.

Anche la conclusione di Cionci sullo scisma tra tradizionalisti e modernisti non è né credibile né soprattutto auspicabile.
Innanzitutto il modernismo è un'eresia, e quindi la distinzione è tra cattolicesimo ed eresia, Verità e falsità, correttezza ed errore.
L'etichetta di "tradizionalista" va cassata e rifiutata, perché avvalora una visione soggettiva e terrena della Chiesa come partito politico.

Inoltre lo scisma non va proprio nominato, tanto meno tra fazioni che decidono chi rimane, chi esce e chi ha diritto a usare il simbolo del partito.

Si può anche parlare di questi temi, ma si resiste, si prega e come ha scritto Mic si ribadisce la Verità e soprattutto la si vive.
Ma senza auspicare e provocare alcuna spaccatura e alcuno scisma, sarebbe un rimedio peggiore del male, un peccato mortale.

Aloisius

Anonimo ha detto...

Aloisius....la scomunica va data pubblicamente se si vuole curare la Chiesa senza infettarla ulteriormente....se nei banchi locali parrocchiali piemontesi tra le coppie di fidanzati appare una coppia solo maschile....vogliamo fermare queste bestemmie pubbliche nella Messa? ...hanno sbagliato forse i Papi a lanciare le scomuniche? In passato e la Chiesa ha reagito e si è ricomposta...oggi andiamo all'inferno in terra:paganesimo spacciato per cristiano...

tralcio ha detto...

La situazione che stiamo vivendo è dolorosa e mortificante.
E' una croce: a livello ecclesiale, sociale, morale. Ed è globale.
Ogni piccolo fastidio accende una reazione e in un certo senso la prevede e la giustifica.

Secondo molti è "logica", "umana" e "naturale" una sequenza del genere:
1)toccato nell'orgoglio 2)mi lamento/sfogo 3)mi vendico 4) ferisco 5)affermo le mie ragioni
Ragionamento secondo il mondo, con generose dosi d'amor proprio, covando rancore.

Non è però impossibile (e cristiano, cioè umano) proporre la sequenza in questa variante:
1)umiliandomi 2)paziento/taccio 3)sopporto 4)soffro 5)accetto di morire un po' a me stesso
Offerta a Dio per amor Suo, a motivo di Cristo, trovando pace nel cuore e pienezza.

Poiché il castigo di Dio è da intendere come purificazione, come un rendere casto il cuore, quello che stiamo passando serve innanzitutto a purificare la nostra fede.
Noi ci affidiamo, speriamo e operiamo pensando all'uomo artefice della propria salvezza?
Seguiamo una logica legale, progettuale, contrattuale? Un'idea, un ideale o anche un idolo?
Oppure stiamo e viviamo attivamente dentro una contemplazione spirituale e provvidenziale?
Tendiamo alla realtà di Dio che salva, con la sapienza del redento, in verità?

Benedetto XVI non ha "gestito" la crisi, non l'ha domata tirando le redini o frustando.
Nella sua scelta, fosse anche lo stratagemma descritto da Cionci, ci guida alla castità:
-un purificarci dall'io e dalle pretese di ruolo del tralcio più decisivo della Vite.
-un purificarci dalle forme del potere (anche ecclesiale) e del favore degli uomini.
-un purificarci da rabbia e vendetta, per una giustizia che non può venire dall'uomo.
-un purificarci dall'indulgere al mondo e al secolo per schivare la croce.

Ognuno di noi personalmente e nell'interpretazione ecclesiale ha bisogno di purificare uno o più di questi ambiti per giungere più presentabile a un appuntamento con la storia che le Scritture hanno preannunciato, come la Madonna qua e là: tra poco è il 13/5, Fatima.


Anonimo ha detto...

Seguite, invece, la semplice linearità dell'argomentazione qui https://letturine.blogspot.com/2021/05/per-ingannare-se-possibile-anche-gli.html

mic ha detto...

purificarci dall'io e dalle pretese di ruolo del tralcio più decisivo della Vite.

