lunedì 11 luglio 2022

Sacrosanctum Concilium: Il più grande cavallo di Troia

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine uno scritto di Peter Kwasniewski, che ringrazio per la cortese segnalazione. Importante per le considerazioni sulla Sacrosanctum concilium che ne identificano l'effettiva portata sfatando l'affermazione che le distorsioni della Messa riformata siano attribuibili ad uno scostamento dal documento conciliare; il che sostanzialmente coincide con l'assunto più generale che la crisi nella Chiesa sia stata determinata da una cattiva interpretazione del concilio e non dalle ambiguità e subdole aperture, non immediatamente riconoscibili, presenti nei suoi documenti i quali, com'è noto, hanno sostituito con un'operazione di fronda, i testi preparatori già predisposti dalla Curia. Se avessi conosciuto questo testo lo avrei citato, insieme alla mia annotazione inserita come chiosa, qui. D'altra parte, sottolinea Kwasniewski, "nessuna lettura equa di SC potrebbe produrre il Novus Ordo come emerse nel 1969, e l'evidenza indica che la maggior parte dei vescovi non riteneva di essere d'accordo con una rivoluzione. Questo è il punto principale che desidero sottolineare nell'articolo su OnePeterFive".

Sacrosanctum Concilium: Il più grande cavallo di Troia
Peter Kwasniewski

In passato pensavo che la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, fosse “accettabile” se la si prendeva alla lettera, e che i problemi sorgessero quando la gente la ignoravano o la interpretavano in modo unilaterale o distorto. Credevo che a partire dall’applicazione rigorosa della Sacrosanctum Concilium si potesse avviare una “riforma della riforma”.

Ma poi sono successe due cose che mi hanno risvegliato da questo piacevole sogno ad occhi aperti.

La prima è stata la scoperta dell’abilità con cui l’impresario riformatore Annibale Bugnini ha manipolato il comitato incaricato della stesura della bozza della Sacrosanctum Concilium prima del Concilio. Utilizzando il “Metodo Bugnini” (per usare le parole del rinomato storico francese Yves Chiron, che ha scritto la migliore biografia su di lui), il Monsignore si è assicurato del fatto che il testo non avrebbe richiesto troppo e troppo presto, ma si sarebbe espresso in termini sufficientemente vaghi per permettere l’esteso lavoro di demolizione e di ricostruzione che lui e i suoi alleati avevano in mente. Come egli dichiarò ai membri del suddetto comitato l’11 novembre 1961 (quindi prima del Concilio:
Sarebbe assai sconveniente che gli articoli della nostra Costituzione fossero respinti dalla Commissione Centrale o dal Concilio stesso. Per questo dobbiamo procedere in modo meticoloso e discreto. Meticoloso, in modo tale che le proposte siano avanzate in modo accettabile (modo acceptabile), o, a mio modo di vedere, formulate in modo tale che si esprimano molte cose senza che sembri che si stia dicendo nulla: che si esprimano molte cose in embrione (in nuce) e che si lasci in questo modo la porta aperta a legittime e possibili deduzioni e applicazioni postconciliari: che non si dica nulla che faccia pensare a un’eccessiva novità e possa rendere invalido tutto il resto, anche quando è espresso in modo esplicito e non pericoloso (ingenua et innocentia). Dobbiamo procedere in modo discreto. Non si deve chiedere o esigere tutto al Concilio — ma bisogna farlo coi principi fondamentali (Chiron, 82).
All’apertura della prima sessione del Concilio, quando una combriccola di prelati e periti ha orchestrato il drammatico ribaltamento di tre anni di lavori preparatori e di bozze di documenti, Sacrosanctum Concilium era l’unico documento ad essere rimasto in piedi quando la polvere si è posata. I progressisti hanno visto che soddisfaceva le loro aspettative e i loro piani futuri. Poteva essere lasciato legittimamente sul tavolo, motivo per cui è stato il primo documento ad essere discusso e poi promulgato.

Il secondo passo intrapreso per rivalutare Sacrosanctum Concilium è stato quello di rileggerlo più da vicino tenendo presente il Metodo Bugnini. Uno strumento chiave per farlo è “Sacrosanctum Concilium: A Lawyer Examines the Loopholes” [“Un avvocato esamina le falle di Sacrosanctum Concilium”], di Christopher Ferrara. Ho letto questo testo anni fa, ma solo di recente, dopo la lettura di Chiron, esso è riuscito a colpirmi con tutta la sua forza. Nessun lettore che nutra un serio interesse per la liturgia può esimersi dal leggere l’analisi di Ferrara, che spiega come una riforma liturgica postconciliare che sembra discostarsi così drasticamente da alcune affermazioni della Sacrosanctum Concilium sia stata purtuttavia una coerente applicazione della stessa.

