È mai possibile che siamo stranieri in casa nostra? Ricordate la Fallaci ne Le radici dell'odio? "Ci stiamo suicidando, cari miei. Ci stiamo uccidendo col cancro morale, con la mancanza di moralità, con l’assenza di spiritualità. E questa faccenda del mondo da rifare con la truffaldina eugenetica, con la bugiarda biotecnologia, non è che la tappa defi nitiva del nostro masochismo. Ecco perché ci invadono così facilmente e così disinvoltamente fanno i padroni in casa nostra. Ecco perché a casa nostra vengono accolti con tanto servilismo o tanta inerzia. Tanta paura. Ecco perché l’Europa è diventata Eurabia e l’America rischia di diventarlo." Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.
Mestre, i musulmani presentano il conto.
Pretendono la moschea altrimenti sono guai.
Un conto, non una richiesta. Fermiamo Fincantieri, fermiamo il turismo.
Fermiamoci noi sulla frase, perché è questa il fatto. Non "chiediamo", non "abbiamo diritto", non "vediamoci". Ma "se scioperiamo noi si ferma tutto, volete vedere?".
È il linguaggio del padrone di casa. Solo che a pronunciarlo è chi parla a nome di chi in casa è stato accolto.
Il portavoce della comunità bengalese, Prince Howlader, ha scelto i bersagli con cura. Fincantieri, che con la moschea non ha nulla a che fare. Gli alberghi e i ristoranti, che non hanno voce in capitolo sulla moschea.
Non ha minacciato il Comune, che decide. Ha minacciato di bloccare chi non decide.
Si potrebbe perfino chiamare sequestro. In ogni altro contesto lo faremmo. Si prende un terzo estraneo e lo si usa per piegare chi ha le chiavi.
Che l'arma sia un'astensione dal lavoro e non una pistola cambia il codice, non la logica.
Il problema non è il diritto di sciopero. È il bersaglio. Fincantieri non può concedere una moschea. Figurarsi albergatori e ristoratori.
Qui il cantiere non nega nulla. Paga stipendi ed è ripagato con la minaccia di paralisi per una questione religiosa. I metalmeccanici di Marghera che nel 2026 restano a casa per una moschea, questo è il quadro.
Ora la psicologia, perché senza non si capisce nulla.
Howlader non parla da richiedente, parla ritenendosi un creditore. Rivendica delle vecchie promesse non mantenute. Racconta di un terreno indicato dal vecchio sindaco e di un posto per lui in lista con il partito di governo. Magari è vero, o magari no.
In ogni caso, il rovescio della medaglia è che una promessa politica delusa dà diritto a una polemica, non a prendere ostaggi.
E ogni volta che lo Stato cede a delle pretese, la storia si ripete con più forza, o meglio con spavalderia.
C'è un precedente. Nel 2017 la stessa comunità agitò lo sciopero per un'altra moschea e ottenne una sede provvisoria. La minaccia rende e quando porta guadagno la si ripete.
A Mestre hanno già pagato una volta, ora presentano ai cittadini la seconda rata.
Ma questa città non è un'isola. È l'ultimo gradino di una scala che sale da anni.
A Padova hanno chiesto di togliere un pupazzo di maiale dalla vetrina di una salumeria, perché turbava. A Figline Valdarno hanno ottenuto la piscina comunale blindata per sole donne musulmane.
A Roma, quest'estate, la Comunità islamica ha ottenuto in piscina i turni senza uomini. A Pioltello la scuola chiusa per il fine Ramadan, a Monfalcone il niqab in aula.
Prima l'offesa da rimuovere. Poi lo spazio separato da ottenere.
Ora la condizione da dettare, con l'economia di una città come pistola sul tavolo. Non sono episodi, sono gradini.
E ogni gradino è stato concesso da qualcuno che pensava di comprare la pace con un cedimento piccolo.
Mestre dimostra dove porta la scala: al piano dove non si chiede più. Si esige.
Ma chi chiede deve anche dare non solo minacciare. Ad esempio, bisogna mettersi d’accordo su quelle priorità che per chi ospita sono fondamentali.
Tra queste, il sindaco ha elencato i figli non scolarizzati e i veli integrali per le strade.
E poi c'è il capitolo dei soldi. Nel marzo 2025 la raccolta era ferma a 50 mila euro. Oggi il portavoce parla di 15 milioni, "raccolti interamente dalla comunità". Quale comunità?
