Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 18 agosto 2026

Lo strano caso a favore della permanenza del cardinale Roche

Stralcio da Substack l'interessante ipotesi di Mark Lambert ripresa di seguito. Ma, intanto, è intervenuta la lettera di Leone XIV a Roche [qui], già rivelatrice del pensiero dominante in questo momento. Staremo a vedere anche in base al contenuto delle Catechesi in itinere sulla Sacrosanctum Concilium... Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

Lo strano caso a favore della permanenza del cardinale Roche

Perché la decisione di Papa Leone XIV di non promuovere l'arcivescovo Vittorio Viola potrebbe dirci di più sul futuro della Messa tradizionale in latino di quanto non potrebbe mai fare la sopravvivenza di Roche.

Come continuo a ripetere, credo che il futuro del Prefetto del Dicastero per il Culto Divino sarà estremamente indicativo per il futuro del Papato leonino. Per i cattolici legati alla liturgia tradizionale, la prospettiva che il Cardinale Arthur Roche rimanga Prefetto del DDW sarebbe devastante. Roche è diventato, forse più di ogni altra figura a Roma, il volto pubblico delle restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino sotto il pontificato di Papa Francesco. La sua interpretazione della Traditionis Custodes è stata implacabilmente restrittiva, i suoi commenti pubblici sulla liturgia più antica sono spesso apparsi sprezzanti nei confronti di coloro che vi sono legati, e la sua recente intervista a The Tablet conteneva la straordinaria affermazione che Papa Leone XIV "non cambierà la Traditionis Custodes" e "non tornerà al Summorum Pontificum ".

Non sembra essere una persona sufficientemente erudita per questo importante ruolo nella Chiesa. Eppure c'è un'altra possibilità che ho preso in considerazione. E se la permanenza di Roche alla guida del Dicastero non rappresentasse la peggiore delle ipotesi? E se, paradossalmente, mantenere Roche fosse preferibile all'alternativa più ovvia?

Quest'alternativa ha un nome: l'arcivescovo Vittorio Francesco Viola.

La questione è particolarmente rilevante perché sono in corso i mandati dell'attuale dirigenza del Dicastero. Ai sensi dell'articolo 17 del Praedicate Evangelium, prefetti, segretari e altri alti funzionari della Curia sono nominati per mandati quinquennali. Roche e Viola sono stati nominati ai rispettivi incarichi il 27 maggio 2021. I loro cinque anni sono quindi trascorsi. Ciò pone Papa Leone di fronte a una decisione che, a mio avviso, sarà estremamente rivelatrice sul suo futuro orientamento, ma che forse si rivela ancora più complessa e sfaccettata di quanto appaia inizialmente.

La via più ovvia per la successione istituzionale sarebbe stata quella di promuovere Viola. Dopotutto, è proprio così che Roche stesso è diventato Prefetto. Roche era stato Vescovo di Leeds dal 2004 al 2012, ricoprendo contemporaneamente una posizione influente nell'ambiente liturgico come Presidente della Commissione Internazionale per l'Inglese nella Liturgia (ICEL) dal 2002. In tale veste, era stato profondamente coinvolto nel lungo e a volte travagliato processo che ha portato alla nuova traduzione inglese del Messale Romano. Nel giugno 2012, Benedetto XVI lo rimosse da Leeds e lo nominò Segretario della Congregazione per il Culto Divino, elevandolo contemporaneamente al rango di Arcivescovo. All'epoca, negli ambienti cattolici inglesi si parlava insistentemente del fatto che la nomina romana avesse l'ulteriore vantaggio di allontanare Roche da una diocesi in cui il suo governo era diventato profondamente impopolare ed era ampiamente considerato fallimentare dai suoi critici. Tale affermazione non deve essere confusa con una spiegazione consolidata della decisione di Benedetto, ma la reputazione lo ha comunque seguito. Quel che è certo è che Roma ha offerto a Roche una svolta di carriera straordinaria: da un episcopato difficile nello Yorkshire alla seconda carica più importante del dicastero vaticano per la liturgia. Francesco ha completato questa ascesa promuovendolo a Prefetto nel 2021 e insediando Vittorio Francesco Viola proprio nella posizione che Roche aveva lasciato vacante. La successione istituzionale non potrebbe essere più chiara: Roche è passato da Segretario a Prefetto e Viola è diventato Segretario. Se ora Leone seguirà lo stesso percorso, Viola è l'uomo giusto pronto a succedergli.

Viola è anche considerevolmente più giovane. Nato nell'ottobre del 1965, ha sessant'anni. Roche, nato nel marzo del 1950, ne ha settantasei. Se Leone volesse garantire la continuità a lungo termine della politica liturgica perseguita sotto Francesco, la nomina di Viola avrebbe quindi molto senso. Metterebbe a capo del Dicastero un liturgista professionista con il potenziale per guidarne l'orientamento per anni, ed è proprio per questo che tale possibilità dovrebbe preoccupare i cattolici tradizionalisti...
Mark Lambert, 13 agosto

10 commenti:

tralcio ha detto...