In conclusione: Sacrosanctum Concilium non solo non è un documento sicuro, ma è stato il più grande cavallo di Troia mai introdotto nella Chiesa. So che è doloroso per molti buoni cattolici ammettere che si tratta di un documento corrotto e corrosivo, ma si deve giudicare l’albero dai suoi frutti. In un dibattito trasmesso da Radio-Courtoisie il 19 dicembre 1993, Jean Guitton (1901–1999), filosofo e teologo e buon amico di Paolo VI, affermò quanto segue:
L’intenzione di Paolo VI nei confronti della liturgia e di quella che comunemente viene chiamata Messa, era quella di riformare la liturgia cattolica in modo tale che coincidesse quasi con la liturgia protestante… Ma ciò che è curioso è che Paolo VI lo ha fatto per avvicinarsi il più possibile alla Cena del Signore protestante… Ma ripeto che Paolo VI fece di tutto per avvicinare la Messa cattolica — scavalcando il Concilio di Trento — alla Cena del Signore protestante…
Non credo di sbagliare se affermo che l’intenzione di Paolo VI e della nuova liturgia che porta il suo nome era quella di esigere dai fedeli una maggiore partecipazione alla Messa, di dare più spazio alla Scrittura e meno spazio a tutti che alcuni chiamerebbero “magia”, [e] altri [chiamerebbero] consacrazione sostanziale, transustanziale, e per ogni contenuto della Fede Cattolica; in altre parole, Paolo VI aveva l’intenzione ecumenica di rimuovere — o almeno correggere, o ammorbidire — ciò che vi era di troppo cattolico, in senso tradizionale, nella Messa, e, ripeto, tutto ciò per assimilare la Messa cattolica sempre di più vicino alla Messa calvinista.

Esiste una foto che ritrae Guitton e Paolo VI insieme in Vaticano, mentre lavorano al libro The Pope Speaks: Dialogues of Paul VI with Jean Guitton (un antesignano delle interviste di Peter Seewald a Benedetto XVI). Pertanto Guitton è un uomo che sa di cosa parla. Bugnini sarebbe sicuramente stato d’accordo con le finalità che vengono attribuite a Paolo VI, poiché — riguardo alle modifiche drastiche apportate alle orazioni tradizionali del Venerdì Santo — egli scriveva: “È l’amore delle anime e il desiderio di contribuire in ogni modo a costruire la strada che conduce all’unione dei fratelli separati [cioè coi protestanti] — rimuovendo ogni pietra che potesse anche solo lontanamente costituire un ostacolo o una difficoltà — che ha spinto la Chiesa a compiere persino questi dolorosi sacrifici [all’interno della liturgia]”.