Mi soffermo un attimo qui. La purificazione dell'io non esime dall'esercitare il proprio ruolo come Cristo comanda; il che non è una pretesa ma un sacrosanto dovere scaturito da una chiamata che, nel caso di specie, ha comportato una investitura...

tralcio ha detto...

Cara Mic,
non si discute ciò che hai detto. Secondo me Benedetto XVI lo sta facendo.
Il problema è che ognuno di noi preferirebbe che lo facesse (l'avesse fatto) in altro modo.
E qui si arriva alla coscienza. Lì mi fermo.
Il che non significa che vada bene tutto.
Nemmeno che sia sempre andato bene tutto.
Pietro fu il primo Papa: nel vangelo non ha "brillato" in più di una circostanza...
E non agli occhi miei o di qualcuno tra noi: agli occhi di Gesù!
Eppure è morto martire.
Nel cristianesimo non conta come si parte, ma come si arriva.
Rivangare i peccati di gioventù di chicchessia è l'arma di certi professionisti del ramo.
Alla croce si resta inchiodati, ma da lì non si guarda indietro, bensì in avanti.
Purificare la speranza è una sfida da cristiani. Viceversa si ragiona come il mondo.
Niente di strano o di nuovo. Lo fece anche Pietro. A Gesù non piacque.
Quindi bisogna esercitare il ruolo, fino in fondo.
Che poi possa non piacere a tutti è un altro conto.
La ricostruzione di Cionci è plausibile, anche se non certa.
La situazione della Chiesa certamente non plausibile.
Di chi è la Chiesa? Della Vite. Il tralcio deve solo dar frutto, non può potare la vite.
Il potere di potare è un ministerium che può staccarsi dal munus.
Anche Cristo in croce l'ha fatto: gli sarebbe stato sufficiente uno schiocco di dita per sbaragliare tutti i nemici, ma la volontà del Padre diceva della necessità della croce.
Giuda non ha capito, pensava a un re diverso, la lotta ai romani, il successo in battaglia.
Gli sono bastati trenta denari per vendere Colui per il quale si sprecava olio costoso.
Invece di darlo ai poveri... Invece di "mandare tutti all'inferno".
Giuda è morto impiccandosi, prima che Gesù morisse per redimere tutti dal non-amore.
Gesù l'ha fatto perchè la gioia -stare con Lui e tra noi come con Lui- fosse piena.
L'ha fatto per portare i purificati -da puri di cuore- a vedere Dio in paradiso.
Purtroppo c'è chi va all'inferno. Qui il cento per uno, rendendo un inferno il vivere.

Anonimo ha detto...


Purificarsi è un conto, nascondersi un altro.
I tiepidi, quelli che tacciono quando
c'è invece da combattere pubblicamente per la fede,
gravemente minacciata, non piacciono al Signore :
("Conosco le tue opere; so che tu non sei nè freddo
nè caldo. OH, fossi alameno o freddo o caldo!
Ma perché sei tiepido e nè freddo nè caldo, io
sto per vomitarti dalla mia bocca." (Apoc 3, 15-16)
T.

Anonimo ha detto...

8 maggio 2021 17:22
il tuo modo di esprimerti mi dà sui nervi (molto conciliare/post-conciliare)

tralcio ha detto...

Mi dispiace, ma fattene una ragione.
Non so se sono conciliare o post conciliare.
Chiedo a Dio la grazia e mi sforzo di essere di Cristo, cioè cristiano e cattolico.
Spero di poterti incontrare lì.

val ha detto...

Al 9 maggio 5:14
Tralcio non è nè conciliare nè postconciliare, è misticamente vero cristiano.

Anonimo ha detto...


Irrita, perché dà un'impressione, certamente non voluta,
di ambiguità.

Anonimo ha detto...

