venerdì 8 luglio 2022

Pio XII e gli ebrei: online la “lista Pacelli”.

Un modo per mettere a tacere la leggenda nera di un papa collaboratore, o indifferente alla sofferenza di milioni di uomini e donne. Qui l'indice degli articoli su Pio XII
Pio XII e gli ebrei: online la “lista Pacelli”.

Su richiesta di papa Francesco, è appena stata messa online una parte dell’archivio della Segreteria di Stato riguardante gli aiuti forniti da Pio XII agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Un modo per mettere a tacere la leggenda nera di un papa collaboratore, o indifferente alla sofferenza di milioni di uomini e donne.

Ricercatori accreditati che vi hanno accesso da alcuni anni la chiamano “lista Pacelli”, in riferimento alla famosa “lista di Schindler”. Occupa 170 volumi – che rappresentano 40.000 file digitali – e ripercorre la storia, spesso sconosciuta, di 2.700 persone di origine ebraica che chiesero aiuto alla Santa Sede durante la seconda guerra mondiale.

Da tutta l’Europa occupata dai nazisti arrivavano ogni giorno decine, se non centinaia, di grida di aiuto. Per gestire la situazione, Papa Pio XII aveva nominato un funzionario della Segreteria di Stato – mons. Angelo Dell’Acqua – per gestire le richieste che erano rivolte al successore di Pietro, con l’obiettivo di fornire ogni possibile assistenza.

La colpa di questi uomini, donne e bambini? Avevano origini ebraiche. Nella presentazione del prezioso materiale digitale ora accessibile a tutti, mons. Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, precisa le richieste che erano avanzate.

Potevano riguardare l’ottenimento di visti o passaporti per l’espatrio, l’ottenimento di asilo, il ricongiungimento familiare, la liberazione dalla detenzione o il trasferimento da un campo di concentramento all’altro, la ricezione di notizie sui deportati, la fornitura di cibo o vestiti, sostegno finanziario, sostegno spirituale e altro ancora.

Ognuna di queste richieste costituiva un caso che, una volta elaborato, doveva essere conservato in una serie di documenti riservati intitolata Ebrei. Contiene più di 2.700 casi. E il prelato della Curia cita, tra gli altri, il caso emblematico di Werner Barasch, ebreo tedesco convertitosi al cattolicesimo nel 1938.

Detenuto nel campo di concentramento spagnolo di Miranda de Ebro, il giovane di ventitré anni si rivolse, il 17 gennaio 1942, a papa Pio XII in termini diretti: “Se oggi vi scrivo, è per chiedervi di aiutarmi da lontano”.

Pochi giorni dopo, la Segreteria di Stato si occupò del caso, intervenne tramite il nunzio di Madrid, e liberò il giovane, permettendogli di ottenere il visto per gli Stati Uniti. Nel 2001 Werner Barasch raccontò come l’azione decisiva di Pio XII probabilmente gli salvò la vita. Scopriamo anche che il Vaticano rilasciò circa 959 visti a cattolici di origine ebraica per consentire loro di emigrare in Brasile.

“Questo canale brasiliano è il frutto di un accordo tra la Santa Sede e il Brasile. Una delle condizioni era che i ricorrenti fossero cattolici di origine ebraica, convertiti entro il 1935”, sottolinea Nina Valbousquet, la quale insiste sul fatto che gli archivi messi in rete dal Vaticano “non possono essere ben compresi senza accedere ad altri fondi per questo periodo”.


Sarebbe infatti facile descrivere un Papa Pio XII preoccupato di aiutare solo gli ebrei convertiti al cattolicesimo, a dispetto di coloro che sono rimasti attaccati alla religione dei loro padri. La storica, membro della Scuola francese di Roma, spiega: “Se il Vaticano allora era reticente a occuparsi degli ebrei che non si erano convertiti al cattolicesimo, era perché all’epoca veniva percepito come un’ingerenza nella politica dei paesi stranieri.”

E per sfatare la leggenda nera del papato durante la guerra, basti ricordare come conventi e case religiose aprirono le loro porte a Roma, per ordine di papa Pio XII, per nascondere molti ebrei, nel periodo più duro dell’occupazione nazista. - fonte fsspx.news

8 commenti:

Anonimo ha detto...