Sebbene cattolici conservatori siano una razza in rapida scomparsa, continuano a ripetere i luoghi che gli sono stati insegnati, probabilmente perché non sarebbero in grado di affrontare quelle che pensano siano le conseguenze catastrofiche del rinunciare ad essi. Conor Dugan, in un’ironica recensione intitolata “A Deeper Context: Overlooked book provides insight into Vatican II debates” [“Un'analisi più profonda: un libro dimenticato fornisce informazioni sui dibattiti del Vaticano II”], afferma quanto segue su A Deeper Vision: The Catholic Intellectual Tradition in the Twentieth Century [Una visione più profonda: la tradizione intellettuale cattolica nel XX secolo], di Robert Royal:
Secondo l’interpretazione di Royal, “non c’è nulla in alcun documento approvato dai Padri Conciliari che abbia approvato [le] deviazioni radicali” successive al Concilio. Royal conferma le sue affermazioni con un’indagine sui documenti chiave. E, come il recente studio del Padre Nichols, Conciliar Octet… egli arriva alla conclusione secondo la quale il Concilio non sarebbe stata la Rivoluzione Copernicana della Chiesa, ma una riforma nella continuità.
Vorrei poterci credere (anzi, una volta ci credevo davvero). Ma da quando mi sono accorto che il primo documento approvato dal Consiglio — l’unico la cui bozza preconciliare è stata mantenuta perché considerata quella meno controversa! — è già pieno zeppo di affermazioni problematiche e di voragini così grandi che ci potrebbero passare attraverso dei camion, è impossibile per me continuare a vivere nel mondo fantastico del conservatorismo cattolico. D.Q. McInerny descrive bene questo problema in un articolo pubblicato sul numero di Natale 2019 di Latin Mass Magazine:
Una caratteristica di Sacrosanctum Concilium, e anche degli altri documenti conciliari, è la loro adozione di una peculiare modalità di espressione stilistica: “sì… ma”, “certamente… forse”. Si stabilisce un mandato specifico, o si enuncia una direttiva particolare, e poi quasi subito dopo, nella maggior parte dei casi, si utilizza una serie di adeguamenti qualificativi che si riferiscono a quanto si è appena detto e che hanno l’effetto di rendere alla fin fine un mandato non davvero obbligatorio, e di far suonare una direttiva come se fosse poco più di un suggerimento, come se consistesse in una possibilità tra le altre. Questo è ciò che accade nella Sacrosanctum Concilium. L’effetto di un tale approccio è quello di creare un’aura di ambiguità riguardo a una questione particolare che consente, o addirittura incoraggia, una varietà di interpretazioni divergenti, alcune delle quali lo sono a tal punto da diventare reciprocamente contraddittorie. Questo fenomeno è stato ampiamente dimostrato negli ultimi decenni. Non appena si specifica, nella Sacrosanctum Concilium, che la lingua latina dev’essere conservata nel rito latino, si concede il permesso di usare il volgare nella Messa e nell’amministrazione dei sacramenti, e, in modo significativo, che “i limiti del suo impiego possono essere estesi”. … Dato il modo oscillante in cui l’argomento del latino è trattato nella Sacrosanctum Concilium, ritengo corretto affermare che il partito antilatino può legittimamente trovare nel documento un sostegno più favorevole alla loro posizione che a quella di coloro che desiderano mantenere la tradizione. Quel che è toccato in sorte al latino è stato il risultato di un calcolo meticoloso.
Il motivo per cui abbiamo ottenuto il Novus Ordo in tutto il suo “splendore” riformatore è che i suoi futuri architetti hanno truccato il documento conciliare per aprirgli la strada e hanno poi anche ammesso di averlo fatto, come abbiamo visto. Se Sacrosanctum Concilium è una sorta di oasi all’interno del Concilio, cosa mai ci sarà nel suo deserto?

L’interpretazione del Vaticano II di Royal non può reggere il confronto con The Second Vatican Council—An Unwritten Story [Il Concilio Vaticano II: una storia mai scritta], di Roberto de Mattei, un’analisi accuratamente documentata di ciò che è effettivamente accaduto al Concilio. La bella fioritura della vita intellettuale cattolica anteriore al Vaticano II non ha potuto cancellare le macchinazioni dei progressisti e dei modernisti moderati che guidavano le discussioni interne e le bozze più o meno come desideravano. Hanno visto la loro grande opportunità e l’hanno sfruttata con coraggio.

Perché, allora, quasi tutti i prelati del Concilio, compreso l’arcivescovo Marcel Lefebvre, hanno votato a favore di Sacrosanctum Concilium: ben 2147 contro 4? Il Padre Hunwicke fa intendere che essi ignoravano gli obiettivi finali del Movimento Liturgico radicale e che pensavano di star votando a favore di una leggera modernizzazione del culto tradizionale; che gli è stato invece nascosto il piano reale che c’era dietro, poiché i dibattiti in Consiglio suggerivano una riforma moderata; e che — fatto non meno importante — hanno agito con un istinto di gregge, che, nel contesto di una riunione così inefficiente e intricata come quella del Consiglio (abbiamo molti atti privati che si lamentano di provare una terribile noia), ha permesso agli attori chiave di accelerare la conclusione dei documenti con la benzina dell’impazienza.

E perché, allora, successivamente hanno applicato obbedientemente tutti i cambiamenti? Ah, questa è una storia diversa. Anche i vescovi che nutrivano seri dubbi sulle riforme (e non erano pochi) sentivano di non avere altra scelta che “obbedire” a tutto ciò che il papa decretava. La parola di un papa è la parola di Dio, no? Un ultramontanismo pecorile di vecchia data mascherato da pietà impediva persino ai pastori di proteggere le loro greggi dai danni rivoluzionari. Cinquant’anni di culto parrocchiale deformato, una rete globale di immoralità clericale e un papa che tratta la fede della Chiesa come argilla malleabile sono i tre colpi con cui l’iperpapalismo è finalmente uscito alla ribalta, anche se alcuni fanno ancora fatica a rendersene conto.

