Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

venerdì 7 agosto 2026

Un concentrato di sensus fidei

Vescovo Schneider: 
"Ogni vero cattolico dovrebbe essere in grado di dire:

Amo la bellezza della casa del Signore. Amo la bellezza e l'integrità della fede cattolica incrollabile. Amo la bellezza della Sacra Tradizione, la bellezza della tradizione liturgica della Chiesa. Amo la bellezza e la verità della fede, della Santa Messa e della vita santa di tutti i secoli e di tutti i santi"

- Predica nella Chiesa del Sacro Cuore di Limerick 02/08/26 -

16 commenti:

Laurentius ha detto...

Preghiera a San Gaetano da Thiene, nel giorno della sua festa

Il Santo voi siete della Provvidenza, così comunemente acclamato, e ben a ragione, se in vita vostra avete voluto offrire singolarissimo esempio di assoluto abbandono alla stessa Divina Provvidenza e voleste questo spirito trasfuso nei vostri figli riuniti a glorificare il comune Padre Celeste . Quanto mai mi colpisce tanto esempio di confidenza nella bontà del Signore! Arrossisco in verità della diffidenza mia, delle mie trepidazioni, dei miei timori, con i quali feci ingiuria talvolta al Divin Creatore; imploratemi quindi voi stesso, o Gaetano glorioso, il perdono ed impetratemi il favore di non essere mai preoccupato del domani, come insegna anche a me il Divino Maestro, e la grazia di adorare in umile silenzio le tracce della suprema Provvidenza, sebbene al corto mio vedere siano inconcepibili.

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DIO VEDE E DIO PROVVEDE!

Anonimo ha detto...

Ama la tradizione, la chiesa bella, etc ma trascura ciò che un cristiano deve amare Dio e i fratelli.

mic ha detto...

E questo chi lo dice, chi ama la sinodalità e il dialogo con tutti tranne che con i chi ama la Tradizione?

Anonimo ha detto...

@Mic

Ma tu ami la tradizione o Dio?

Latro poenitens ha detto...

Caro anonimo, è impossibile amare Dio e il Prossimo per amor di Dio senza amare la Bellezza (che è prerogativa di Dio) e la Sacra Tradizione Liturgica, che è il Dio con noi tutti i giorni che Gesù stesso ci ha lasciato ... È evidente che se pensi che non ami Dio e il Prossimo non solo nono conosci Mons. Athanasius, ma non hai proprio la più pallida idea di che persona Egli sia! Il Signore Ti illumini ...

Anonimo ha detto...

La "chiesa sinodale", che tanto piace a quelli che criticano mons. Schneider, significa la trasformazione finale della Chiesa di Cristo in un'autentica spelonca del vizio e dell'incoltura, teologica e non.
T.

Gian Luigi B. ha detto...

Amare la Tradizione (cattolica) significa voler non sbagliarsi mai nel giusto modo di amare Dio e il prossimo.

mic ha detto...

Ma almeno lo sapete che cos'è la tradizione e quanto è sostanzialmente (non sto qui a disquisire della Scrittura, della Rivelazione che si chiude con l'ultimo apostolo e del Magistero perenne) la vita di due millenni del corpo mistico di Cristo: la Sua Chiesa nata da Suo costato trafitto, nella quale "sarà con noi fino alla fine dei tempi" attraverso la Sua Presenza reale nel santo sacrificio eucaristico e nei sacramenti? Come si può non amare Dio, che è il nostro tutto e che conosciamo anche attraverso la tradizione?

Anonimo ha detto...

La Tradizione cattolica autentica trasmette il Deposito della Fede. Chi la ama, cerca nella sua vita di fare in tutto la volontà di Dio, di obbedire sempre a Dio, con l'aiuto indispensabile della Grazia, piuttosto che agli uomini e di disobbedire a quei chierici che predicano e agiscono contro il Deposito della Fede (e persino di disobbedire ad un Angelo che ci insegnasse una dottrina diversa e contraria rispetto al Deposito divinamente rivelato - san Paolo).
T.

Anonimo ha detto...

Amare la Tradizione cattolica è cosa buona, ma solo se la si intende nel senso corretto: come la trasmissione della Rivelazione, non come un assoluto che domina tutto il resto. Se la si presenta come “il modo per non sbagliarsi mai nell’amare Dio e il prossimo”, si sta già scivolando in un errore: la Tradizione non è un criterio autonomo di verità, né una garanzia infallibile presa da sola. La fede cattolica non si regge su un pilastro unico, ma su tre realtà inseparabili: Sacra Scrittura, Tradizione apostolica e Magistero. Nessuna delle tre è superiore alle altre, e la Tradizione non cammina “davanti”, ma insieme. Dire che “amare la Tradizione significa non sbagliarsi mai nel modo di amare Dio” è una frase che rischia di trasformare la Tradizione in un assoluto quasi idolatrico. La Tradizione non è Dio, non è la Rivelazione, non è un oracolo: è la trasmissione di ciò che Dio ha rivelato. Se la si isola dalla Scrittura e dal Magistero, la si snatura. Se la si eleva a criterio unico, la si deforma. E se la si identifica con la storia della Chiesa, la si fraintende. Amare la Tradizione è giusto, ma solo se la si ama nel suo posto, non al posto di ciò che la fonda.

mic ha detto...