Famiglie numerose, un solo stipendio, spesso basso. In un anno e mezzo, da 50 mila a 15 milioni. I lavapiatti più risparmiatori d'Europa, o il conto lo paga qualcun altro?
Magari qualche emirato di quelli che hanno già finanziato decine di centri islamici in Italia?
E dove starebbero, questi 15 milioni? Su quale conto, intestati a chi?
Perché 15 milioni fermi in una banca fanno rumore, in una città come Mestre. Qualcuno li avrebbe visti passare. Se invece non sono qui, "raccolti dalla comunità" diventa una formula curiosa.
Di certo c'è una gerarchia. I milioni per la moschea si trovano, i soldi per imparare l'italiano no.
Concediamo pure che a Marghera senza i bengalesi il cantiere possa rallentare. Ma chi è indispensabile per un'azienda non per questo può pretendere di comandare il Comune.
Altrimenti domani i camionisti decideranno l'urbanistica e i rider la sanità.
Intanto la comunità bengalese si sta dividendo e ora lo stesso vertice islamico della provincia chiede un tavolo. Non una piazza. Staremo a vedere.
La vicenda sta assumendo una dimensione nazionale e non poteva mancare la Cgil, che a Venezia ha compiuto un miracolo mai visto. Sconsigliare uno sciopero.
Il sindacato che ferma l'Italia per Gaza e per la Flotilla, scende in piazza per Maduro e difende le borseggiatrici contro gli youtuber, ha scoperto che "gli scioperi possono dividere i lavoratori". Dipende da chi li proclama, evidentemente.
Poi la giravolta. Il problema vero sarebbero le aziende che sfruttano, il processo sugli appalti del cantiere, il nero nel turismo. Sarà.
Ma lo sfruttamento negli appalti non dà diritto a una moschea, come una moschea negata non dà diritto a un ricatto.
Cosa ne pensa la sinistra.
Sotto gli ombrelloni di Capalbio il giudizio è unanime: il sindaco pone condizioni inaccettabili. Strano posto per dirlo.
Quando anni fa la prefettura mandò lì 50 migranti, la spiaggia della sinistra insorse. Protestò il sindaco PD, il principe Caracciolo si preoccupò per il "turismo di qualità". Chicco Testa avvertì che i migranti "non possono stare a bighellonare".
Sui terrazzi dei Parioli lo stupore è per la scoperta che a Marghera lavorino dei bengalesi. Gli unici che conoscono fanno i camerieri nelle loro case.
Fin qui tutto normale. Ma stupisce che nei due santuari intellettuali della sinistra, fucine del pensiero mondialista e woke, nessuno si sia posto la domanda più semplice. Da quando chi arriva detta le regole a chi accoglie?
Perché questo è il punto.
L'integrazione è un patto. Tra chi apre la porta e chi entra. Il rispetto delle regole della casa dovrebbe esserne il fulcro.
Ma quando chi è entrato minaccia di spegnere la luce a tutti se non ottiene la stanza che vuole, il patto è già rotto. E a romperlo non è il padrone di casa che ha detto no.
Sulla moschea di via Giustizia a Mestre si può discutere, ma con il piano regolatore alla mano, come per qualunque altro edificio.
La minaccia no, quella non si discute.
Si respinge e si ricorda a chi l'ha pronunciata che il conto lo presenta chi sta ospitando, non chi è stato ospitato.
Autore: Roberto Riccardi
È il linguaggio del padrone di casa. Solo che a pronunciarlo è chi parla a nome di chi in casa è stato accolto.
Il portavoce della comunità bengalese, Prince Howlader, ha scelto i bersagli con cura. Fincantieri, che con la moschea non ha nulla a che fare. Gli alberghi e i ristoranti, che non hanno voce in capitolo sulla moschea.
Non ha minacciato il Comune, che decide. Ha minacciato di bloccare chi non decide.
Si potrebbe perfino chiamare sequestro. In ogni altro contesto lo faremmo. Si prende un terzo estraneo e lo si usa per piegare chi ha le chiavi.
Che l'arma sia un'astensione dal lavoro e non una pistola cambia il codice, non la logica.
Il problema non è il diritto di sciopero. È il bersaglio. Fincantieri non può concedere una moschea. Figurarsi albergatori e ristoratori.