La precedente critica a Sacrosanctum Concilium deve considerarsi un “dissenso dal Magistero”? No. Questo documento ha due ingredienti: un resoconto speculativo della liturgia, che è dotato di un’interpretazione ortodossa, e un lungo elenco di decisioni pratiche su come riformare la liturgia. La critica tradizionalista mira a quest’ultimo ingrediente, che, per sua natura, riguarda giudizi prudenziali espressi su punti particolari. I giudizi su ciò che è meglio fare qui e ora non possono mai essere infallibili e sono di per sé soggetti a rivalutazione, modifica e persino rifiuto — se ritenuto opportuno — nel corso del tempo.

Lo stesso processo si è svolto con le misure disciplinari di molti concili ecumenici precedenti, alcune delle quali non sono mai state nemmeno messe in atto o sono state messe in disparte piuttosto velocemente. In parole povere: il piano d’azione concordato dai Padri Conciliari può e deve essere giudicato dai suoi frutti e sullo sfondo di circostanze mutevoli e non è oggetto di assenso religioso. Un piano d’azione errato rientra nella possibilità di un concilio ecumenico anche secondo l’interpretazione più rigida dello statuto di un sinodo universale.

Come sostiene san Tommaso d’Aquino, seguendo sant’Agostino e altri Padri della Chiesa, Dio non permetterebbe un male se non ne traesse un bene più grande. Anche se nessuno di noi può vedere pienamente il bene che sorgerà dai mali che accompagnano il Concilio e la sua successiva riforma liturgica, penso che non si possa negare che abbiamo imparato dure lezioni, che ci hanno aiutato in questi decenni e continueranno ad aiutarci in futuro.

Possiamo avere — e infatti un numero sempre maggiore di persone ce l’ha — una migliore comprensione del motivo per cui il rito tradizionale rito romano è esattamente com’è, funziona bene così com’è e non dovrebbe essere modificato in nessun modo sostanziale. La sua perfezione nei testi, nei canti e nelle cerimonie non è mai stata così evidente come oggi, un’epoca in cui essa spicca in netto contrasto su uno sfondo di menomazioni liturgiche, mediocrità e malessere. Chi ha a cuore la liturgia se ne interessa di più; chi ama la tradizione, come dovrebbero fare tutti i cattolici, la ama di più. Sono queste le premesse necessarie per un fiorire del culto divino nella Chiesa, fonte e culmine della vita cristiana e cuore e anima della cultura cristiana.
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Bibliografia
Yves Chiron, Annibale Bugnini: Reformer of the Liturgy, trad. John Pepino (Brooklyn, NY: Angelico Press, 2018).
La citazione di Guitton è stata riportata su Abbey Newsletter dal Reverendissimo Dom Gerard, O.S.B., Abbaye Sainte-Madeleine, Le Barroux, con traduzione probabilmente di Paul Crane, S.J. in Christian Order 35.10 (1994), 454.
D.Q. McInerny, “Reflections on the Loss of Latin, Part I” in Latin Mass Magazine, 28.4 (Natale 2019), 33–34.
[Traduzione per Chiesa e post-concilio di Antonio Marcantonoo]

27 commenti:

Anonimo ha detto...

Christo omníno nihil præpónant, qui nos páriter ad vitam ætérnam perdúcat. S.Benedetto.

Anonimo ha detto...

CVII ovvero l'assalto alla diligenza.

Anonimo ha detto...

Serpi in seno.

Catholicus ha detto...

Nel rifiuto della riforma Bergoglio scorge un problema ecclesiologico che consisterebbe "nel non riconoscere la validità del Concilio [...] e non accogliere la riforma liturgica nata dalla Sacrosanctum Concilium che, secondo lui, esprime la realtà della Liturgia in intima connessione con la visione di Chiesa mirabilmente descritta dalla Lumen Gentium".
Ma la riforma liturgica non è rifiutata in quanto espressione del Vaticano II. Essa è andata ben oltre, quando non addirittura contro, le indicazioni di Sacrosanctum Concilium. E la riforma così come si è concretamente attuata ancora peggio.

Anonimo ha detto...

La Chiesa rifiorirà solo quando si capirà che i concili dogmatici sono sempre vincolanti, mentre il concilio Vaticano II, che ha natura pastorale, non vincola e, dati i prossimi frutti, va ignorato come un esperimento fallito!!

mic ha detto...