Siccome la Sovversione è un piano inclinato, in confronto al cardinale tedesco Reinhard Marx anche Jorge Mario Bergoglio, il pontefice (?) dottrinanalmente più scandaloso (e idolatra) della storia, diventa un "conservatore", come lo è Ratzinger rispetto allo stesso Bergoglio.
Se tra cinque o dieci anni salirà al soglio di Pietro qualcuno come Marx, i papolatri di turno rimpiangeranno i bei tempi di Bergoglio. E i bergogliani rimpiazzeranno i ratzingeriani come modernisti conservatori. Perchè c'è sempre un peggio, e la Sovversione è un pozzo senza fondo. O quasi.
Martino Mora

tralcio ha detto...

Rispondo al Sig. Martino Mora con una riflessione suggeritami dal suo cognome.
Nell'anno 1630 un Giangiacomo, barbiere di Milano, fu processato, torturato e condannato.
A deciderlo provvide il senato cittadino, dopo un regolare procedimento, con testimoni.
Il Manzoni ne scrisse ne "La colonna infame" ispirandosi agli estratti processuali pubblicati da un avvocato che, pur tra gli imputati, per il suo lignaggio evitò il peggio.
La peculiarità del Manzoni è di superare la dissertazione illuministica di Pietro Verri, mirante ad esecrare la tortura (un po' la logica "dei delitti e delle pene" del Beccaria), perché nel caso del Mora il problema non era dell'ingiustizia della pena, bensì della barbarie giuridica a monte. Tutto nasce dalle chiacchiere e dalle fantasie di tal Caterina Rosa, che in tempo di peste vede dalle finestre un uomo "intento ad ungere i muri". Per la donna, terrorizzata dalla paura del contagio, l'uomo è un untore. Una vicina, Ottavia Bono, conferma la versione alle autorità che arrestano Guglielmo Piazza, trovato con le mani nere. Torturato, il Piazza dice di aver avuto l'unguento dal Mora, che per arrotondare le entrate di barbiere vendeva anche dei balsami. In casa gli trovarono acqua e cenere per lavare i panni (aveva moglie e quattro figli piccoli). Ma per i giudici è un untore.
La faccenda poi si allarga coinvolgendo anche personaggi di un certo rango in città e alla fine la condanna colpisce tutti quanti, tranne chi aveva i giusti appoggi.
Alessandro Manzoni consegna una dettagliata descrizione di come i giudizi possano ingannarsi nel pregiudizio. In fondo l'animo umano, anche mosso da un desiderio di giustizia, sconta la fallacia dettati dal rancore, dall'orgoglio e dalla partigianeria.
A volte c'è bisogno, in modo quasi perverso, di un colpevole, anche la storia è un po' più complessa di come ci è utile dipingerla, per far sembrare giusto il giudizio. In Dio la Verità è Una. A livello umano può avere qualche faccia in più, pur rimanendo la verità.
Rimpiangere Bergoglio se e quando dovesse subentrargli Marx? C'entra poco, non trova?
L'importante è mettere la targa sulla colonna dell'infamia dedicata al proprio processo a Benedetto XVI, visto ungere porte e spargere la peste... Sarà che in tempo di pandemia possa venire più facile aver bisogno di untori. Ma questo è Speranza, non è aver speranza!

Anonimo ha detto...

IL PAPA È ANCORA BENEDETTO XVI

Il canone 332 paragrafo 2 prevede 3 condizioni fondamentali per una rinuncia valida:

-la rinuncia al MUNUS (da non confondere con ministerium, che è un'altra cosa)

-la rinuncia sia fatta liberamente

-la rinuncia sia fatta manifestamente

Ora:

1) Benedetto xvi nella Declaratio, ovvero il testo di rinuncia, ha rinunciato al Ministerium (non al munus come richiesto dal canone) pertanto questo è già in sé un elemento invalidante.

