martedì 24 dicembre 2019

Natale in Iraq, dove i cristiani rischiano la vita a messa e risorgono le cattedrali

«Rischio attentati», cancellate le funzioni di mezzanotte a Baghdad. E mentre il paese conta i suoi morti a Qaraqosh rinascono case e chiese
Natale a Baghdad, cancellata la messa di mezzanotte. «In questo contesto un attacco sarebbe un disastro», ha spiegato il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca della chiesa caldea ad AsiaNews, riferendosi alle violenze perpetrate da gruppi infiltrati nelle manifestazioni anti-governative che dal 1 ottobre stanno agitando l’Iraq, e delle milizie che continuano ad attaccare, sequestrare e uccidere giornalisti e attivisti. Preti e parroci della capitale sono tutti «d’accordo sulla cancellazione. Abbiamo sentito anche diversi fedeli e il sentimento è comune e condiviso». Baghdad ha paura e i religiosi temono che «i fedeli che vanno in chiesa, soprattutto di sera, possano diventare un obiettivo da colpire». Da qui la scelta di celebrare messa solo di giorno, in piena luce: «Vogliamo prima di tutto garantire e tutelare la sicurezza delle persone». Il provvedimento interesserà tutte le chiese della capitale di un paese senza premier e insanguinato dalle proteste represse dalla polizia e da gruppi che attaccano i dimostranti in piazza: 450 morti e 20 mila feriti è il bilancio di un’escalation di violenze culminate, a fine novembre, nel doppio assalto al consolato iraniano a Najaf.

La rinascita di Qaraqosh
Un paese in cui la comunità cristiana continua a combattere per riconquistare ciò che è andato perduto. Dopo essersi letteralmente aggrappati alla ricostruzione della chiesa San Behnam e Sarah per «incoraggiarsi a rimanere in questa terra», i cristiani della Piana di Ninive attendono ora la riedificazione della Grande Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Qaraqosh, guidata dall’indomito padre Georges Jahola. È stato lui, tre anni fa, a riprendere in mano la città ridotta a un cumulo di macerie dopo due anni di occupazione dell’Isis: «Qaraqosh fa parte del mio compito di pastore e sacerdote. Ricostruendo la città e la chiesa, infatti, noi ricostruiamo la fede delle persone», aveva spiegato a Tempi.it: «Le forze del male volevano distruggere non soltanto le pietre, ma la comunità intera dei cristiani. Non ci sono riusciti».

La cattedrale dei contadini
Dal suo ritorno in città poco più della metà delle 4.774 case parzialmente danneggiate dai terroristi è stata riparata, 818 case bruciate sono state ricostruite ex novo, la chiesa di san Behnam e Sarah riconsacrata nel giorno dell’Assunzione di quest’anno. La Cattedrale dell’Immacolata Concezione fa parte anch’essa dei luoghi di culto profanati e dati alle fiamme dallo Stato Islamico: «Si tratta di una chiesa molto importante per la storia di Bakhdida (nome aramaico di Qaraqosh, ndr) perché è stata costruita con le donazioni della popolazione locale, dei lavoratori agricoli», ha raccontato padre Jahola alla Catholic News Agency. Edificata tra il 1932 e il 1948 grazie al sudore e al lavoro dei contadini della Piana di Ninive, la chiesa carbonizzata dall’Isis tornerà quindi a rappresentare un punto di riferimento per quella che Tristan Azbej, sottosegretario di Stato ungherese per l’aiuto ai cristiani perseguitati ha definito «la culla del cristianesimo». L’Ungheria ha stretto una partnership con la Chiesa ortodossa siriaca locale per ricostruire cento abitazioni e l’Usaid, agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, provvederà alla ricostruzione del centro e del mercato delle imprese locali. «I giovani non hanno lavoro, molti si trasferiscono ad Erbil o lasciano l’Iraq», prosegue padre Jahola. «Penso che sia molto importante sostenere questa città perché è il più grande simbolo del cristianesimo in Iraq. Fino ad ora ci siamo riusciti, ma non sappiamo cosa ci porterà il futuro». Al comitato di ricostruzione hanno preso parte le comunità siriaco-cattolica, siriaca-ortodossa, caldea, armena, assira e musulmana di Qaraqosh.