Il Vaticano II potrebbe essere ignorato solo se 60 anni di applicazione non avessero rivoluzionato la Chiesa. Come affermavano mons. Gherardini e il vescovo Schneider, occorrr un nuovo Sillabo. Non si può uscire dalla storia...

A proposito di san Benedetto ha detto...

Tra i vari concetti chiave e luoghi comuni del monachesimo benedettino – ora et labora, stabilitas loci, habitus non facit monachum – ve n’è uno meno noto, seminascosto tra le righe della Regola di san Benedetto da Norcia. È anzi una parola di sei lettere, che compare una sola volta nel testo, ma che ne sostiene l’intera tessitura: «schola». Benedetto, in particolare, sostiene che «bisogna dunque istituire una scuola per il servizio del Signore».
Silvio Brachetta, dal Bollettino di DSC n. 4/2018

Anonimo ha detto...

l'11 LUGLIO 2015 è tornato dal suo Mastro Geppetto il più arguto teologo italiano del 900. Possa con lui saltare, ballare e fare salti immortali! E chi non lo ha ancora fatto, legga il suo bellissimo "Contro Maestro Ciliegia", una spiegazione della vita cristiana a partire dalle avventure di Pinocchio. Grazie Cardinale!
Nel Conclave del 2005, quando Ratzinger lo voleva eleggere papa, il cardinale Biffi scrisse questo: "Se scopro chi è che si ostina a votarmi giuro che lo prendo a schiaffi", così affermò l'arcivescovo emerito di Bologna dopo aver ricevuto una preferenza ad ogni votazione, da colui che poi presto diventò Benedetto XVI. “A ogni votazione ricevo sempre un solo voto. Se scopro chi è che si ostina a votarmi giuro che lo prendo a schiaffi”. A sfogarsi così con un confratello durante il Conclave 2005 è stato il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo emerito di Bologna. “Cosa Eminenza?”, gli domanda perplesso l’altro cardinale. “Sì, ha capito bene, Eminenza”, replica Biffi. “Giuro che lo prendo a schiaffi”. Al che il porporato lo guarda perplesso e gli spiega: “Eminenza, ormai è chiaro chi stiamo eleggendo come nuovo Papa ed è anche abbastanza evidente che questo candidato abbia scelto di votare per lei. Quindi se vorrà ancora mantenere il suo proposito sarà costretto a prendere a schiaffi il Papa”. Biffi rimase senza parole: Joseph Ratzinger aveva deciso di votare per lui. A raccontare l’episodio è il giornalista cattolico Francesco Grana, autorevole commentatore di fatti religiosi e notoriamente vicino all’allora cardinale di Napoli, Michele Giordano. “Nel 2007 – ricorda Grana sul sito www.orticalab.it – sarà proprio Benedetto XVI a chiedere all’arcivescovo emerito di Bologna di predicare a lui e all’intera Curia romana gli esercizi spirituali. Al termine, nel ringraziarlo per le meditazioni che aveva offerto a tutti i presenti, Benedetto XVI chiosò su un simpatico particolare. “Vorrei dirle grazie – affermò il Papa – per il suo realismo, per il suo umorismo e per la sua concretezza; fino alla teologia un po’ audace di una sua domestica: non oserei sottoporre queste parole “il Signore forse ha i suoi difetti” al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede“. Quanto al voto di Biffi nel Conclave del 2005, Grana ricorda l’intervento che l’arcivescovo emerito di Bologna rivolse a tutti i cardinali la mattina del 15 aprile, durante la quotidiana seduta delle congregazioni generali che i porporati tengono ogni giorno nel periodo della Sede Vacante. “Vorrei segnalare al nuovo Papa, che mi sta ascoltando – è il passaggio più importante dell’intervento di Biffi – la vicenda incredibile della Dominus Iesus: un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al cardinal Ratzinger la mia vibrante gratitudine. Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli – a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste – non si era mai sentito la necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della fede; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale”.

Anonimo ha detto...

