Nella nostra traduzione da Substack. Notiamo come in questa versione, che affianca quella di Michael Foley da New Liturgical Movement [qui - qui], venga messo in risalto ogni riferimento all'Antico Testamento e sottolineato con molta efficacia l'aspetto sacrificale dell'Offertorio. Qui l'indice degli articoli sulle formule del Latino liturgico.
Usus Antiquior — Offertorio, Parte II
Annunciare e presentare il nostro Liberatore
N.B. La Parte I si trova qui.
L’Offertorio è il primo momento in cui vengono utilizzate le campane liturgiche, precisamente quando il velo del calice viene “spogliato” dal calice. È il richiamo che ci fa sapere che gli eventi del Sacrificio stanno ora iniziando. Le campane sono l’equivalente della Nuova Alleanza delle trombe dell’Antica Alleanza.
Anche nel giorno della vostra gioia, nelle vostre feste stabilite e all’inizio dei vostri mesi, suonerete le trombe sopra i vostri olocausti e sopra i sacrifici delle vostre offerte di pace; ed esse saranno per voi un memoriale davanti al vostro Dio: Io Sono il SIGNORE, il vostro Dio. (Numeri 10, 10)
Yahweh sovrintende esplicitamente a ogni dettaglio della vita del Suo popolo eletto attraverso la Legge mosaica. I segnali delle trombe sono prescritti da Yahweh attraverso Mosè nel Libro dei Numeri per una varietà di ragioni, dall’annuncio della partenza dall’accampamento ai segnali di guerra. Non devono essere considerati semplicemente come richiami all’attenzione, ma come un memoriale o un ricordo per il popolo mentre offre il sacrificio, in particolare gli olocausti, che comprendevano le principali offerte dell’alleanza, le offerte per il peccato, le offerte di ringraziamento e le offerte di pace.
Ma quando il popolo deve essere convocato, il suono delle trombe sarà netto, e non dovranno emettere un suono spezzato. (Numeri 10, 7)
Yahweh prescrive lunghi squilli, affinché le trombe, prese insieme, producano un unico suono continuo. Poiché è impraticabile che siano presenti trombe a ogni offerta della Messa, la Chiesa sostituì molto tempo fa il suono ininterrotto delle trombe con il suono ininterrotto delle campane. Ecco perché le campane dell’altare (chiamate anche “campanelli del Sanctus”) non suonano una singola nota, ma sono costituite da quattro campane collegate a un’impugnatura, in modo che possano produrre un suono continuo e squillante quando vengono suonate da un solo accolito. Perciò, quando sentiamo suonare le campane dell’altare durante la Messa, dovremmo ricordare uno squillo di tromba. Le campane vengono suonate in momenti analoghi a quelli in cui venivano suonate le trombe nel Tempio di Gerusalemme. Nel Tempio, le trombe suonavano quando venivano aperte le porte per far entrare il popolo e quando aveva luogo il sacrificio mattutino e pomeridiano del Tamid. Nella Messa le campane vengono suonate all’inizio del Canone per annunciare che il Sacrificio sta per cominciare con la preparazione del calice, e poi al Sanctus, quando le porte del cielo vengono aperte permettendoci di gettare uno sguardo all’interno. Vengono suonate nuovamente quando i peccati del popolo vengono posti sulla Vittima Sacrificale (Hostia) nell’Hanc Igitur. Poi vengono suonate alla Consacrazione per annunciare la transustanziazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Nostro Signore. Vengono suonate all’Elevazione Minore, quando il Sacrificio viene innalzato a Dio dal sommo sacerdote. Infine, vengono suonate quando la Vittima Sacrificale viene consumata dal sacerdote per completare il sacrificio. Nel Novus Ordo, le preghiere successive alla consumazione del sacrificio da parte del sacerdote e la comunione del popolo sono state eliminate, facendo sembrare che la campana non venga suonata per richiamare l’attenzione sul compimento del sacrificio della Messa, ma sia piuttosto la campanella del pranzo per avvertire il popolo che ora sarà servito dal sacerdote che sta dietro un bancone o da un “membro della squadra” in abiti civili. [1] Le campane non vengono utilizzate tra il Gloria del Giovedì Santo e il Gloria della Veglia Pasquale, ma vengono invece sostituite da crepitacoli di legno, per ricordarci il legno della croce e il rumore dei martelli.