La situazione si fa scottante... Fa caldo, fa sempre più caldo.
Ci sono più visuali: c'è chi dice che non è vero, chi dà la colpa al fatto che siamo troppi, chi pianifica la narrativa per raccontare la storia con la scienzah (l'effetto serra...).
La proprietà della narrazione conta più della sensazione e della spiegazione.

Per spiegarmi rimango in cielo, ma più in basso di quello trascendente. Sto nel firmamento delle acque "di sotto", nell'ambito soggetto al principe di questo mondo.

Il riscaldamento climatico è prevalentemente di natura antropogenica? Si.
E’ un effetto indesiderato delle attività umane? No.
Dipende dalla anidride carbonica (la ciodue)? No.
Allora è un effetto voluto di alcune specifiche attività umane? Si.
Quali? Principalmente l’uso di carburanti solforati per aviazione insufflati in troposfera.
Inevitabile? No: voluti, moltiplicandone l’effetto addizionando idrossido di alluminio.
Cioè? In post combustione si produce un flocculante igroscopico. Zolfo e alluminio danno alluminio solfato: ogni molecola aggrega fino a 20 molecole di acqua, ottenendo umidità dispersa ad alta quota. La nebbiolina è quasi trasparente nei confronti dei raggi UV (ultravioletti) emessi di giorno dal sole verso la terra. Arrivano e riscaldano. La terra riemette raggi IR (infrarossi), ma la nebbiolina è opaca a questi raggi di minor frequenza: l’energia IR gli IR non riescono ad uscire dall’atmosfera causata dalle scie di condensazione, umidità solforata.

Il gas serra non è la ciodue, ma il vapore acqueo cristallizzato deliberatamente prodotto ad alta quota. Gli espertoni diranno che il vapore acqueo in eccesso non è un gas terra perché decade in pioche ore: ma se i voli e le addizioni chimiche sono abbastanza frequenti esso si rinnova ed accumula determinando l’effetto. Le nuvole hanno generalmente un effetto di raffreddamento, bloccando la luce solare diretta e riflettendola nello spazio, ma l'effetto di raffreddamento delle nuvole dipende dalla loro altitudine. Le nubi basse raffreddano il pianeta, ma quelle sottili cirriformi, che si formano in alta atmosfera e sono composte interamente da cristalli di ghiaccio, permettono alla luce di filtrare e raggiungere la Terra. Quando la luce solare si riflette sul globo, il freddo estremo delle nubi cirriformi intrappola il calore sottostante.

Ma non è “solo” vapore acqueo: quello decadrebbe in poche ore. E’ addizionato per durare. Sull’Europa la densità di voli per km quadrato è elevatissima. Problema noto da tempo. Non è vero che questa schermatura riduce il riscaldamento solare.

Il riscaldamento è l’unico problema? No, perché sulla terra ricadono anche altre sostanze. Solo l’alluminio? No, anche altri scarti di combustione non salubri, come lo stronzio e il bario. Lo zolfo che cade in mare fa poco danno. Ma lo zolfo che decade sui ghiacciai (europei) contribuisce a scioglierli, e quello su foreste e coltivati li rovina.

A che cosa mirano le politiche green? All'espropriazione della piccola proprietà.

Adesso tento di salire un po' più su, nel Cielo che apre la liturgia: occhio alle narrative.
Perchè c'è chi dà la colpa dell'effetto serra alla ciodue fidandosi degli espertoni.
E invece c'è qualcosa messo apposta nell'aria, per far funzionare l'acqua per seccare.
La potenza di fuoco del Nemico è tanta. Il clima si fa scottante, nella menzogna.

Anonimo ha detto...

E va bene occuparci del pur importante caso del Card. Roche, ma ci rendiamo conto che stiamo assistendo ad un profluvio di nomine che certificano la deriva femminista, modernista e massonica in ambito cattolico?
Il buon Mons.Lefebvre lo diceva decenni fa che il Vaticano era stato infiltrato dalla Massoneria e da tutte le ideologie conseguenti, dal liberalismo al comunismo,socialismo, ecc.

tralcio ha detto...

Il contabile contro il contaballe delle politiche greeeeeen che vuotano i laghi e generano black out. Da vedere anche ecclesialmente.