Leggo spesso queste argomentazioni che il più delle volte mi fanno incavolare.
L'idea che emerge di questi alti prelati e erano in gran parte una manica di ignoranti e rimbambiti.
Non scherziamo, per piacere.
Noi riusciamo a cogliere ogni sottile tentativo di discostarsi dalla Tradizione e loro no?
Bastava davvero così poco per ingannarli?
Le stesse cose le ho sentite a proposito della elezione di Bergoglio che, secondo alcuni, con i quali di certo non concordo, è avvenuta perché "poverini" non lo conoscevano.
Ma davvero crediamo a queste scemenze?
Lo sapevo anche io chi era Bergoglio e loro no?
Non ci crederò mai.
Il problema è che i cardinali fedeli alla Tradizione non hanno avuto, per un falso concetto di obbedienza, il coraggio e la forza per opporsi in maniera più decisa, trascinando con sé anche gli altri.
La visione alquanto idolatrica del Papa non nasce certo oggi.
Basti pensare che il magistero ordinario è visto alla pari di quello straordinario.
Peccato che il documento del Concilio Vaticano I sul dogma dell'infallibilità li smentisce essendo molto più specifico e restrittivo in materia.
Mi farebbe piacere avere un giudizio tecnico nel merito da parte di Mic.
Antonio


Sestolese ha detto...

Concordo in pieno con il sig. Antonio. Ancora si sente il mantra del Papa eletto dallo Spirito Santo, dimenticando che il libero arbitrio opera anche in Conclave.

Gli ostinati ha detto...

Vedo che i "conservatori", i moderati, gli innamorati di Wojtyla, di Ratzinger e dei loro suppositi, gli innamorati della messa-cena protestante (magari "ben celebrata") e del "centrodestra" (quindi dei sieri genici e del green pass) abbondano. Quanto mi dispiace vedere che i preziosi interventi di Mons. Viganò trovano così pochi sostenitori! Conosco tuttavia parecchie persone semplici, le quali, da posizioni piddine, di "centrodestra", indifferenti al cattolicesimo (conciliare), sono diventate ardenti oppositrici di "centrodestra", "centrosinistra" e cattolicesimo conciliare e che - e questa è la gran sorpresa - hanno incominciata a frequentare la Messa di sempre, di cui nulla sapevano! Per istruirli - diciamo così - ho spiegate loro al meglio le posture, i gesti del celebrante, insomma, ho finta di celebrare la Messa! Ho consigliati loro alcuni libri. La conclusione è che dai conservatori non v'è nulla da sperare: per fortuna sono pochi, spesso arroganti, e, soprattutto, non sono la Chiesa. Tutto quello che sta succedendo da decenni, e particolarmente da due anni circa, non è affatto inutile: ciascuno è costretto a mostrare il proprio vero volto, il proprio valore. A nulla servirà arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'ingiustificabile, a nulla serviranno i giochetti dei politicanti, le baruffe di bassa lega, le ignobili tirate di capelli. I monsignori "conservatori" faranno alla fine una gran brutta figura, forse peggiore di quella dei modernisti dichiarati. E non parliamo dei politicanti! Il mondialismo e la chiesa conciliare cadranno come due pere marce. Perché vi ostinate a sostenerli?

Anonimo ha detto...

«Nihil amori Christi praeponere».
San Benedetto, prega per noi, prega per quest’Europa disastrata che ha perso la propria identità.

Enzo basile ha detto...

Bravissimo, i wojtylianrazzingheriani sono i peggiori

Anonimo ha detto...

Per riparare i danni prodotti dal modernismo nella Chiesa, oltre al necessario e primario aiuto dello Spirito Santo, sarebbero necessari almeno 100 anni di tempo, 6 Papi di fila fedeli alla Tradizione e al Depositum Fidei, una quarantina di documenti magisteriali emanati a tamburo battente, un repulisti generale dei vertici accademici e teologi progressisti e, infine, un c. in c. ai modernisti non guasterebbe.

Diego B. ha detto...

Nella Chiesa si può fare invece. Un papa scomunica pastori e fedeli in una Santa Messa con il Santissimo esposto. Per i fedeli è sufficiente la confessione per i vescovi e i cardinali la scomunica può essere rimessa solo dal papà dopo abiura. Tanto chi è in mala fede all'inferno ci va lo stesso. Almeno rendiamo più vivibile l'aldiqua.

Anonimo ha detto...


# "Il mondialismo e la Chiesa conciliare cadranno come due pere marce.."

Quanti anni sono che lo si dice?

Riccardo ha detto...

Credo che ben presto il problema del Vaticano II si risolverà da sé: i gerarchi ecclesiali sono intenzionati a darne un'interpretazione ufficiale del tutto in rottura con il cristianesimo, per cui chi non si allineerà sarà fuori. Gli altri (i cristiani) non avranno più i problemi di interpretazione dei documenti conciliari e non avranno più a che fare con le dinamiche messe in moto dal Concilio e dal post concilio, per cui si potrà tranquillamente fare a meno di questo "concilio pastorale" continuando nella Tradizione e lasciare il resto a chi vuole fare la fine degli anglicani.