Questi squilli di tromba annunciano l’imminente apparizione del Signore immanente stesso. Dopo aver benedetto e offerto i doni, mescolando l’acqua con il vino, il sacerdote recita la preghiera dei tre giovani d’Israele nella fornace ardente, descritta nel libro di Daniele. Essi rifiutarono eroicamente di adorare l’enorme idolo d’oro eretto dal re Nabucodonosor e scelsero invece il martirio. Naturalmente, l’idolatria in tutte le sue forme costituiva una particolare preoccupazione nel mondo antico, tanto per i Gentili quanto per gli Ebrei, e continua a esserlo oggi — forse ancora di più. Abbiamo già riconosciuto Yahweh come il Messia che il mondo stava cercando nel Kyrie e abbiamo gioiosamente ringraziato per la rivelazione della Trinità e la nascita di Cristo nel Gloria. Qui riconosciamo umilmente le nostre colpe e imploriamo la salvezza citando la preghiera di Azaria dalla fornace ardente.
Nello spirito di umiltà e con cuore contrito, accoglici, o Signore, e concedi che il sacrificio che oggi offriamo al Tuo cospetto sia gradito a Te, o Signore Dio. (Daniele 3, 39-40) [2]
Mentre la preghiera menziona i temi appropriati alla loro situazione e alla nostra nella Messa, essa implora esplicitamente Yahweh di liberarci.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, lodateLo ed esaltateLo nei secoli, perché ci ha liberati dagli inferi, e salvati dalla mano della morte, ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente, ci ha liberati dal fuoco. Lodate il Signore, perché Egli è buono, perché la Sua grazia dura sempre. Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dei, lodateLo e celebrateLo, perché la Sua grazia dura sempre. (Daniele 3, 88-90)
Azaria non soltanto loda e riconosce il Signore (Yahweh) come il Dio degli dèi, per averli salvati dal regno dei morti (“la mano della morte” è letteralmente l’Ade), [3] ma si spinge ancora oltre. Yahweh appare personalmente in mezzo a loro nella fornace e realizza la loro liberazione non soltanto dal danno fisico, ma dall’apostasia e dal paganesimo. Non lo fa eliminando la minaccia, per esempio spegnendo il fuoco, ma camminando e parlando con loro, condividendo così la loro situazione e fornendo la grazia e l’incoraggiamento necessari a superarla.
Allora il re Nabucodonosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: “Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?”. “Certo, o re”, risposero. Egli soggiunse: “Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell’aspetto a un figlio di dei”. Allora Nabucodonosor si accostò alla bocca della fornace con il fuoco acceso e prese a dire: “Sadràch, Mesàch, Abdènego, servi del Dio altissimo, uscite, venite fuori”. Allora Sadràch, Mesàch e Abdènego uscirono dal fuoco. (Daniele 3, 91-93)
È sbalorditivo! I Padri che ci hanno dato la Messa ci indirizzano non soltanto verso la liberazione attraverso la storia dei tre giovani nella fornace, ma anche verso una liberazione che sarà compiuta mediante l’effettiva apparizione fisica della Seconda Persona della Trinità in mezzo a noi, come sta per accadere alla Consacrazione nella Messa. Come regola generale, Yahweh rifiuta di delegare la nostra liberazione a funzionari e compie sempre Egli stesso l’opera con sollecitudine. La liturgia invoca quindi esplicitamente lo Spirito Santo.
Vieni, o Dio onnipotente ed eterno, Santificatore, e benedici questo Sacrificio, preparato per la gloria del Tuo santo Nome. [4]
"Santificatore" viene utilizzato una sola volta nella Messa ed è un altro nome dello Spirito Santo. Il santo Nome di Dio è Yahweh o Gesù. Lo Spirito Santo è comunemente associato all’immagine del fuoco. Poiché l’episodio è una risposta diretta a una sfida nella quale i giovani affermano che il loro Dio li salverà davvero e trionferà sul falso “dio” eretto da Nabucodonosor, la teofania non è soltanto quella del Figlio, ma anche quella dello Spirito Santo, che manifesta la sua potenza trionfante trasformando il fuoco destinato alla loro distruzione in un fuoco salvifico che non soltanto salva i giovani dal pericolo, ma trasforma lo stesso Nabucodonosor, ispirandolo a convertirsi al Dio degli Ebrei.
