Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 24 agosto 2026

Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo

Nella nostra traduzione da Lifesitenews Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha sollevato il dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno. Ha fatto notare che il cardinale Joseph Ratzinger una volta descrisse la Gaudium et Spes come una sorta di "contro-sillabo" in opposizione al Sillabo degli errori di Papa Pio IX. Cose che abbiamo più volte ben argomentato. L'importante è che ora le sostenga un vescovo inizialmente allineato e poi ravveduto... Qui l'indice dei precedenti.

Il vescovo Strickland si chiede se
il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo


Il vescovo Strickland ha sottolineato i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Pio X contro questa "sintesi di tutte le eresie". Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri "incaricati dell'insegnamento della fede cattolica" di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a "rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli".

Strickland ha sottolineato che questo giuramento "rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa" e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con "pochissime eccezioni".
E si è chiesto: «Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato mentre partecipavano a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigenti di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?». Ed ha aggiunto: “Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano una riflessione ’attenta, onesta e ponderata”.

Continua il vescovo: “C’è un’enorme differenza tra proclamare il Vangelo al mondo e permettere che il mondo diventi il metro di paragone con cui il Vangelo viene interpretato.”
"Credo che questa distinzione sia al centro della crisi a cui stiamo assistendo oggi".

Il prelato si è poi rivolto direttamente al Concilio Vaticano II, che a suo dire merita una riflessione onesta. Ha sottolineato che, a differenza di tutti i precedenti concili ecumenici, il Vaticano II “non ha definito nuovi dogmi né ha emesso nuovi anatemi contro l’eresia”. È stato descritto piuttosto come un concilio “pastorale”, sia da Papa Giovanni XXIII, che lo ha aperto, sia da Papa Paolo VI, che lo ha chiuso. Lo stesso Papa Paolo VI, durante un’udienza generale del 12 gennaio 1966, ha affermato che, proprio per questo carattere pastorale, il Vaticano II aveva evitato definizioni dogmatiche infallibili.

Strickland ha osservato che lo scopo dichiarato del Concilio Vaticano II era quello di "presentare le verità perenni della fede cattolica in un modo più accessibile al mondo moderno".

Il vescovo ha poi affermato: «Può la Chiesa dialogare con il mondo moderno senza assorbirne i presupposti? Questa domanda è oggi più urgente che mai». E dunque ha preso di mira uno dei principali documenti del Concilio, la Gaudium et Spes, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che "ha delineato una visione di impegno tra la Chiesa e la società contemporanea che ha profondamente influenzato la vita cattolica negli ultimi sei decenni". 

Ed ha osservato: "Molti hanno visto questo come uno sviluppo positivo. Altri hanno sollevato seri dubbi sul fatto che parte del suo linguaggio sia stato interpretato in modi che vanno oltre un autentico coinvolgimento e si avvicinano all'adattamento allo spirito del tempo". Esplicidando: sono preoccupazioni che “meritano un’attenta considerazione, proprio perché Pio X ci ha avvertito che il modernismo spesso si insinua nella Chiesa gradualmente, rivestito di un linguaggio che appare del tutto ragionevole”. 

Ha fatto quindi notare che il cardinale Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, disse una volta che la Gaudium et Spes funzionava come una sorta di “contro-sillabo” in opposizione al Sillabo degli Errori, pubblicato da papa Pio IX a corredo della sua enciclica Quanta Cura. 

 Secondo Strickland, Ratzinger considerava la Gaudium et Spes "un tentativo di riconciliazione tra la Chiesa e l'età moderna". Ciò solleva la domanda: "Se la Chiesa aveva precedentemente messo in guardia con tanta forza contro i pericoli posti dal liberalismo, dal razionalismo e dallo spirito del tempo, avvertimenti che si ritrovano soprattutto negli insegnamenti dei beati Pio IX e Pio X, cosa si intendeva esattamente riconciliare?". «Le preoccupazioni che avevano suscitato quei solenni avvertimenti non erano più valide? Il pericolo era in qualche modo scomparso? O la Chiesa aveva semplicemente adottato un approccio pastorale diverso, lasciando intatti gli avvertimenti precedenti?» 

E dunque Strickland afferma:  "Queste sono domande che meritano risposte ponderate". 

I critici del Vaticano II hanno sottolineato che, oltre a contenere errori, il Concilio ha introdotto una catechesi debole e tiepida, sia dal pulpito che nelle parrocchie e nelle scuole cattoliche. Ciò è stato attribuito in parte alla promozione, da parte del Concilio stesso, di un maggiore coinvolgimento nella società contemporanea, inteso come "ascolto" del mondo moderno.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Vatican II — que Joseph Ratzinger qualifia un jour d'anti-Syllabus — fut, à n'en pas douter, l'apothéose du catholicisme moderniste. Il s'agissait, selon l'expression du cardinal Suenens, d'assumer l'acquis de 1789. Un renversement complet de la tradition.

Anonimo ha detto...

Era ora. Speriamo che altri seguano.
Recentemente, il card. Burke ha detto che un fedele può criticare (sempre con il dovuto rispetto) certe affermazioni del papa. Si riferiva ovviamente a frasi dette da papa Leone nelle sue varie interviste. Per un ecclesiastico dalla mentalità strettamente legalitaria come il card. Burke, si tratta di un'affermazione rivoluzionaria.
Bisogna resistere e insistere nell'opposizione agli errori dominanti.
Invece di perder tempo (come fanno alcuni) per dimostrare che lo stato di necessità non esiste nella Chiesa attuale o che si tratta di un giudizio che interessa solo chi lo fa, di una opinione del soggetto che non avrebbe necessariamente a che vedere con la crisi divampante nella Chiesa,
bisogna dedicarsi finalmente alla "decostruzione" del Vaticano II, il pastoral Concilio della vergogna della Chiesa.
pp

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=g62XIMX43Ms

Salmo 37

Anonimo ha detto...