La propaganda di parte poté più della realtà anche a guerra finita. Ricordo parte degli eventi che accompagnarono gli strascichi de:

"Il Vicario è un'opera teatrale scritta dal drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth nel 1963. Il titolo originale dell'opera Der Stellvertreter fa riferimento al Papa che è "Gottes Stellvertreter", cioè il Vicario di Cristo.
Il testo affronta la scottante questione delle responsabilità di Papa Pio XII verso l'olocausto, accusando il "Pastore Angelico" di passiva e cosciente complicità con il Nazismo nello sterminio degli ebrei..."(Wikipedia)

Questa opera è stata messa in scena in Italia fino al 2017(wikipedia).Ciò dimostra che il livore ottunde la vista e provoca alterazioni cognitive, in questo caso l'ideologia evidenzia fatti non veri e non vede fatti reali che ha sotto il naso.

Se perlomeno cercassimo, come popolo, di trarre insegnamento dal passato sforzandoci di distinguere bene dal male, giusto dall'ingiusto senza più credere alle narrazioni della propaganda!

Pio XII s'è visto seppellire dalla propaganda in vita ed in morte, mentre la mediocrità, la piaggeria, l'ideologia, la somma di tutte le eresie completa la sua entrata trionfale nella chiesa. E i blandi riconoscimenti che vengono, grazia loro, riconosciuti a Pio XII, sono foglie di fico che denunciano solo che loro hanno ancora una volta tradito Dio, Uno e Trino, e sepolto il Suo Vicario.

Anonimo ha detto...

A leggere l’elenco di coloro che ultimamente si sono proclamati “cattolici praticanti” si ha l’esatta misura di quanto la chiesa sia diventata ridicola. Aggiungiamoci poi i media cattolici proni al mainstream col loro tono piagnucoloso, servile, strategicamente finalizzato a commuovere. Ributtante ad es. il bambinismo a senso unico. Tragico errore quello di “una chiesa aperta a tutti” sfociato inevitabilmente in una chiesa aperta a tutto. Anche al grottesco. Papolatria, sentimentalismo, conformismo: ecco le tre patologie che hanno dissolto l’aura sacrale e il mistero senza le quali qualsiasi esperienza spirituale decade a livello di perbenismo conformistico: il modello del buon cittadino ben educato e moderato. Nella migliore delle ipotesi -rarissime- impegnato nel sociale. Dunque ben venga lo scisma per ripristinare ciò che si è dissolto: la presenza del sacro senza il quale la dimensione spirituale non ha luogo. Sono contrario al recupero del latino che ormai nessuno capisce e alle messe che durano due ore. Dunque non sono un massimalista della tradizione. Ma una restaurazione almeno sul piano dogmatico, escatologico e liturgico è necessaria. Non per narcisismo come superficialmente qualcuno crede: qui la questione è molto più seria. È prioritario offrire la possibilità di uno sviluppo spirituale concreto a chi lo desideri. Una chiesa che elude se non addirittura deride questa priorità è un ramo secco, non serve a nulla.

Anonimo ha detto...


Le Messe che durano due ore...

Le Messe di rito romano antico non solenni durano in genere un'ora circa, anche tre quarti d'ora solamente, se il sermone non è troppo lungo (in media non dovrebbe oltrepassare i 15 minuti).
Le Messe solenni superano l'ora, ma in genere non vanno oltre l'ora e mezzo (e anche di meno).
L'antichissima lingua liturgica va restaurata, ci sarebbero i libretti con la traduzione in volgare accanto.
Si potrebbe anche studiare un po' di latino, cosa che non sarebbe male per la cultura personale.
T.

Anonimo ha detto...