Qui il cantiere non nega nulla. Paga stipendi ed è ripagato con la minaccia di paralisi per una questione religiosa. I metalmeccanici di Marghera che nel 2026 restano a casa per una moschea, questo è il quadro.
Ora la psicologia, perché senza non si capisce nulla.
Howlader non parla da richiedente, parla ritenendosi un creditore. Rivendica delle vecchie promesse non mantenute. Racconta di un terreno indicato dal vecchio sindaco e di un posto per lui in lista con il partito di governo. Magari è vero, o magari no.
In ogni caso, il rovescio della medaglia è che una promessa politica delusa dà diritto a una polemica, non a prendere ostaggi.
E ogni volta che lo Stato cede a delle pretese, la storia si ripete con più forza, o meglio con spavalderia.
C'è un precedente. Nel 2017 la stessa comunità agitò lo sciopero per un'altra moschea e ottenne una sede provvisoria. La minaccia rende e quando porta guadagno la si ripete.
A Mestre hanno già pagato una volta, ora presentano ai cittadini la seconda rata.
Ma questa città non è un'isola. È l'ultimo gradino di una scala che sale da anni.
A Padova hanno chiesto di togliere un pupazzo di maiale dalla vetrina di una salumeria, perché turbava. A Figline Valdarno hanno ottenuto la piscina comunale blindata per sole donne musulmane.
A Roma, quest'estate, la Comunità islamica ha ottenuto in piscina i turni senza uomini. A Pioltello la scuola chiusa per il fine Ramadan, a Monfalcone il niqab in aula.
Prima l'offesa da rimuovere. Poi lo spazio separato da ottenere.
Ora la condizione da dettare, con l'economia di una città come pistola sul tavolo. Non sono episodi, sono gradini.
E ogni gradino è stato concesso da qualcuno che pensava di comprare la pace con un cedimento piccolo.
Mestre dimostra dove porta la scala: al piano dove non si chiede più. Si esige.
Ma chi chiede deve anche dare non solo minacciare. Ad esempio, bisogna mettersi d’accordo su quelle priorità che per chi ospita sono fondamentali.
Tra queste, il sindaco ha elencato i figli non scolarizzati e i veli integrali per le strade.
E poi c'è il capitolo dei soldi. Nel marzo 2025 la raccolta era ferma a 50 mila euro. Oggi il portavoce parla di 15 milioni, "raccolti interamente dalla comunità". Quale comunità?
Famiglie numerose, un solo stipendio, spesso basso. In un anno e mezzo, da 50 mila a 15 milioni. I lavapiatti più risparmiatori d'Europa, o il conto lo paga qualcun altro?
Magari qualche emirato di quelli che hanno già finanziato decine di centri islamici in Italia?
E dove starebbero, questi 15 milioni? Su quale conto, intestati a chi?
Perché 15 milioni fermi in una banca fanno rumore, in una città come Mestre. Qualcuno li avrebbe visti passare. Se invece non sono qui, "raccolti dalla comunità" diventa una formula curiosa.
Di certo c'è una gerarchia. I milioni per la moschea si trovano, i soldi per imparare l'italiano no.
Concediamo pure che a Marghera senza i bengalesi il cantiere possa rallentare. Ma chi è indispensabile per un'azienda non per questo può pretendere di comandare il Comune.
Altrimenti domani i camionisti decideranno l'urbanistica e i rider la sanità.
Intanto la comunità bengalese si sta dividendo e ora lo stesso vertice islamico della provincia chiede un tavolo. Non una piazza. Staremo a vedere.
La vicenda sta assumendo una dimensione nazionale e non poteva mancare la Cgil, che a Venezia ha compiuto un miracolo mai visto. Sconsigliare uno sciopero.
Il sindacato che ferma l'Italia per Gaza e per la Flotilla, scende in piazza per Maduro e difende le borseggiatrici contro gli youtuber, ha scoperto che "gli scioperi possono dividere i lavoratori". Dipende da chi li proclama, evidentemente.
Poi la giravolta. Il problema vero sarebbero le aziende che sfruttano, il processo sugli appalti del cantiere, il nero nel turismo. Sarà.
Ma lo sfruttamento negli appalti non dà diritto a una moschea, come una moschea negata non dà diritto a un ricatto.
Cosa ne pensa la sinistra.