Elettricità, acqua e terreno: l’enorme mole di dati dell’intelligenza artificiale richiede supporti materialmente ingombranti, inquinanti e costosi: i data center. Ogni Data Center attinge a risorse di acqua dolce per soddisfare il fabbisogno idrico necessario al raffreddamento delle proprie infrastrutture, mettendo a rischio le comunità limitrofe. I più grandi possono consumare fino all'equivalente del consumo idrico di una città con una popolazione compresa tra 10000 e 50000 abitanti. Con la crescita e l'ampliamento dei data center dedicati all'intelligenza artificiale, il consumo idrico è in aumento, di pari passo con il consumo energetico e le emissioni di carbonio. La Lombardia concentra la maggior parte degli investimenti che ha visto la potenza installata dei data center italiani crescere, solo tra il 2021 e il 2026, di oltre il 100%. Circa due terzi della capacità nazionale si concentrano così in Lombardia: la sola provincia di Milano ospita già oltre 40 impianti. I data center hanno un enorme fabbisogno idrico e la loro rapida espansione minaccia le riserve di acqua dolce. I costruttori di data center attingono sempre più alle falde acquifere superficiali e sotterranee per raffreddare le proprie strutture.

Il consumo idrico dei data center è strettamente correlato al consumo energetico e alle emissioni di carbonio. L’afa, il vapore d’acqua di evaporazione, lo creano in loco. Secondo gli scienziati dell'Università della California, Riverside, si stima che ogni richiesta di 100 parole da parte di un sistema di intelligenza artificiale consumi circa mezzo litro d'acqua, con miliardi di utenti di intelligenza artificiale in tutto il mondo ad inserire richieste in sistemi come ChatGPT ogni minuto.

L'impronta idrica di un data center si calcola come somma di tre categorie : consumo idrico in loco, consumo idrico degli impianti di alimentazione elettrica che riforniscono i data center e consumo idrico durante il processo di produzione dei chip dei processori. L'acqua può provenire da diverse fonti, tra cui fonti blu (ad esempio, acque superficiali e sotterranee), fonti di acqua di rete come l'acqua comunale e fonti grigie (ad esempio, acqua depurata e riciclata). Nel contesto dei data center, il consumo idrico si riferisce alla quantità di acqua prelevata da fonti idriche superficiali o grigie, meno l'acqua scaricata dai centri stessi (principalmente acqua calda residua derivante dal raffreddamento dei rack IT). L'acqua consumata è generalmente quella che evapora o che viene altrimenti sottratta all'uso immediato da parte dell'uomo.

Il prelievo di acqua dolce da corsi d'acqua locali o falde acquifere sotterranee può portare all'esaurimento delle falde, soprattutto nelle aree soggette a scarsità idrica. Oltre al consumo idrico in loco, una parte significativa del consumo idrico dei data center proviene dagli impianti di produzione di energia. Poiché il 56% dell'elettricità utilizzata per alimentare i data center a livello nazionale proviene da combustibili fossili, una quota considerevole del consumo idrico dei data center è dovuta alle centrali termoelettriche a vapore. I prelievi idrici da queste centrali rappresentano una fonte significativa di stress idrico, soprattutto nelle aree soggette a siccità.

Eh, ma fa caldo. Siamo noi la causa, la tua macchinina Euro 4 o il tuo condizionatore… Devi sentirti in colpa! Laudato sì... al soldo dei potenti.

Anonimo ha detto...

E poi siamo mica sicuri che tutta questa intelligenza artificiale compensi l'imbecillita' umana, unico dato di certa presenza nei secoli dei secoli e di stressante persistenza futura. Mi unisco a Tralcio che nel suo accurato intervento ha messo il dito nella piaga delle storture di quel che va sotto il nome di progresso.

Anonimo ha detto...

È più di un anno che qualcuno dice "staremo a vedere" come si comporta il mite Leoncino. Ma non c'è da illudersi, di male in peggio, con una spruzzata di conservatorismo per ingannare le anime belle.

Anonimo ha detto...

Infiltrato?

Anonimo ha detto...

Salva me ab ore Leonis

Anonimo ha detto...

Negli anni ottanta un grosso cono gelato costava 500 lire e con uno stipendio medio te ne potevi comperare 2000 al mese. Oggi i gelati, un po’ più piccoli in peso, li paghi 3 euro o più e con lo stipendio medio te ne puoi comperare circa 700 al mese.

Sono spariti 1400 gelati in un mese. Sciolti…
Eh, il riscaldamento climatico…

Anonimo ha detto...

Nel 1990 un kg di pane costava dal fornaio 500 lire, le belle 500lire bicolore/1 e 2€ di oggi...
C'è da riflettere.
Chi può invertire tutto ciò?

Anonimo ha detto...

A proposito di lire.
Nessuno si fa la domanda: dove e' finito il made in Italy?
Negli anni novanta e inizio duemila c'era ancora un'artigianalita' italiana (tutta italiana, non solo l'ultimo 20% come si usa oggi) di qualita' e a prezzi accessibili. Dopo trent'anni di globalizzazione questa artigianalita' si e' dissolta. Quel poco che resta e' destinato a segmenti elitari della societa'.
Questo e' uno dei tanti "benefici e progressi" dovuti alla globalizzazione, a cui va aggiunta ovviamente la scure dell'introduzione della moneta unica, un marco svalutato che ha coartato i salari.