163 a.C., dicembre: la dedicazione del tempio dopo la profanazione di Antioco Epifane.
19 a.C.: Erode il grande decide di radere al suolo il vecchio tempio per ricostruirlo.
Seguono un paio d'anni di discussioni e di allestimento cantiere.
17 a.C.: con il cantiere in corso Maria santissima è presentata al tempio.
Completato il tempio religioso (18 mesi di lavori) si costruiscono le strutture esterne.
3 a.C.: settembre: al tempio Zaccaria riceve l'annuncio di Giovanni il battista.
1 a.C.: inizio anno: Gesù, nato a Betlemme, viene presentato al tempio.
12 d.C.: Gesù ritrovato al tempio mentre stupisce i dottori per la sua sapienza.
31 d.C., primavera: il tempio conta 46 anni, all'epoca del miracolo di Cana.
32 d.C.: era d'inverno: Gesù al tempio per la festa della dedicazione (Gv 10).
Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente". Gesù rispose: "Ve l'ho detto, e non credete".
64 d.C.: tempio completato e apparente grande smacco per Gesù e i cristiani.
66 d.C., pentecoste: Dio abbandona il tempio ("Noi ce ne andiamo di qui").
Giuseppe Flavio, Guerre Giudaiche VI, 5,3.
70 d.C. estate: distruzione del tempio.
132 d.C.: Adriano innalza sopra il Moria un tempietto dedicato a Giove.
Tempio mai più ricostruito: ci ha provato Giuliano l'apostata nel 362 d.C.
La moschea di Omar è lì dal VII secolo (691 d.C.)

Il CVII ricorda molto la distanza tra le architetture umane e la volontà di Dio. La storia racconta dell'eterogenesi dei fini. Dio ovviamente abita ogni evento ecclesiale, ma può "stancarsene", quasi improvvisamente. Così i fasti del 66 d.C. sono macerie nel 70 d.C.
Il Card. Suenens evocava il 1789: cioè 173-176 anni prima del CVII (1962-1965).
Più o meno l'intervallo di anni tra la dedicazione e Gesù dodicenne al tempio.
Poi Gesù educa a vivere la relazione con Dio rivelandone tutto il mistero senza rinchiuderlo nei nostri schemi: altri vent'anni circa, cacciando i mercanti dal tempio.
I mercanti pensano di aver risolto il "fastidio" dell'annuncio genuinamente cristiano.
Altri trent'anni e nel 64 festeggiano la loro costruzione.
I 52 anni tra Gesù dodicenne e l'anno 64 somigliano al post concilio fino a Bergoglio, all'usurpazione definitiva del katechon. Ma bastano pochi anni a capire che va male.
Qui ne sono passati già di più, in un supplemento di misericordia. Da non sprecare.

Anonimo ha detto...

Una cosa sono i decreti conciliari ed un'altra le modifiche apportate alla vita ecclesiale dopo il concilio stesso. La chiesa primitiva non èŕa ecumenista. Nei decreti conciliari l'ecumenismo viene presentato come riconciliazione verso le altre chiese cristiane .Oggi l'ecumenismo praticato nei confronti dell'islam porta alla capitolazione dell'occidente nei confronti dell'invasione islamica che stiamo subendo.
L'ecumenismo, cosi' come viene praticato e' la sintesi di tutte le eresie. E' la sintesi di tutti gli errori.. Il trionfo del relativismo. E dove c'e' l'errore non puo' esserci Cristo.

Anonimo ha detto...

1789, exaltation effrénée de l'individu contre toutes les structures issues du passé, d'un côté (i.e. apothéose politique du protestantisme, c'est cela la République), et culmination de l'absolutisme d'État définitivement libéré, grâce à l'action de la franc-maçonnerie, des garde-fous traditionnels, et pas seulement moraux, de la religion (i.e. marginalisation définitive de l'Eglise catholique).
Et c'est de cela que se réjouissait l'inconsidéré cardinal Suenens !…

Cit. Andrea Sandri ha detto...

Il grande progetto

Se il grande progetto del secolo XVIII è stato quello dell'instaurazione di una teologia naturale nella quale Dio e natura si confondono, dopo le condanne magisteriali del secolo XIX, tutti gli sforzi del cattolicesimo culturale degli ultimi cento anni sembrano concentrarsi - talora a singhiozzo talora con formidabili accelerazioni - nella realizzazione di quel progetto. Oggi ci stiamo avvicinando alla meta.

Gian Luigi B. ha detto...

La tesi è suggestiva; tuttavia terrei presente che nel pensiero contemporaneo scorre, spesso 'sottotraccia", un nichilismo che corrode l' ambizioso disegno illuminista. L' arci-umanesimo attuale , a mio parere, è già in sè indebolito da animalismo, ideologie 'green' (l' uomo parassita della Terra), antinatalismo ec ec.
Accettando il rischio di schematizzare grossolanamente, direi 1) se crediamo di esser stati creati, al Creatore dobbiamo guardare 2) se crediamo di esser stati prodotti dalla natura, in un modo o nell' altro si ri-diventa pagani 3) se crediamo di venir dal nulla, al nulla ci rivolgeremo.
Ecco la posizione 2 sfocia inevitabilmente nella 3 , perchè l' uomo è superiore alla natura. Qualcosa del genere è accaduto alla fine del mondo antico.