Il Sacrificio qui menzionato non può essere altri che Gesù, poiché offrirlo nuovamente al Padre è il sacrificio della Messa, che è la ripresentazione del sacrificio del Calvario. Nella Consacrazione che sta per avere luogo nella Messa, il Figlio di Dio apparirà e sarà con noi in mezzo alla nostra tribolazione nella fornace ardente del regno di Satana, [5] nel quale viviamo. Naturalmente, la cosa successiva “infuocata” che avviene nella Messa è l’incensazione, che provoca la santificazione dell’oggetto incensato e indica l’ascesa delle nostre preghiere a Dio. Il fuoco consuma completamente l’incenso. Quando noi e i doni veniamo incensati, ciò indica il nostro totale dono di noi stessi a Dio, che chiediamo venga compiuto come parte del totale dono di Sé del Figlio al Padre attraverso il Suo Sacrificio.
La liturgia chiede poi l’intercessione dell’arcangelo Michele, che sta presso l’altare dell’incenso in cielo. Ciò è logico perché San Michele è l’angelo custode degli eletti, ossia del “popolo eletto”. Michele era venerato come speciale patrono e custode degli Israeliti, ma con il loro rifiuto di Gesù Cristo il suo ruolo passò a quello di custode del nuovo popolo eletto, cosa che ne fece uno speciale patrono della Chiesa. La tradizione sostiene che Michele sia anche l’“Angelo della Morte”, che assiste le anime degli eletti nel loro passaggio al cielo, proteggendole dalle interferenze demoniache durante i loro ultimi momenti. Ecco perché è così appropriato che la Messa presti particolare attenzione a Michele mentre ripresentiamo e celebriamo il passaggio del nuovo popolo eletto alla vera Terra Promessa del cielo, reso possibile dalla Passione di Cristo.
Oltre a essere il custode degli eletti, Michele è anche tradizionalmente invocato come angelo custode del Papa e custode del Santissimo Sacramento, che sta per essere confezionato dal sacerdote davanti a noi.
Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell'angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi. (Apocalisse 8, 3-4)
Il fumo dell’incenso raggiunge Dio attraverso la mediazione di un angelo, tanto nell’antico Tempio di Gerusalemme quanto nel Tempio della Gerusalemme celeste. L’altare dell’incenso nel Tempio di Gerusalemme era posto proprio davanti al Santo dei Santi, dove Dio dimorava, rendendolo il luogo più sacro dell’antico giudaismo. Naturalmente, nella Messa il sacerdote incensa l’altare, che è posto proprio davanti al tabernacolo, il Santo dei Santi dove Dio, nelle specie eucaristiche, dimora, rendendolo il luogo più sacro del cristianesimo. L’incenso deve essere bruciato ogni mattina e ogni sera.
Aronne brucerà su di esso l'incenso aromatico: lo brucerà ogni mattina quando riordinerà le lampade. (Esodo 30, 7)
Sebbene il sacrificio del Tamid consista in un agnello mattutino e uno serale sacrificati, gli agnelli del mattino e della sera erano considerati insieme un unico sacrificio del Tamid; pertanto, l’incenso viene bruciato al mattino prima che inizi il sacrificio del Tamid del giorno. Il sacerdote cattolico fa lo stesso. Brucia l’incenso prima di ripresentare nella Messa il sacrificio eucaristico del Tamid, con i suoi sacrifici cruenti e incruenti e le sue doppie consacrazioni. Si noti che Yahweh assegna specificamente il compito ad Aronne, che è il “sommo” sacerdote levitico, non a un qualsiasi “sacerdote capo” o funzionario. Nella Messa, soltanto il “sommo” sacerdote incensa l’esterno del Tabernacolo, non il diacono o l’accolito. Diaconi, suddiaconi e accoliti possono incensare in varie parti della liturgia, ma soltanto il sommo sacerdote deve incensare il Santo dei Santi stesso. Alla fine divenne pratica comune nel Tempio di Gerusalemme che il sommo sacerdote delegasse [6] il compito di bruciare l’incenso a un altro sacerdote della stirpe di Aronne, ed è per questo che Zaccaria stava incensando quando l’angelo Gabriele [7] apparve annunciando la gravidanza miracolosa di Elisabetta con Giovanni Battista. Per Zaccaria, svolgere le funzioni del sommo sacerdote era un onore che si riceveva una sola volta nella vita.
Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell'incenso. (Luca 1, 8-9)
Dopo aver incensato l’altare, il sacerdote nella Messa cita quindi il Salmo 140, 2:
Come incenso salga a Te la mia preghiera, o Signore; le mie mani alzate come sacrificio della sera.
Entrambi i Salmi 140 e 141 venivano cantati nel Tempio di Gerusalemme durante l’offerta pomeridiana dell’incenso ogni giorno. Il tema di entrambi i salmi è chiedere a Dio di proteggere e liberare Davide dal peccato e dai peccatori.
Lo scopo del korban del Tamid mattutino, sul quale veniva fatta la confessione dei peccati del popolo sull’animale prima del sacrificio, era santificare il popolo dell’alleanza e permettere a tutti — sacerdoti e laici allo stesso modo — di “avvicinarsi” a Dio durante il giorno. Lo scopo del korban del Tamid pomeridiano era mantenere il popolo dell’alleanza in comunione con Dio e preservarlo dal cadere nel peccato, mentre il secondo agnello del Tamid bruciava sull’altare durante tutta la notte. Tuttavia, il Tamid serviva a qualcosa di più che a essere il mezzo di espiazione e di santificazione dell’alleanza per il popolo d’Israele. Il Tamid era anche un segno della speranza nella futura santificazione di tutti i popoli della terra, come espresso dal filosofo e teologo ebreo del I secolo d.C. Filone di Alessandria. Affrontando l’importanza singolare del Tamid, questi scrisse:Di conseguenza, è prescritto che ogni giorno i sacerdoti offrano due agnelli, uno all’alba del giorno e l’altro alla sera; ciascuno di essi è un sacrificio di ringraziamento: uno per le benevolenze che sono state elargite durante il giorno e l’altro per le misericordie che sono state concesse durante la notte, che Dio riversa incessantemente e ininterrottamente sulla razza degli uomini (The Works of Philo, Special Laws, I, 35 [169]).
La parte del Tamid relativa al “sacrificio della sera” aveva luogo alle 15:00, l’ora della morte di Gesù sulla Croce. È il suo Sacrificio che ci protegge dal peccato, ci santifica e ci dà speranza per una ricompensa futura. Come dice il Salmo 140, il sacerdote cattolico “alza le mani” con Davide, sacerdote-re, proprio come Gesù alzò le mani per stenderle sulla Croce in un abbraccio dell’umanità e in supplica al Padre. Il sacerdote cattolico in persona Christi si sta preparando a ripresentare esattamente questi eventi per esattamente lo stesso scopo.
Il sacerdote conclude questa parte della liturgia invocando nuovamente il fuoco santificante e l’amore.
Il Signore accenda in noi il fuoco del Suo amore e la fiamma dell’eterna carità. Amen. [9]
Una volta che tutti e tutto nel santuario sono stati incensati, un accolito si reca alla balaustra della comunione e incensa il popolo per indicare che tutti i presenti offriranno se stessi insieme al sacrificio sull’altare.
L’Offertorio è stato giustamente visto come la ripresentazione della Presentazione di Gesù. Luca racconta che, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, Maria e Giuseppe Lo portarono al Tempio.
Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. (Luca 2, 22-24)
Questo è in risposta diretta alla legge mosaica.
Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all'ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; essa sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna, che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda. (Levitico 12, 6-8).