2) il card. Godfried Daneels ha espressamente, prima di morire, nel suo testo Autobiografico, confessato di aver fatto parte di un gruppo di card. iper-progressisti (la Mafia di San Gallo,se vuole può andarsi a documentare perché ci sono tantissime informazioni su questo specialmente dal frate Alexis Bugnolo) per:

controllare la successione di Giovanni Paolo II ( obiettivo fallito con la valida elezione di Joseph Ratzinger)

Costringere Benedetto alle dimissioni

Eleggere Bergoglio

Ora oltre a ciò noi sappiamo benissimo quante pressioni aveva addosso quel sant'uomo: VatiLeaks, il maggiordomo che gli fruga le carte, i cardinali che non gli stringono la mano, i giornali che lo bersagliavano, lo scandalo del fratello pedofilo poi scopertosi un inganno. Pertanto anche il secondo requisito (la rinuncia sia fatta liberamente) non è stato soddisfatto: altro elemento invalidante

3) la terza condizione (ovvero sia fatto manifestamente) prevede che nel testo di rinunzia non vi siano errori grammaticali che possano modificare la sostanza stessa dell' atto. Nella Declaratio sono presenti più di 40 errori grammaticali (che anche uno studente di primo anno al liceo capirebbe e impensabili per uno Joseph Ratzinger che al Concilio Vaticano II dialogava in un impeccabile latino) di cui moltissimi ne modificano la sostanza stessa di rinuncia. Inoltre quella di Benedetto è una "declaratio" ovvero una “dichiarazione” ed è per questo che il diritto canonico non ritiene validi gli atti di dichiarazione proprio per l'ambiguità che questi ultimi possono avere, le faccio un esempio: se io dichiaro di amare una persona ciò non significa per forza che io la ami veramente, nel dichiarare avrei potuto anche mentire. Questo è un altro elemento invalidante: la rinuncia non è stata debitamente manifesta (come richiesto dal terzo requisito).

Dopo ciò possiamo anche aggiungere, diciamo così, delle prove “esterne” che Benedetto ci ha dato. Dal momento della rinuncia egli infatti non ha mai voluto togliere la talare bianca, son passati otto anni e, a quanto pare, tutti i sarti di Roma sono morti…

Egli non ha mai rimosso l’anello piscatorio (che Bergoglio non ha, ha soltanto un ambiguo anello in ferro con, se non leggevo male in un articolo, segni massonici) e che doveva essere distrutto al momento della rinuncia, egli continua a impartire la benedizione papale, ma soprattutto la cosa che più importante e, importante sottolinearlo, che Bergoglio non fa, è che continua tutt’oggi a firmarsi “Benedictus P.P. XVI”: “P.P.” significa “Pontifex Pontificum” ovvero “Pontefice dei Pontefici” ed è l’unica firma ufficiale che il SOLO PAPA REGNANTE PUÒ ADOPERARE.

Anonimo ha detto...


"Il Papa è ancora Benedetto XVI.."

Se è ancora Papa, perché non governa la Chiesa ma la lascia governare a quell'altro?
Uno resta Papa e nello stesso tempo se ne sta in pensione, a continuare i suoi studi?
IL papa è tale per governare la Chiesa, tutta la Chiesa, nel senso più ampio del termine.
Non per recitare Rosari in privato per il bene della Chiesa, cosa che possono fare tutti i sacerdoti e tutti i fedeli.

E avrebbe fatto apposta addirittura 40 errori di latino nella sua dichiarazione d'abdicazione?
Dobbiamo credere ad argomenti del genere?
Questa fissa del "Benedetto XVI è ancora il Papa" stava diventando una vera e propria paranoia.

Anonimo ha detto...


"Benedetto ha rinunciato al ministerium non al munus..." Tesi assurda. Ipotesi dell'Emerito come Antipapa.