Cor Iesu, adveniat regnum tuum. ha detto...

Se lei preferisce dire più o meno "il mondialismo e la chiesa conciliare non cadranno mai, conviene trovare un modus vivendi con entrambi, come fanno il "centrodestra" e i "conservatori"", è libero di dirlo. Tuttavia, deve per forza anche sostenere che satana, al quale si ispirano e il mondialismo e la neochiesa conciliare, hanno vinto definitivamente, che Dio e il Suo Regno sono stati definitivamente sconfitti. Questo è direttamente contrario alle divine promesse, al Credo. È satana l'eterno sconfitto, non è Dio! Il trionfo momentaneo (anche se è un momento che dura da secoli!) del mondialismo e della falsa chiesa è reale, scoraggiante, ma sicuramente non eterno. Per quanto realmente potentissimi, i mondialisti restano degli ignobili pagliacci, i loro volti sono ributtanti. Al riguardo, si aiuti con la fisiognomica e si convincerà facilmente della verità delle mie affermazioni.
Cor Iesu, adveniat regnum tuum.

Anonimo ha detto...

Che strano, Mic. Tu traduci e gli altri pubblicano...
Su Messa in latino:
Pubblichiamo, nella nostra traduzione, un interessante saggio di Peter Kwansniewski, apparso lo scorso 21 giugno su Crisis Magazine, e ripreso ieri anche da Chiesa e Postconcilio.

mic ha detto...

E' un vecchio articolo che non conoscevo e che mi è stato segnalato da Kwasnieski, come spiego nell'incipit. Può darsi che Messa in latino lo abbia tradotto a suo tempo e lo rispolveri oggi...

Anonimo ha detto...


# "anche se è un momento che dura da secoli"

Un "momento" che dura da secoli non è più un "momento", ma un'epoca intera, un eone per capirci.
Che cadranno "come due pere marce", l'errore sta nell'immagine delle pere marce le quali, come è noto, cadono da sole, alla fine, consunte dal loro marciume. Ebbene, difficile credere che mondialismo e Chiesa conciliare, diventati pappa e ciccia, cadano da soli, per consunzione interna.
Nelle "cadute" finali di regni, Stati, civiltà arriva sempre ad un certo punto la guerra, interna e soprattutto esterna. Sembra che ci siamo: il clima da guerra civile sempre più accentuato negli USA, per colpa dei Dem, clima presente anche in Europa, anche se per ora in misura minore + la guerra da fuori, con l'invasione russa dell'Ucraina, la quale era già di fatto un avamposto nato-americano.

Cadono anche per un'opposizione intellettuale che erode certe convinzioni ideologiche prevalenti, opposizione tuttavia sviluppata da assai pochi intellettuali cattolici nei confronti del "monstrum" rappresentato dal Vaticano II.

Un punto importante ha detto...

Concludendo: "La precedente critica a Sacrosanctum Concilium deve considerarsi un “dissenso dal Magistero”? No. Questo documento ha due ingredienti: un resoconto speculativo della liturgia, che è dotato di un’interpretazione ortodossa, e un lungo elenco di decisioni pratiche su come riformare la liturgia. La critica tradizionalista mira a quest’ultimo ingrediente, che, per sua natura, riguarda giudizi prudenziali espressi su punti particolari. I giudizi su ciò che è meglio fare qui e ora non possono mai essere infallibili e sono di per sé soggetti a rivalutazione, modifica e persino rifiuto — se ritenuto opportuno — nel corso del tempo."

Anonimo ha detto...

A te oggi rivolgiamo la nostra supplica ardente, glorioso san Benedetto, “messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, araldo della religione di Cristo”, ed imploriamo la tua protezione sulle singole anime, sui monasteri che seguono la tua santa Regola, sull’Europa, sul mondo intero.
Insegnaci ancora il primato del culto divino, donaci di comprendere quanto sia grande e fecondo il dono della pace, aiuta tutti coloro che si sforzano di ricomporre l’unità spirituale dei vari popoli, spezzata da tanti eventi dolorosi, così che per la tua protezione ritorniamo tutti quanti ad essere fratelli in Cristo.
Amen.

Anonimo ha detto...

