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lunedì 17 giugno 2013

Brunero Gherardini. L'antropocentrismo della Dichiarazione Dignitatis Humanae

Come già ricordato nel thread precedente, l’equivoco antropocentrico trova per Mons. Brunero Gherardini le sue radici nella dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa (Dignitatis humanae), nella dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (Nostra aetate) e nel decreto sul dialogo ecumenico (Unitatis redintegratio).
L’antropocentrismo ha contaminato tutta la cultura moderna e il pensiero maggioritario conciliare, e nulla «nel modernismo e nella sua assatanata reviviscenza neomodernista è risparmiato del tesoro di verità ricevute e trasmesse», ovvero la Sacra Scrittura, i dogmi, la Liturgia, la morale.
Oggi quel tarlo modernista che erodeva dal di dentro è emerso con spavalderia, ma l’aula conciliare ne fu già testimone quando si trattarono tematiche nodali, che si distanziavano, nella loro elaborazione, dalla Tradizione. (la numerazione delle note è su questo brano, non segue quella del libro: Il Vaticano II alle radici d’un equivoco, Lindau, pp. 410, € 26.00, pp.195-204).
Abbiamo già pubblicato uno studio su Nostra Aetate tratto da Divinitas e quello sull'antropocentrismo della Gaudium et Spes, pure tratto dal volume citato.

2. L'antropocentrismo della dichiarazione DH

Se qualcuno potesse aver ancora dei ragionevoli dubbi sull'orientamento antropocentrico del Vaticano II, tutti verrebbero fugati dall'attenta lettura della Dichiarazione sulla libertà religiosa. I principi in essa contenuti son infatti il trionfo definitivo dell'antropocentrismo conciliare. Con essi s'aprì una nuova base dottrinale, cui rispose la molteplicità di contraddittorie interpretazioni, di cui a tutt'oggi si soffre. Il peggio è che, più il tempo passa, più difficile diventa il ricupero della retta dottrina.

La storia di questo documento e la sua approvazione conciliare son fonte di non poche perplessità. De Mattei[1] ricorda che ben settanta oratori s'espressero al riguardo, tra i quali tre cardinali: Ruffini, Siri ed Arriba y Castro. Dall'alto della loro statura morale, questi porporati dimostraron l'errore teorico e pratico che il Concilio, con il suo eventuale si, avrebbe commesso. Avrebbe infatti decretato sia «la rovina della religione cattolica» come unica vera religione, da Dio stesso voluta e rivelata, sia il suo allineamento fra le tante e come una delle tante. Né questa sarebbe stata l'unica conseguenza. Altre ne sarebbero derivate, quali l'umanesimo naturalista e quindi la concezione antropocentrica delle cose e della storia, l'indifferentismo religioso, il laicismo, l'irenismo. Non solo, ma alla resa dei conti e tutto ben considerato, si poteva già prevedere che le conseguenze negative sul piano del diritto internazionale e del diritto pubblico ecclesiastico sarebbero state ancora più gravi.