Il munus cos'è? L'ufficio del Papa, che consiste di un diritto e di un potere, interconnessi.
Accettando l'elezione, l'eletto acquista (iure divino, anche se il CIC attuale non lo dice più chiaramente) il diritto di esercitare un potere di giurisdizione su tutta la Chiesa, potere "sommo" perché superiore ad ogni altro, nella Chiesa, e non sindacabile da alcuno (Papa a nemine iudicatur). Questo potere è di governo e insegnamento; assomma in sè il legislativo, il giudiziario, l'amministrativo. I tre poteri della classica ripartizione del costituzionalismo liberale, riuniti in una sola persona, alla maniera dei sovrani assoluti di un tempo.
iL Papa possiede dunque un potere (monocratico) di governo sulla Chiesa universale che esercita finché è in carica o fa esercitare da altri, cardinali, vescovi, suoi "legati" o rappresentanti in generale, per via di espressa delega.
Si distingue da sempre nel diritto la titolarità di un potere dal suo esercizio, che può esserci o meno, può esser esercitato direttamente o per delega a terzi.
Se si dice allora che Benedetto pur dimessosi ha conservato il munus papale ossia il potere di governo lasciandone l'esercizio al nuovo entrato in carica, si cade in un assurdo giuridico. Infatti, il nuovo entrato non avrebbe il munus, ossia il potere di governare, visto che l'Emerito lo avrebbe conservato. Avremmo un Papa in carica senza il potere di governare la Chiesa mentre l'Emerito avrebbe conservato un potere di governo che non può più effettivamente esercitare, essendosi dimesso con tanto di dichiarazione di sede vacante.
Il potere di governo e il suo esercizio non possono esser istituzionalmente divisi tra due soggetti diversi, uno con il solo potere senza l'esercizio (Benedetto), l'altro con l'esercizio ma senza il potere (Francesco).
Inoltre, se il Papa Emerito pretende in qualche modo di esercitare il ministerium papale pur non avendone più il potere (tesi del papato "allargato" in senso spirituale o "mistico") ci si dovrebbe chiedere se questa pretesa non configuri il papato "emerito" come una forma di "antipapa". Infatti, antipapa può considerarsi anche colui che, non essendo legittimamente (più) Papa, pretenda in qualche modo di esercitare prerogative appartenenti al papato, anche se in modo parziale o solo cosiddetto "mistico", adottando comunque tutti i segni esteriori di un papa in carica, creando in tal modo una sorta di dannoso e confuso dualismo con il Papa effettivamente regnante.
Spero che queste osservazioni possano contribuire a far chiarezza sull'intricata questione.
Causidicus

Anonimo ha detto...

https://www.maurizioblondet.it/discorso-su-francesco-fuori-dellasse/

Discorso su “Francesco” fuori dell’Asse
Maurizio Blondet 10 Maggio 2021
Un lettore mi chiede se mi aspetto una dichiarazione di scisma da … monsignor Viganò. Ci son cose che fanno cascare le braccia (diciamo), questa è tipica. Com’è possibile che un mio lettore, cattolico praticante, brava persona, capisca l’opposto speculare? Quel che monsignor Viganò dice è che lo scismatico è El Papa, ed è lui con la sua junta kulandro-sudamericana occupante, che deve liberare il Vaticano.

Che lo facciano, è ovviamente escluso. E tuttavia, non solo Ratzinger non sa più come dire che il munus petrino è rimasto a lui; e viviamo in una papalità sdoppiata; anche lo stesso “Francisco” a rivelare la sua auto-coscienza di usurpatore , da segni inequivocabili. Il primo, e noto, è che non osa dormire nell’appartamento dove abitarono i Papi legittimi, ed esercita il suo dispotismo, le sue parolacce, le sue preferenze di persone e le sue trame milionarie da un albergo: la Domus Santa Marta, pardon Hotel , cui ha dato l’allure e lo stile di bettola malfamata affidandone la direzione al ben noto monsignore che fu checca fastosa e scandalosa ai suoi tempi, convivendo con il suo amante in una nunziatura apostolica, e che oggi s’è divertito a richiamare alla moralità, sputtanandoli apertamente, i cardinali che tornano “all’alba” – dopo i loro incontri particolari? – e lui “Non è tenuto ad alzarsi in piena notte per soccorrere confratelli incappati nelle forze dell’ordine”...

Anonimo ha detto...

segue%
Che “Francisco” non osi abitare nella residenza papale dove aleggiano le presenze di Pio Nono, Leone XIII , (san) Pio Decimo, Papa Pacelli, Karol Woytyla è un signum, un simbolo significativo: non sopporta certe compagnie, certe ombre che nel silenzio e solitudine della notte possono visitarti? O conoscendo il valore metafisico dello stare sull’Asse polare, ha voluto disassarsi?

