3 luglio. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza
Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza
Cari amici, la preghiera delle Litanie ci conduce nel cuore della storia della salvezza: la nuova ed eterna alleanza fatta da Gesù col suo sacrificio.
La parola alleanza attraversa tutta la Scrittura. Dio non si limita a creare il mondo e poi ad abbandonarlo al suo destino. Dio cerca l’uomo, gli parla, lo chiama, gli apre una strada. Con Abramo promette una discendenza e una terra. Con Mosè libera il popolo dalla schiavitù e dona la Legge. Con i profeti annuncia un’alleanza nuova, scritta non più soltanto su tavole di pietra, ma nel cuore.
Tutto questo trova compimento in Cristo. Nell’Ultima Cena, Gesù prende il calice e lo consegna ai discepoli dicendo che quel calice è la nuova alleanza nel suo Sangue. Non si tratta di una semplice immagine religiosa. Gesù sta dicendo che il suo Sangue sarà il sigillo definitivo del rapporto tra Dio e l’umanità. Non un patto provvisorio, non un tentativo destinato a essere sostituito, non una promessa fragile appesa alla nostra incostanza. È un’alleanza nuova ed eterna, perché nasce dal dono irrevocabile del Figlio.
Questo mistero consola e giudica. Consola, perché la nostra salvezza non poggia sulla nostra bravura. Se dipendesse soltanto dalla coerenza dell’uomo, l’alleanza sarebbe fallita prima ancora di cominciare. Basta guardare con un minimo di sincerità la nostra vita. Siamo capaci di entusiasmi sinceri e di dimenticanze rapide, di promesse generose e di ritorni ostinati alle stesse povertà. Il Sangue di Cristo dice che Dio ha fondato l’alleanza non sulla nostra instabilità, ma sulla fedeltà del Figlio.
Lo stesso mistero giudica, perché chi è stato introdotto nell’alleanza non può vivere come se appartenesse solo a se stesso. Il Sangue di Cristo ci lega a Dio. Ricorda che siamo stati riscattati, custoditi, consacrati. Non siamo cristiani per tradizione anagrafica, per abitudine familiare, per sentimento intermittente. Siamo cristiani perché una vita è stata offerta per noi e ci ha introdotti nella comunione con il Padre.
Ogni Eucaristia rinnova sacramentalmente questa alleanza. Quando il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione sul calice, la Chiesa viene riportata al Cenacolo e al Calvario. Il Sangue di Cristo non è un ricordo lontano, è presenza viva. La nuova alleanza non è un documento conservato negli archivi del passato, è un dono che raggiunge la Chiesa oggi, sull’altare, nella comunione, nel perdono, nella vita dei fedeli.
Il cristiano non può separare la devozione al Preziosissimo Sangue dall’Eucaristia. Il Sangue che invochiamo nelle Litanie è il Sangue che ci viene donato sacramentalmente nel calice della salvezza. È il Sangue che fonda la Chiesa, sostiene i martiri, purifica i peccatori, ridona speranza ai cuori stanchi.
Vivere da uomini e donne dell’alleanza significa ricordare a chi apparteniamo. Significa non trattare la fede come un accessorio da usare nei momenti solenni. Significa lasciare che il Sangue di Cristo plasmi le nostre scelte, il nostro modo di parlare, di perdonare, di servire, di stare davanti alle difficoltà.
Un piccolo gesto può dare corpo alla meditazione: fermarsi davanti al Signore e rinnovare interiormente la propria appartenenza a Lui. Senza parole complicate. Signore Gesù, nel tuo Sangue rinnova la mia alleanza con te. È una preghiera breve, e proprio per questo può diventare vera.
Il Sangue della nuova ed eterna alleanza ricorda che Dio non si stanca di legarsi all’uomo. Anche quando l’uomo si scioglie, si allontana, si distrae, Dio resta fedele. La nostra speranza nasce da qui: non dalla forza delle nostre promesse, ma dalla fedeltà del Sangue versato.
La parola alleanza attraversa tutta la Scrittura. Dio non si limita a creare il mondo e poi ad abbandonarlo al suo destino. Dio cerca l’uomo, gli parla, lo chiama, gli apre una strada. Con Abramo promette una discendenza e una terra. Con Mosè libera il popolo dalla schiavitù e dona la Legge. Con i profeti annuncia un’alleanza nuova, scritta non più soltanto su tavole di pietra, ma nel cuore.
Tutto questo trova compimento in Cristo. Nell’Ultima Cena, Gesù prende il calice e lo consegna ai discepoli dicendo che quel calice è la nuova alleanza nel suo Sangue. Non si tratta di una semplice immagine religiosa. Gesù sta dicendo che il suo Sangue sarà il sigillo definitivo del rapporto tra Dio e l’umanità. Non un patto provvisorio, non un tentativo destinato a essere sostituito, non una promessa fragile appesa alla nostra incostanza. È un’alleanza nuova ed eterna, perché nasce dal dono irrevocabile del Figlio.