La responsabilità dell'amore
«Nessuno sa dove andrà l’Iraq», ha ricordato il cardinale Sako nel suo messaggio di Natale, diffuso attraverso i canali ufficiali del Patriarcato, alla luce dei nuovi attentati, i conflitti, le stragi, «sembra che gli iracheni non siano in grado di trovare un modo efficace per mettere il Paese sulla strada giusta, eliminare il settarismo, la corruzione, l’arricchimento illegale e l’ingiusto sequestro di proprietà pubbliche e private». Sako invita politici e funzionari della sicurezza ad «evitare soluzioni militari» che porterebbero a un’ulteriore escalation delle violenze, ascoltando «la voce del loro popolo in questa terra benedetta di Abramo. La voce di coloro che sono stati uccisi e di coloro che sono ancora sottoposti a ingiustizia, miseria e umiliazione». E ai battezzati di rispondere ai bisogni del popolo, musulmano o cristiano, seguendo l’esempio di Gesù Cristo: «Dio ci riterrà responsabili del nostro amore e del servizio che offriamo agli altri». - Fonte

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Boris Johnson nel suo messaggio di Natale ha ricordato i Cristiani perseguitati nel mondo:

"... For them Christmas's Day will be marked in private, in secret, perhaps even in a prison cell. As Pime Minister , that's something I want to change. We stand with Christians everywhere, in solidarity, and will defend your right to practice your faith..."

Anonimo ha detto...

Tempo di regali e di complimenti.
Bergoglio: " I cattolici rigidi che non vogliono cambiare sono degli squilibrati" (Messaggio di Natale)

Anonimo ha detto...

"... I cattolici rigidi che non vogliono cambiare sono degli squilibrati..."

Da ragazzini, ai giardinetti, dicevamo in coro: ' Chi lo dice c'è, cento volte più di me!'

Anonimo ha detto...

Ricordo che la Regina quando ha pronunciato il suo discorso si è indirizzata al Governo come al suo Governo e al suo Primo Ministro. Qui il governo è di padre e madre ignoti e non abbiamo nessun capo della Cattolicità.

Anonimo ha detto...

https://www.lefigaro.fr/international/xi-jinping-veut-reecrire-la-bible-pour-l-adapter-a-la-ligne-du-parti-communiste-20191222

Silvio ha detto...

Sotto Saddam non era così. Poi è iniziata la guerra infinita al terrorismo a causa di una provetta di borotalco agitata all'ONU da un esportatore seriale di democrazia. Spero che questo sia ancora nei ricordi e non ci si dimentichi di chi ha armato altre mani omicide (i "terroristi") per completare l'opera gangeristica unendo l'utile (destabilitazione) al dilettevole (cancellare la traccia cristiana in oriente).

Felice ha detto...

C'è anche da dire che Bergoglio ha un vocabolario straordinariamente povero. Probabilmente offende continuamente anche perché non riesce a trovare, in una certa situazione, un vocabolo più azzeccato. Ah, bei tempi in cui i diplomati periti chimici facevano i periti chimici e non i Papi!

Josh ha detto...

https://voxnews.info/2019/12/27/8-musulmani-assaltano-festa-di-natale-e-accoltellano-parrocchiani/

Non solo in Iraq, anche in Germania

Anonimo ha detto...

“Come il mio meccanico, molti vorrebbero che i leader della Chiesa prestassero meno attenzione alla Pachamama e al cambiamento climatico a lungo termine e più attenzione a una minaccia immediata: i cristiani perseguitati che sono sull’orlo dell’estinzione. La Chiesa potrebbe spendere molte più energie per dare voce a chi non ha voce. Il male della persecuzione cristiana e della sparizione forzata del cristianesimo dall’antica patria della fede dovrebbe essere chiamato con il suo nome, anche se politicamente scorretto.”

Anonimo ha detto...

"Non solo in Iraq, anche in Germania"

Al solito la notizia è sui social, ma non in Tv e sui giornali.

Anonimo ha detto...

L'Onu condanna le persecuzioni birmane contro la minoranza musulmana dei Rohingya, ma tace sugli assalti armati alle chiese. E se il Papa a Natale ha sfiorato il tema, i media hanno rilanciato solo i suoi appelli pro accoglienza, unico argomento che interessa.