Sotto gli ombrelloni di Capalbio il giudizio è unanime: il sindaco pone condizioni inaccettabili. Strano posto per dirlo.
Quando anni fa la prefettura mandò lì 50 migranti, la spiaggia della sinistra insorse. Protestò il sindaco PD, il principe Caracciolo si preoccupò per il "turismo di qualità". Chicco Testa avvertì che i migranti "non possono stare a bighellonare".
Sui terrazzi dei Parioli lo stupore è per la scoperta che a Marghera lavorino dei bengalesi. Gli unici che conoscono fanno i camerieri nelle loro case.
Fin qui tutto normale. Ma stupisce che nei due santuari intellettuali della sinistra, fucine del pensiero mondialista e woke, nessuno si sia posto la domanda più semplice. Da quando chi arriva detta le regole a chi accoglie?
Perché questo è il punto.
L'integrazione è un patto. Tra chi apre la porta e chi entra. Il rispetto delle regole della casa dovrebbe esserne il fulcro.
Ma quando chi è entrato minaccia di spegnere la luce a tutti se non ottiene la stanza che vuole, il patto è già rotto. E a romperlo non è il padrone di casa che ha detto no.
Sulla moschea di via Giustizia a Mestre si può discutere, ma con il piano regolatore alla mano, come per qualunque altro edificio.
La minaccia no, quella non si discute.
Si respinge e si ricorda a chi l'ha pronunciata che il conto lo presenta chi sta ospitando, non chi è stato ospitato.

25 commenti:
E’ un’osservazione semplice semplice, alla portata di tutti. Però è significativa del fatto che si vive in un contesto di paganesimo trionfante. Che il popolo sia sempre rimasto pagano, è un dato di fatto, rimarcato persino dai santi e dai teologi del medioevo. Un fenomeno ineliminabile perchè espressione strutturale delle anime inferiori nelle quali l’anima animale prevale su quella leonina e su quella contemplativa. Ad esempio Meister Eckart sosteneva che l’uomo comune non può avere nessuna cognizione razionale di Dio, ma può averne notizia solo grazie alla fede che presta al dire e al fare di quelli dotati di anima pensante.
Tornando a noi, dunque non deve destare meraviglia che il popolo, come è nomale, abbia un orizzonte mentale del tutto pagano, ma che questa visione pagana delle cose sia instillata loro dai ceti superiori. Questo è il vero fatto enorme. Uno dei tratti tipici del paganesimo è ad esempio associare il clima e gli eventi metereologici al comportamento umano. C’è la siccità perché ci siamo comportati male; scarifichiamo lo scemo del villaggio oppure facciamo la danza della pioggia e vedrai che pioverà. Madre Natura è incazzata perché tagliamo troppi alberi ed ecco che ci manda un tifone. Insomma è tipico di ogni selvaggio e ogni paesano ragionare in questi termini. Bene oggi le immense plebi consumiste e paganeggianti hanno rieditato del tutto questo modo di opinare. Pensano che con i loro comportamenti possono modificare il clima. Il fatto orripilante è che sono incoraggiati in questo senso da governi, istituzioni universitarie, mass media, Chiesa cattolica compresa.
Indignazione in Germania dopo che è diventato pubblico che un migrante siriano con 3 mogli, 32 figli e 25 nipoti, con il 70% dell'intera famiglia con un precedente penale, riceve 100.000 euro all'anno in assistenza sociale.
Se ci rechiamo in un palazzo nobiliare del 1600 possiamo trovare statue di Ercole nel giardino delle Esperidi ma non la pieta' di Michelangelo.
E se il paganesimo fosse stato coltivato dalle classi alte e non dalla plebe ?
Dal nuovo libro di Mons. Vigano': fedeli al papato, non al Papa.
Il Papa si pone in contrasto con l'essenza del papato. Posizione in certo qual modo affine a quella della FSSPX, in quanto Mons. Vigano' esclude teorie sedevacantiste. Diagnosi che Mons. Vigano' estende, mi pare, ai vari pontefici postconciliari, pur con sensibilita' e pesi diversi.
Di quale paganesimo si parla qui? Del paganesimo popolare, superstizioso, volgare.
Ma nel paganesismo antico c'erano anche gli stoici, sostenitori di una moralità rigorosa, per i tempi e di una religiosità che tendeva al monoteismo.