Subito dopo la II g m Pio XII veniva continuamente ringraziato dagli ebrei per l'aiuto che aveva prestato a tanti loro connazionali ingiustamente perseguitati. Venivano delegazioni ad omaggiarlo in Vaticano. Mi sembra che persino Einstein abbia fatto atto di omaggio verbale, da casa sua. Poi le cose sono gradualmente cambiate a partire dal mediocre lavoro teatrale "Il Vicario", opera di un tedesco che, ho letto, sarebbe stato un agente dei servizi segreti della Germania Est o comunque al loro servizio (Germania Est comunista ossia Mosca). La stampa comunista lodava e sosteneva quell'opera teatrale, calunniando in tutti i modi la figura di Pio XII.
Gli ebrei convertiti al cristianesimo per le organizzazioni ebraiche non erano più considerati ebrei, di loro non si interessavano. Il papa invece ha aiutato tutti, ebrei rimasti ebrei di religione ed ebrei convertitisi a Cristo. Questa la differenza.

Anonimo ha detto...

Il quadro non è completo lo stesso ma al Santo Padre Pio XII dobbiamo la divulgazione dell'apparizione del 12 aprile 1947 della Vergine della Rivelazione in cui, tra le altre cose, la Madonna riveló: "il mio corpo non poteva morire e non morì....non poteva marcire e non marcì..." anticipando l'imminente promulgazione del dogma dell'Assunta, avvenuto tre anni dopo, nel 1950.
Andrebbe la pena leggere uno dei pochi testi a disposizione sull'argomento: "Il Veggente" di Gaeta Saverio, in cui la cosa che più rimane impressa è senz'altro la conversione fulminea del feroce protestante Bruno Cornacchiola, il quale si stava organizzando per uccidere Papa Pio XII. Un grande papa mariano che meriterebbe la venerazione di tutta la Chiesa. Una vita straordinaria non solo come Vicario di Cristo ma come apostolo di Maria, zelante e teneramente devoto.

Anonimo ha detto...

Quando morì, non lasciò niente a nessuno, perché non aveva niente-

“Pio XII amava concretamente e non a parole, tutti gli esseri umani soprattutto quelli che soffrivano. Questo amore lo spingeva a voler soffrire come loro, ad imporsi le stesse privazioni cui erano costretti.
Durante la guerra sapeva che molti uomini soffrivano la fame, ed egli si privava del cibo che avrebbe potuto avere in abbondanza.

Quando cominciarono i bombardamenti, molta gente restò senza casa e fu costretta a affrontare i rigori del freddo senza riscaldamento, con pochi vestiti in condizioni di grave indigenza. Pensando a quelle famiglie, Pio XII, durante la guerra, non volle che il suo appartamento fosse riscaldato. Aveva le mani e i piedi gonfi, pieni di geloni. Faticava a scrivere a macchina, a tenere la penna in mano, non stava bene di salute, ma non volle il riscaldamento.

Quando in Italia cominciò a scarseggiare lo zucchero e il caffè, mio zio smise di prendere caffè e fino al termine della guerra non bevette più una sola tazzina di caffè. Le scorte di zucchero e di caffè che c'erano in Vaticano e quelle che arrivavano, le mandava agli ospedali della città per gli ammalati.

In pubblico mio zio voleva sempre apparire perfetto, impeccabile.

Rappresentava la Chiesa, sentiva in modo elevatissimo il senso di questa suprema dignità.

Il suo comportamento e i suoi abiti, esteriormente, erano impeccabili come quelli di un sovrano. Ma in realtà egli era poverissimo.

Dopo la sua morte, scoprimmo che il suo corredo di biancheria era misero: aveva soltanto tre camicie, logore e rattoppate, alle quali cambiava spesso i polsini inamidati perché, quelli, si vedevano. Aveva due o tre paia di scarpe che faceva continuamente aggiustare e risuolare. Durante gli anni della guerra diede ai poveri tutto quello che aveva, tutto il denaro che riceveva.

Quando morì, non lasciò niente a nessuno, perché non aveva niente.

Come tutti hanno potuto constatare osservando le fotografie pubblicate dopo la sua morte, dormiva in una camera disadorna, su una branda di ferro”

(Giulio Pacelli)

Anonimo ha detto...

@Giulio Pacelli

Ringrazio della sua bellissima ed edificante testimonianza (sono l'Anonimo delle 14.50)!

Anonimo ha detto...


Pio XII: queste notazioni del nipote confermano l'impressione generale del tempo, che egli fu un grande esempio di spirito di sacrificio e di austerità nonché di bontà, di effettivo aiuto a chi soffriva, proprio come i papi che si sono succeduti dopo di lui...