𝘗𝘢𝘥𝘳𝘦 𝘣𝘶𝘰𝘯𝘰, 𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘨𝘰:
𝘥𝘢𝘮𝘮𝘪 𝘶𝘯’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘭𝘭𝘪𝘨𝘦𝘯𝘻𝘢
𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘢,
𝘶𝘯 𝘢𝘯𝘪𝘮𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘨𝘶𝘴𝘵𝘪,
𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘰𝘴𝘪𝘵à 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘤𝘦𝘳𝘤𝘩𝘪,
𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘢𝘱𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪,
𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘱𝘪𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘢,
𝘶𝘯 𝘤𝘶𝘰𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘢𝘮𝘪,
𝘶𝘯 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘪𝘦𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪𝘢 𝘳𝘪𝘷𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘦,
𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘪𝘯𝘰,
𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢,
𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘢𝘻𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘴𝘦𝘨𝘶𝘢,
𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘦𝘷𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘪 𝘢𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘪.

𝘚𝘢𝘯 𝘉𝘦𝘯𝘦𝘥𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘕𝘰𝘳𝘤𝘪𝘢

Catholicus ha detto...

Non sono io, messaggio per chi mi legge da vari anni, su questo sito. Ovviamente senza polemica alcuna, solo per precisazione. Sarebbe bello usare un qualcosa che ci differenzia, caro amico e fratello il Cristo. Pace e bene

Anonimo ha detto...

«Dobbiamo riacquistare il senso del sacro nella liturgia. La liturgia non è una festa; non è una riunione con lo scopo di passare dei momenti sereni. Non importa assolutamente che il parroco si scervelli per farsi venire in mente chissà quali idee o novità ricche di immaginazione. La liturgia è ciò che fa sì che il Dio tre volte Santo sia presente fra noi; è il roveto ardente; è l’alleanza di Dio con l’uomo in Gesù Cristo, che è morto e di nuovo è tornato alla vita. La grandezza della liturgia non sta nel fatto che essa offre un intrattenimento interessante, ma nel rendere tangibile il Totalmente Altro, che noi da soli non siamo capaci di evocare. Viene perché vuole. In altre parole, l’essenziale nella liturgia è il Mistero, che è realizzato nella ritualità comune della Chiesa; tutto il resto lo sminuisce. Alcuni cercano di sperimentarlo secondo una moda vivace, e si trovano ingannati: quando il Mistero è trasformato nella distrazione, quando l’attore principale nella liturgia non è il Dio vivente ma il prete o l’animatore liturgico» (Card. Joseph Ratzinger, Discorso alla Conferenza Episcopale Cilena, 13 luglio 1988)

Fonte: Bᴇɴᴇᴅᴇᴛᴛᴏ XVI / J. Rᴀᴛᴢɪɴɢᴇʀ, 𝘋𝘢𝘷𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘢𝘭 𝘗𝘳𝘰𝘵𝘢𝘨𝘰𝘯𝘪𝘴𝘵𝘢. 𝘈𝘭𝘭𝘦 𝘳𝘢𝘥𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘪𝘵𝘶𝘳𝘨𝘪𝘢, Cantagalli, Siena 2009, pp. 186-187

Piccoli passi ha detto...

Nel suo libro: "La Messa spiegata ai bambini" Maria Montessori avverte i genitori di non istruire i bambini sulla Messa durante la Messa. Pensava che fosse importante permettere loro di concentrarsi sul mistero che si svolge davanti ai loro occhi e che la catechesi avvenisse in altri momenti. Lo stesso si potrebbe dire per gli adulti.

Se siete nuovi del Rito Romano Antico ecco alcuni suggerimenti:

-Togliete gli occhi dal messale o dai vari libretti. Non preoccupatevi di stare al passo con il sacerdote. Non ne avete bisogno. Noterete infatti che anche altri, che frequentano la Messa Tradizionale da anni, non si aggrappano ai loro messali.

-Considerate la Messa come un'ora santa e meditate. Lasciate che il mistero si svolga davanti ai vostri occhi e che la bellezza vi avvicini a Nostro Signore.

È utile leggere il Proprio (le letture che cambiano ogni giorno) prima della Messa.

-Non preoccupatevi di quando sedervi, alzarvi o inginocchiarvi. Sedetevi qualche fila più indietro, in modo da poter prendere l'iniziativa da qualcun altro.

-Consolatevi anche sapendo che probabilmente anche le persone nel banco accanto a voi sono alle prime armi. In alcune zone la frequenza è quasi triplicata negli ultimi anni. I sacerdoti tradizionali, in particolare, non si aspettano che tu abbia capito tutto.

Quanto tempo vi è servito per sentirvi "a casa" nel rito antico? Per alcuni è stato immediato, per altri potrebbero volerci anni, e va bene così. Queste radici sono ancora vostre.