Cosa c'entra poi il "paganesimo delle masse" con la faccenda della moschea di Mestre?
C'entra caso mai indirettamente, se l'abortismo si può ridurre a "paganesimo": abbiamo importato tanti lavoratori stranieri e nemici nostri anche per via dei vuoti creati dalla cultura abortista o no?
ar
Una perla di saggezza direbbe che per evitare ricatti bisogna mettersi nelle condizioni di non subirli, preferendo ad esempio il gas russo a quello algerino o simili.
Oppure: abbiamo, noi europei, abbandonata al suo destino la cristiana Armenia nella contesa del Nagorno Karabach per non urtare gli interessi azeri, da cui e' cresciuta la nostra dipendenza energetica.
La UE sta preparando la bara con le sue mani.
L'Islanda, per quel che vale, ne ha saggiamente preso atto, rifiutando l'avvio dell'adesione alla UE.
Evitare toni divisivi sui temi etici e costruire «spazi di libertà per la coscienza», naturalmente lasciando da parte la dottrina: una trasformazione in atto da tempo che oggi è dichiarata apertamente sul quotidiano dei vescovi dai vertici dell'Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale. Persino i comandamenti risultano troppo ideologici e oltranzisti.
se gli invasori sono arrivati, è perche' qualcuno li ha fatti entrare.
Funerale buddista a Como
Nella parrocchia di San Martino a Rebbio l'addio a una donna buddista con il mantra cantato dall'ambone e l'elogio del Buddha fatto dal parroco ospitante. Dalla Curia ci si aspetterebbe una parola per smentire l'impressione che una fede valga l'altra. A meno che Cristo sia un "cammino" fra i tanti e non «la via, la verità e la vita».
L'Accordo di Difesa Congiunta della Mecca, siglato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan il 7 agosto scorso, dovrebbe suonare come un campanello d'allarme per Stati Uniti e Israele. Sebbene l'intesa venga presentata come un passo verso una maggiore autonomia sul piano della difesa, con i Paesi coinvolti chiamati ad assumersi direttamente la responsabilità della propria sicurezza anziché affidarsi quasi esclusivamente agli Stati Uniti (come avviene attualmente per l'Arabia Saudita), il nuovo assetto rischia di produrre "conseguenze inattese"
Per l'aattuale situazione popolare userei il termine lassismo, non paganesimo. Il popolo coltiva con cura le sue visioni per cosi dire "mistiche" : si affida a Padre Pio , va a Medijugorgie, etc.
Ma fin dal tempo in cui Ambrogio era Vescovo di Milano si era creato un dissidio tra lui e il Senato a Roma. Ambrogio pretendeva che i senatori rimuovessero daĺ senato stesso la statua della Vittoria, considerandola un idolo, e i senatori si rifiutavano. Purtroppo i miei ricordi sono vaghi. Non dimentichiamo pero' çhe Ambrogio era stato eletto vescovo a furor di popolo, lui, funzionario di alto rango dell'amministrazione imperiale e, che al momento dell'elezione non era neppure battezzato.
questi vescovi sono vescovi così come questo papa è Papa
bello. Ma come cacciamo i moslim?
(voluti, non dimentichiamolo. da imPrenditori vari per avere schiavi a buon mercato .Troppo comodo dimenticare le responsabilità dei traditori dell'Italia)
I pescatori islandesi hanno (giustamente) temuto l'arrivo di flotte di pèscherecci europei nelle loro acque territoriali che sarebbero diventate europeee non piu' solo islandesi. Tutti sanno dell'interesse di Putin per l'Artico è tèno anche che in una eventuale guerra , ĺa loro Islanda sarebbe stata in pŕima linea.
Io la sapevo già da giovedì, il ricatto deve essere già della settimana scorsa. Me lo ha riferito uno di quei tre elettricisti di cui curo le varie assicurazioni, ne avevano una in scadenza al 30/9 e il loro capo è venuto a già a rinnovarla appunto il 27.
L'hanno saputo il giorno prima, quando erano a svolgere un lavoro nel Veneto Orientale, era sui placcati dei giornali su alcune rivendite. Ne hanno parlato anche con il titolare dell'azienda committente il loro lavoro: pare che l'intenzione dello sciopero islamico girasse da quando il sindaco aveva detto che la moschea non avrebbe rispettato i regolamenti comunali.