Questo mistero consola e giudica. Consola, perché la nostra salvezza non poggia sulla nostra bravura. Se dipendesse soltanto dalla coerenza dell’uomo, l’alleanza sarebbe fallita prima ancora di cominciare. Basta guardare con un minimo di sincerità la nostra vita. Siamo capaci di entusiasmi sinceri e di dimenticanze rapide, di promesse generose e di ritorni ostinati alle stesse povertà. Il Sangue di Cristo dice che Dio ha fondato l’alleanza non sulla nostra instabilità, ma sulla fedeltà del Figlio.
Lo stesso mistero giudica, perché chi è stato introdotto nell’alleanza non può vivere come se appartenesse solo a se stesso. Il Sangue di Cristo ci lega a Dio. Ricorda che siamo stati riscattati, custoditi, consacrati. Non siamo cristiani per tradizione anagrafica, per abitudine familiare, per sentimento intermittente. Siamo cristiani perché una vita è stata offerta per noi e ci ha introdotti nella comunione con il Padre.
Ogni Eucaristia rinnova sacramentalmente questa alleanza. Quando il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione sul calice, la Chiesa viene riportata al Cenacolo e al Calvario. Il Sangue di Cristo non è un ricordo lontano, è presenza viva. La nuova alleanza non è un documento conservato negli archivi del passato, è un dono che raggiunge la Chiesa oggi, sull’altare, nella comunione, nel perdono, nella vita dei fedeli.
Il cristiano non può separare la devozione al Preziosissimo Sangue dall’Eucaristia. Il Sangue che invochiamo nelle Litanie è il Sangue che ci viene donato sacramentalmente nel calice della salvezza. È il Sangue che fonda la Chiesa, sostiene i martiri, purifica i peccatori, ridona speranza ai cuori stanchi.
Vivere da uomini e donne dell’alleanza significa ricordare a chi apparteniamo. Significa non trattare la fede come un accessorio da usare nei momenti solenni. Significa lasciare che il Sangue di Cristo plasmi le nostre scelte, il nostro modo di parlare, di perdonare, di servire, di stare davanti alle difficoltà.
Un piccolo gesto può dare corpo alla meditazione: fermarsi davanti al Signore e rinnovare interiormente la propria appartenenza a Lui. Senza parole complicate. Signore Gesù, nel tuo Sangue rinnova la mia alleanza con te. È una preghiera breve, e proprio per questo può diventare vera.
Il Sangue della nuova ed eterna alleanza ricorda che Dio non si stanca di legarsi all’uomo. Anche quando l’uomo si scioglie, si allontana, si distrae, Dio resta fedele. La nostra speranza nasce da qui: non dalla forza delle nostre promesse, ma dalla fedeltà del Sangue versato.
Alla scuola di san Gaspare
San Gaspare scriveva: «In Corde Jesu Christi qui suo nos redemit Sanguine». Nel Cuore di Cristo, che ci ha redenti con il suo Sangue, nasce la vera appartenenza. L’alleanza è una comunione da vivere, oltre che un patto da ricordare. ( S. Gaspare del Bufalo, Lettera 856, Epistolario III.)
Preghiera
Gesù, Sangue della nuova ed eterna alleanza, rinnova oggi la mia appartenenza a te. Liberami da una fede vissuta per abitudine e rendimi consapevole del dono ricevuto. Il tuo Sangue renda più vera la mia fedeltà, più sincera la mia preghiera e più concreta la mia decisione di vivere da figlio amato dal Padre.
Giaculatoria
Sanguis Christi, Novi et ætérni Testamenti, salva nos.
Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza, salvaci.
don Mario Proietti

4 commenti:
Il conservatorismo ha stravinto. La Chiesa uscita dal Concilio Ecumenico Vaticano II celebra il suo trionfo finale. Per i conservatori è giunto il momento di abbassare la serranda.
E come la mettiamo con la Speranza cristiana?
Oggi ricorre Sant'Ireneo di Lione, Vescovo e martire, celebre per la lotta all'eresia gnostica, che gia' allora cercava di deformare il cristianesimo.
“Nulla ti turbi, nulla ti sgomenti. Tutto passa, Dio non si muta. La pazienza tutto raggiunge.
A chi ha Dio nel cuore non manca nulla. Dio solo basta. Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore,
perderlo, il tuo dolore, non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai
in una grande pace”.
Santa Teresa di Gesù
Posta un commento