Ancor più rivelatore la soppressione, rabbiosa e dispettosa, che ha voluto delle liturgie della basilica vaticana. Quelle umili, intime e modeste delle cosiddette Messe “private” – che sacerdoti stranieri o forestieri in visita a Roma, che non avevano dove adempiere al precetto di consacrare e comunicarsi, solevano celebrare in uno dei cento altari laterali della Basilica – vietate. E vietate quelle solenni, le liturgia e il servizio corale della trentina di canonici vaticani – elevati a quella funzione perché bene meriti – che dall’anno Mille, in talare secentesca, levano “canti della Sposa allo Sposo”. Li ha sbattuti fuori per sempre, Francisco. Invece di disciplinare i cardinali vecchi viziosi frenetici che tornano dopo le 2 di notte dalle loro randonnades sessuali, egli punisce i preti che dicono Messa ; non vuole che dalla cattedrale madre della Chiesa, centro della cristianità – che sorge sulla verticale del sepolcro e delle ossa di Cefas, il primo Pescatore – si levi l’incessante profumo del Sacrificio; ed è riuscito a vietare la Presenza Reale, la lode e al gloria del Sangue dell’Agnello dalla Pietra centro e base della Chiesa di Cristo. Come lui personalmente vive dislocato “a lato” della verticale petrina, così ha lasciato senza culto l’Asse. Che non vacilla.
Se quest’Asse venisse abbandonato si realizzerebbe la massima inefficacia della grazia extra-naturale che scende dall’alto sulla funzione pontificale, che ne è il canale. Si entra qui in un ordine di idee così lontano da Francisco e dai suoi viziosi cardinali, che bisogna ricorrere ad una sapienza cinese che descrisse la sovranità come “agire senza agire”, “azione immateriale per pura presenza”. E’ il Tao th Ching, il Libro della Via e della sua Azione, un testo antico ma già abbastanza moderno da conoscere il confucianesimo e criticarne la sua concezione di moralità politica e cura attiva della buona amministrazione. Lao Tse risponde che ci sono stati vecchi re dell’antichità, realmente vissuti, il cui governo consisteva nel “non agire”:...

Anonimo ha detto...

Causidicus il grande Scisma d'Occidente crea qualche problema al suo papato, come anche l'interpretazione petrina delle 4 sedi tetrarchiche ( escluso ovviamente l'abuso di Costantinopoli )come anche i casi di scomunica latae sententiae dal punto di vista spirituale ( non noetico-razionale si badi ).
Che senso abbia poi un papato mistico è del tutto idiota anche provarselo a chiedere...
Viene da pensare che per citare Radaelli ,per venire incontro ai tridentisnisti, Francesco e Ratzinger ce stiano un po' cojonando giocando ala famosa coppia di polizziotti. E' evidente che smarcarsi da questo gioco come dalla annosa diatriba sul prima e dopo CVII ( che Viganò non poteva non rispolverare con tempismo perfetto ) è possibile solo guardando alla storia della Chiesa ossia ad esempio ricordando che il più supposto tradizionalista dei papi fu arbitrariamente antitradizionale.
Si eviterebbe così e la politica e il fanatismo.

daouda


Anonimo ha detto...

La distinzione fatta da Benedetto XVI tra un esercizio attivo e altro contemplativo dal papato c'e un sapore della Tesi di Cassiciacum. Inoltre a questo Benedetto già nel suo primo anno di regnato ha consultato il Pontificio consiglio per i testi legislativi sulla modalità di rinuncia...

Ciò che ha fatto al volere trasformare la rinuncia al papato in pensione papale è stato un grave peccato. Qui difende la tesi che è ancora Papa, e ha rinunciato per i lobby che operano in Vaticano, non se accorgono che ha comesso un peccato al fare la volontà dei suoi nemici. Sembra nella verità che questo è stato deciso nel Conclave 2005: il cardinale Martini, L'AntePapa, non desisterebbe facile dei suoi votti.