Pare che, di fronte alla spiegazione dell'altro imprenditore, i tre elettricisti (uno ateo, uno greco-ortodosso e uno protestante) abbiano convenuto su cosa fare con quelli là: calci nei denti! Almeno, così il capo della piccola Sas ha detto a me.
Non ero in quella sede (il nostro broker -"broker" è l'azienda, non chi ci lavora- ne ha tre) quando era successo, ma lo scorso anno i bangladeshi di Monfalcone, "cantierini" pure quelli, avevano protestato perchè il comune non dava loro un campo da cricket. Non conosco quel gioco, ma mi è stato spiegato che, se avessero pagato, non era difficile sistemare allo scopo un campo da calcio, il problema era che lo volevano gratis.
Non vado oltre.
W Lepanto
Luis Badilla. Sulla Scomunica revocata a Rupnik
https://blog.messainlatino.it/2026/08/luis-badilla-sulla-scomunica-revocata-a-rupnik.html#more-80894
Su questa trista vicenda, mi domando e dico : "Possibile che tra tante
non ci stata una, dico una non minorenne, che gli rifilasse due sonore sberle"?
Per proteggere l'Armennia e il Nagorno-karaback non è che la EU e l'Italia in particolare potessero far molto. L'onere spettava alla Russia, che in passato era già intervenuta contro gli atzeri. Ma la Russia, con le mani legate dalla guerra in Ucraina, si è limitata ad interporsi per impedire i massacri nelle zone che gli armeni hanno dovuto sgomberare.
A Birmingam, la città guidata dal sindaco musulmano e dall’alleanza libdem-Verdi viene avviata un’azione legale per bandire le croci di San Giorgio: «Simboli nazionalisti». Il tutto, alla vigilia del congresso del partito di Farage.
La UE poteva fare, eccome, se voleva, tramite la Nato, anche se di questa purtroppo fa parte la Turchia, principale sponsor dei guerrafondai musulmani azeri. Se si tratta dell'Ucraina la UE puo' fare, invece se si tratta della piccola Armenia no?
Per fare qualcosa di utile la Nato avrebbe dovuto intervenire militarmente contro gli atzeri. A prescindere dai veti che avrebbero imposto i turchi, non si vede come questo intervento militare avrebbe potuto materialmente aver luogo, in un'area così lontana e di diretto interesse geostrategico russo.
𝐔𝐑𝐒𝐔𝐋𝐀 𝐒𝐂𝐎𝐏𝐑𝐄 𝐎𝐑𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐋’𝐄𝐔𝐑𝐎𝐏𝐀 𝐒𝐈 𝐄̀ 𝐈𝐌𝐏𝐎𝐕𝐄𝐑𝐈𝐓𝐀. 𝐄 𝐙𝐀𝐇𝐀𝐑𝐎𝐕𝐀 𝐋𝐀 𝐋𝐈𝐐𝐔𝐈𝐃𝐀 𝐂𝐎𝐍 𝐔𝐍𝐀 𝐅𝐑𝐀𝐒𝐄
A volte il problema dell’Europa non è solo aver sbagliato strada. È continuare a percorrerla per anni, distruggendo industria, competitività e potere d’acquisto, per poi fermarsi all’improvviso e dire: “forse c’è qualcosa che non va”.
Ursula von der Leyen ha ammesso ciò che milioni di europei avevano già capito da tempo: il vecchio modello economico europeo si reggeva su alcuni pilastri molto concreti. Energia importata a basso costo. Commercio globale aperto. Accesso crescente al mercato cinese. Protezione strategica americana. Superiorità tecnologica occidentale.
Tradotto in parole semplici: l’Europa viveva di equilibrio, convenienza e realismo. Poi la sua classe dirigente ha pensato bene di sabotare tutto da sola, inseguendo dogmi ideologici, dipendenze nuove e scelte suicide presentate come progresso.
Ed è qui che è intervenuta Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, con una formula che ha colpito nel segno. Ha definito von der Leyen “Capitan Ovvietà dell’Euro-Titanic”.
E come darle torto?
Perché il punto non è che Ursula abbia detto qualcosa di falso. Il punto è che lo dice adesso, quando i danni sono sotto gli occhi di tutti. Fabbriche in crisi, bollette alte, famiglie più povere, imprese meno competitive, risparmi erosi, agricoltura strangolata, ceto medio spremuto. Dopo aver applaudito per anni a politiche che hanno indebolito l’Europa, ora a Bruxelles scoprono che il terreno sotto i piedi è sparito.