Una tendenza della Chiesa moderna è insultare la Santa Famiglia rappresentandola in termini neomarxisti — come povera ed emarginata. La realtà è che Giuseppe apparteneva alla classe operaia. In greco, la parola utilizzata per descriverlo è τέκτον, tekton, che significa artigiano, in particolare falegname (Matteo 13,55; Marco 6,3). La notte di Natale la Santa Famiglia rimase nella stalla perché “non c’era posto nell’albergo”, non perché fosse composta da migranti indigenti che non potevano permettersi di pagare. Probabilmente a causa di questo pregiudizio, l’interpretazione standard delle loro azioni durante la Presentazione è che, poiché Maria e Giuseppe presentarono una coppia di tortore o due giovani colombi, dovevano essere troppo poveri per portare un agnello. Esaminando più attentamente il testo, tutto ciò che Luca fa è citare parzialmente il Levitico. Non dice nulla sul motivo per cui portarono o non portarono un agnello. La verità è che portarono Gesù e lo “presentarono al Signore”. Gesù è naturalmente l’Agnello perfetto della Salvezza, l’unico sacrificio del quale il Padre si compiace. Se la Santa Famiglia avesse cercato di portare soltanto una tortora o un colombo, ciò avrebbe soddisfatto la legge, ma avrebbe anche provocato uno scandalo. Naturalmente, Simeone lo scriba e Anna la profetessa [10] riconoscono esattamente questo.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, Sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. (Luca 2, 34-35)
La rivelazione pubblica dell’identità di Gesù doveva avvenire in futuro alle nozze di Cana. Gesù doveva rimanere “velato” fino ad allora. Così, invece, Maria e Giuseppe adempiono pienamente alla Legge portando l’“Agnello nascosto”. Portare l’“Agnello nascosto” adempie anche la promessa fatta da Yahweh ad Abramo durante il sacrificio di Isacco, secondo cui Egli stesso avrebbe provveduto il sacrificio futuro (Genesi 22, 8).
Per Abramo Egli provvide un’offerta sostitutiva, un ariete le cui corna erano impigliate in un roveto di spine. La legge mosaica permetteva alla madre di scegliere tra tortore e colombi, sebbene le tortore fossero probabilmente preferite perché non erano domesticate e nidificavano naturalmente sul Monte del Tempio. Sono inoltre uccelli piuttosto insoliti in quanto nidificano tra le spine. La colomba è naturalmente una rappresentazione comune dello Spirito Santo. Luca lascia intendere, ma non specifica, quale fosse esattamente il sacrificio; dice soltanto che i Suoi genitori “fecero per Lui secondo la consuetudine della legge” (Luca 2, 27). Questa vaghezza è l’invito di Luca a indagare e riflettere più profondamente. Potrebbero aver portato tortore o colombi per evitare lo scandalo, ma la vera offerta era l’Agnello.
Filemonas, 4 maggio 2026__________________
[1] Termini come “membro della squadra” o “membro dell’equipaggio” sono comunemente utilizzati dalle catene di fast food per descrivere i lavoratori al bancone.
[2] Citato anche alla lettera nella liturgia qui: Dom Gaspar Lefebvre, The Saint Andrew Daily Missal (Great Falls, MT: St Bonaventure Publications, 1999), 965.
[3] Azaria non è preoccupato della Geenna, il regno dei dannati. È preoccupato dell’Ade o Sheol, il regno dei morti, poiché spera nella risurrezione. Tuttavia, in quanto martire, avrebbe vinto il “biglietto d’oro” che lo avrebbe portato direttamente in cielo senza nemmeno dover affrontare le pene temporali e le purificazioni del purgatorio.
[4] Lefebvre, 965.
[5] Gesù si riferisce a Satana come al “principe di questo mondo” (o “sovrano di questo mondo”) più volte, precisamente in Giovanni 12, 31, Giovanni 14, 30 e Giovanni 16, 11.
[6] A prima vista, l’idea di “delegare” il sacerdozio sembra essere ancora una delle tante corruzioni del Secondo Tempio; tuttavia, l’idea della delega viene mantenuta nella Nuova Alleanza. Gesù “delega” il suo sommo sacerdozio agli Apostoli, che, in quanto primi vescovi, “delegano” il loro sommo sacerdozio a tutti i sacerdoti che sono loro sottoposti.
[7] All’arcangelo Gabriele è affidato il compito di essere lo speciale messaggero di Dio. Egli porta il messaggio di Yahweh a Maria nell’Annunciazione; a Zaccaria annunciando la nascita di Giovanni Battista; e aiuta Daniele a comprendere le visioni profetiche che gli erano state date.
[8] Michal Hunt, Jesus and the Mystery of the Tamid Sacrifice (Fishers, IN: Agape Bible Study, 2016), posizione 792-803.
[9] Lefebvre, 966.
[10] Luca 2, 36-38.


1 commento:
Fuori tema:
Sia lodato Gesu' Cristo!
Da martedì 25 Agosto 2026 fino a nuove
indicazioni non saranno celebrate Sante Messe
presso la Casa San Clemente - IBP di Roma.
Don Saphy si trova fuori Roma per riposo.
Don Lenzi si trovera' presso il Monastero di Acquapendente.
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