Lei sta assolutizzando i miei riferimenti alla tradizione e ignora la premessa che avrei sorvolato dal disquisire su Scrittura Rivelazione e magistero perenne che sono i pilastri. Se si parla tanto dj tradizione è perché oggi, al suo posto, ci sono i "processi rivoluzionari" e i "cambi di paradigma", con gli evidenti sviamenti che comportano...

Anonimo ha detto...

"La Tradizione non è Dio, non è la Rivelazione, non è un oracolo: è la trasmissione di ciò che Dio ci ha rivelato". Lei si contraddice: afferma che non è la Rivelazione e poi scrive che è la trasmissione di ciò che Dio ci ha rivelato. A meno che non voglia ridurre la Tradizione solo all'atto del trasmettere (traditio) quano invece l'atto del trasmettere sin dai tempi apostolici non è forse passato a definire il contenuto stesso di ciò che veniva trasmesso?
La Tradizione è mantenimento e trasmissione dele Deposito della Fede, ossia delle verità rivelate da Dio, quindi di origine divina, in special modo per ciò che concerne la fede e i costumi.
Se si riduce la Tradizione al solo atto del trasmettere (ma non si trasmette il vuoto) allora poi si può certamente riempire questo atto di qualsiasi contenuto.
Il fatto è che il Vaticano II ha lasciato penetrare un concetto di tradizione, sulla base degli scritti di nuovi teologi come Congar p.e., che oscura quasi del tutto quello della tradizione come trasmissione di un Deposito della Fede immutabile perché di origine divina - per sostituirlo con l'idea falsa che la tradizione sia soprattutto dinamismo, adattamento ai tempi, conformarsi allo spirito del mondo (non per convertirlo ma aper "animarlo" in senso cristiano - Maritain). Un "dinamismo" che viene inteso come "esperienza" viva e continua di fedeli e clero, integrantisi tra di loro per rispondere alle esigenze dell'aggiornamento che, secondo questa non più cattolica concezione, la Chiesa deve attuare. Dietro a ciò vi sono i filosofemi di Blondel, il suo concetto fluidio ed irrrazionale della verità come adattamento costante del pensiero alla "vita", intesa come realtà che si dà nell'azione la sua verità.
La tradizione, come insegnamento orale, viene cmunque prima della Scrittura. Le due fonti si integrrano a vicenda, grave colpa del Concilio quella di aver cercato di ridurre il ruolo della tradizione come fonte della verità rivelata, grazie appunto al concetto fasullo di tradizione viva o vivente pulsante nell'esperienza comune di preti e fedeli.
T.

mic ha detto...

Mi sta sommergendo di lenzuolate con trattati su tradizione rivelazione e compagnia cantsnte, quando - sorvolando dichiaratamente di proposiyo su questi temi generali, ho rispodto sommariamente ad una domanda secca.
Adesso mi risparmi le sue lezioni e legga qui
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2012/04/fusione-delle-fonti-della-rivelazione.html?m=1

E ci sarebbe anche dell'altro, e non poco, basta cercare con le parole chiave sul motore interno.
Mi limito a segnslare questo perché non ho né tempo né energia per trasformare la discussione in accademia.

Anonimo ha detto...

Non c'è contraddizione tra amare Dio e la Tradizione. Contraddizione la possono trovare solo quelli che, per esempio, credono che pregare un santo o la Madonna tolga qualcosa a Gesù Cristo. In entrambi i casi sono posizioni protestanti, infiltratesi nella Chiesa Cattolica grazie al Modernismo.

Anonimo ha detto...

Prima Lettera di Giovanni riprende l'insegnamento di Gesù spiegando che chi dice di amare Dio ma odia suo fratello è in errore.

Gederson Falcometa ha detto...

"Amare la Tradizione cattolica è cosa buona, ma solo se la si intende nel senso corretto: come la trasmissione della Rivelazione, non come un assoluto che domina tutto il resto".

La Chiesa ci insegna che la Tradizione è, insieme alla Sacra Scrittura, una delle due fonti della divina Rivelazione. Perciò ridurla alla semplice «trasmissione della Rivelazione» significa alterarne il significato teologico.

La Tradizione apostolica non è una realtà sorta posteriormente per conservare o interpretare ciò che era già integralmente contenuto nella Scrittura. Cristo ha affidato agli Apostoli l'intero deposito della fede, che essi hanno trasmesso alla Chiesa tanto mediante la predicazione quanto mediante gli scritti ispirati. La Tradizione appartiene quindi alla trasmissione originaria della Rivelazione apostolica.

Per questo Scrittura e Tradizione non sono due depositi distinti, né la Tradizione è un commento successivo alla Scrittura: sono le due forme attraverso le quali l'unico deposito della fede è stato consegnato alla Chiesa.

La conseguenza è decisiva per comprendere il Magistero. La Chiesa non è proprietaria del deposito che ha ricevuto, ma ne è custode. Il Magistero, pertanto, non costituisce la Tradizione secondo le esigenze del presente, ma è vincolato a custodirla e ad esporla fedelmente.

Se la Tradizione viene ridotta a una semplice trasmissione storica, si produce invece un'inversione: il Magistero presente finisce per diventare il criterio di ciò che è «tradizionale». Ma in questo modo non è più la Tradizione a precedere e vincolare il Magistero; è il Magistero a determinare ciò che della Tradizione debba essere riconosciuto come normativo.

È precisamente qui che si trova l'errore teologico della riduzione della Tradizione a mera trasmissione: essa trasforma ciò che la Chiesa ha ricevuto dagli Apostoli in qualcosa che la Chiesa stessa potrebbe continuamente ridefinire.