Il Titanic europeo continua a imbarcare acqua, ma i suoi comandanti sembrano impegnati più a gestire la narrazione che a cambiare rotta. E allora sì, la battuta di Zakharova fa male proprio perché coglie il bersaglio: non siamo davanti a una rivelazione. Siamo davanti alla confessione tardiva di un fallimento.
Il dramma è che a pagarlo non saranno i burocrati di Bruxelles. Lo stanno già pagando i popoli europei.
Sui social si stanno moltiplicando le richieste, da parte di ragazzi italiani o europei musulmani, di non pubblicare musica e di non possedere cani. Ci viene suggerito che il cane non farebbe accedere in casa nostra le benedizioni e, per quanto riguarda la musica, ci viene detto che questa non sarebbe gradita ad allah. Ma una cosa che colpisce, tra le argomentazioni portate, è quella del rispetto: "Se tu non credi a questo, comunque fallo per la gente come me, e cerca di evitare".
Non è un ordine, un divieto, una minaccia. È una richiesta gentile, quasi supplichevole. E proprio per questo è più efficace, più insidiosa, più difficile da respingere.
Questo si unisce ad altre osservazioni che stanno arrivando. Davide Piccardo, uno degli esponenti di spicco della comunità islamica in Italia, ha affermato che per lui vedere una donna con i capelli al vento è un problema, che lo imbarazza. Sarebbe come vedere una donna a seno scoperto. Non chiede a tutte di indossare il velo, ma parla del disagio che gli provoca il non indossarlo. Non una imposizione, ma una confessione di disagio. E io conosco bene come funziona una certa area – vedi, per esempio, Boldrini – e quindi so che in molti si porranno il problema. Si chiederanno: "E se davvero gli crea disagio? Forse dovremmo fare qualcosa, forse dovremmo adattarci, dovremmo essere più rispettosi".
Ecco, credo che qui si possa citare Oscar Wilde, che in De Profundis parlava della violenza del più debole sul più forte. E noi potremmo parlare di manipolazione. Perché, con la gentilezza – o comunque facendolo passare per un disagio personale – si pone una richiesta che limita te, ma in modo che a te sembri una piccola rinuncia, quasi un atto di cortesia. "Tanto, cosa vuoi che sia non mettere quella canzone?", "Tanto, cosa vuoi che sia coprirsi i capelli?", "Tanto, cosa vuoi che sia non avere un cane?".
Ma, come notate, sono già cumulative. Niente musica, niente capelli nudi, niente cani. Un'elisione progressiva della libertà, senza che tu te ne renda conto. Una sottrazione graduale che, passo dopo passo, riscrive le regole della convivenza. Prima la musica, poi il cane, poi i capelli, poi il modo di vestire, poi il modo di parlare, poi il modo di pensare. E ogni passo è giustificato da un appello alla sensibilità, al rispetto, alla convivenza.
Come la rana nell'acqua che si scalda: non si accorge del pericolo finché non è troppo tardi. Perché l'acqua non diventa bollente all'improvviso: si scalda lentamente, e la rana si abitua, si adatta, fino a quando non viene bollita viva.
Ecco, questo è il pericolo che si nasconde dietro queste richieste. Non sono atti isolati, non sono espressioni di sensibilità individuale: sono tasselli di una tendenza più ampia, che mira a normalizzare una visione del mondo in cui la libertà degli altri è subordinata al disagio di alcuni. In cui la convivenza non è più un equilibrio tra diritti, ma una progressiva rinuncia dei primi ai secondi. In cui il rispetto diventa un'arma, e il disagio una leva.
E noi ci ritroviamo a rinunciare pezzo dopo pezzo, convinti di fare un favore, mentre invece stiamo cedendo un pezzo della nostra libertà. Finché un giorno, aprendo la finestra, scopriremo che l'aria non è più la stessa. E forse, a quel punto, sarà troppo tardi per accorgersene.
Roberto Damico
I maomettani detestano i cani solo perché Maometto li destestava mentre amava i gatti.
Tutto qui.
Calma.
La UE era una oscenità anche il giorno prima di nascere.
Non é che diventata una schifezza dal 2022.
La UE é un abominio "a Dio spiacente e all'inimici sui"
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